Nuoro, «Casa Satta deve essere un centro studi giuridici»
Francesco Pirisi
Proposta di Ugo Collu: dobbiamo guardare al futuro e fare scelte concrete. «È lo spazio ideale dove raccogliere in città tutti i testi dell’avvocato poeta»
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NUORO. Un centro di cultura giuridica per studiare l’opera di Sebastiano Satta e di altri uomini di legge nuoresi. Questo il segno distintivo da dare alla casa che fu dell’avvocato e poeta della Sardegna, secondo Ugo Collu, già docente di Filosofia, scrittore, e soprattutto interprete dell’intellettualismo della città assurta al rango di Atene sarda. Nel momento in cui è ancora aperto il dilemma sull’edificio di piazza Satta, se debba essere la riproposizione del mondo “sattiano” o la sede, pensata dall’amministrazione civica, di uffici per il turismo, Collu esprime la sua posizione: «Non credo ci siano alternative – dice – al fatto che la casa sia il luogo in cui rivivano Sebastiano Satta e la sua opera. Non può essere nient’altro. Tantomeno – aggiunge il professor Collu – può essere un ufficio turistico, per il quale la città ha diversi spazi dove collocarlo. Lo dico senza alcuna vena polemica, ma con senso costruttivo».
Una ragione in più, oltre al discorso oggettivo, comunque c’è. Collu con l’opera di “Bustianu” ha fatto insieme un pezzo della sua strada di intellettuale e presidente, dal 1980 al ’90, del Consorzio bibliotecario. Proprio sotto la sua guida dell’ente, nel 1984, ci fu il convegno a 70 anni dalla morte dell’avvocato-poeta: «In quell’occasione – racconta Ugo Collu – conobbi il figlio Vindice e si riparlò certo del vecchio progetto di fare della casa del padre un centro culturale. D’altra parte – aggiunge – per questo scopo la famiglia già aveva donato al Comune il mobilio dello studio originario di Sebastiano Satta e una parte della biblioteca».
Altri legati, e in particolare i manoscritti delle poesie e dell’attività di avvocato, sono stati affidati proprio alla biblioteca “Satta”. Tantoché, dice l’ex presidente Collu, «non dare seguito al progetto sarebbe anche fare un torto a Vindice e al figlio, Massimo, oggi unico erede, che hanno donato tutto alla città dell’opera del progenitore». Dentro i giorni del convegno per il settantesimo del poeta, e dei passaggi che lo precedettero, ci sono anche episodi dove la cultura si mischia con i sentimenti e gli affetti: «Vindice Satta, nella sua residenza di Montecatini – ricorda Collu – mi aprì i cassetti di circa 700 sue poesie, che non aveva mai avuto il coraggio di pubblicare, perché c’era in lui la paura di fare un torto al padre, nei confronti della cui arte si sentiva infinitamente piccolo. Smontai i suoi timori – continua Collu – e le pubblicai, a iniziare da una prima raccolta intitolata “Parole a una donna bella”, e dedicata alla moglie. Le poesie andavano per la loro strada, e lo dissi anche a Vindice, influenzate com’erano dalla sua passione per il greco e il latino, mentre il padre era un carducciano».
Collu riparte da qui per perorare la causa per il centro culturale, che vede in prima linea gli ex sindaci Annico Pau e Mario Zidda, e il nipote del poeta, Massimo Satta. La casa vista da Ugo Collu ha una struttura precisa: «La penso come uno spazio dedicato alla cultura giuridica – afferma – dove raccogliere i testi riguardanti l’attività legale di Satta e di altri avvocati del territorio, da Mastino a Oggiano, le cui famiglie hanno donato i fondi, con manoscritti e volumi. Ossia – continua Collu – vi si ritroverà riunita, per studiosi e ricercatori, l’opera giuridica dei nuoresi che hanno fatto scuola, e non solo in Sardegna, nella professione forense. Ecco – chiosa Collu – l’identità che viene fuori». Per il docente di Filosofia quello che si presenta, per Nuoro è uno snodo decisivo: «La città – spiega – ha tre personaggi di spicco, da Grazia Deledda ai due Satta, Sebastiano e Salvatore, su cui può fare il salto di qualità, anche nell’ottica di potenziare l’attrattiva turistica. Quindi, a mio parere, gli sforzi vanno concentrati in questa direzione. Non si costruisce nulla – conclude Collu – col solo ricordare i fasti dell’Atene sarda o col candidarsi a essere capitale della cultura, se nello stesso tempo non si è conseguenti nelle scelte concrete».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Una ragione in più, oltre al discorso oggettivo, comunque c’è. Collu con l’opera di “Bustianu” ha fatto insieme un pezzo della sua strada di intellettuale e presidente, dal 1980 al ’90, del Consorzio bibliotecario. Proprio sotto la sua guida dell’ente, nel 1984, ci fu il convegno a 70 anni dalla morte dell’avvocato-poeta: «In quell’occasione – racconta Ugo Collu – conobbi il figlio Vindice e si riparlò certo del vecchio progetto di fare della casa del padre un centro culturale. D’altra parte – aggiunge – per questo scopo la famiglia già aveva donato al Comune il mobilio dello studio originario di Sebastiano Satta e una parte della biblioteca».
Altri legati, e in particolare i manoscritti delle poesie e dell’attività di avvocato, sono stati affidati proprio alla biblioteca “Satta”. Tantoché, dice l’ex presidente Collu, «non dare seguito al progetto sarebbe anche fare un torto a Vindice e al figlio, Massimo, oggi unico erede, che hanno donato tutto alla città dell’opera del progenitore». Dentro i giorni del convegno per il settantesimo del poeta, e dei passaggi che lo precedettero, ci sono anche episodi dove la cultura si mischia con i sentimenti e gli affetti: «Vindice Satta, nella sua residenza di Montecatini – ricorda Collu – mi aprì i cassetti di circa 700 sue poesie, che non aveva mai avuto il coraggio di pubblicare, perché c’era in lui la paura di fare un torto al padre, nei confronti della cui arte si sentiva infinitamente piccolo. Smontai i suoi timori – continua Collu – e le pubblicai, a iniziare da una prima raccolta intitolata “Parole a una donna bella”, e dedicata alla moglie. Le poesie andavano per la loro strada, e lo dissi anche a Vindice, influenzate com’erano dalla sua passione per il greco e il latino, mentre il padre era un carducciano».
Collu riparte da qui per perorare la causa per il centro culturale, che vede in prima linea gli ex sindaci Annico Pau e Mario Zidda, e il nipote del poeta, Massimo Satta. La casa vista da Ugo Collu ha una struttura precisa: «La penso come uno spazio dedicato alla cultura giuridica – afferma – dove raccogliere i testi riguardanti l’attività legale di Satta e di altri avvocati del territorio, da Mastino a Oggiano, le cui famiglie hanno donato i fondi, con manoscritti e volumi. Ossia – continua Collu – vi si ritroverà riunita, per studiosi e ricercatori, l’opera giuridica dei nuoresi che hanno fatto scuola, e non solo in Sardegna, nella professione forense. Ecco – chiosa Collu – l’identità che viene fuori». Per il docente di Filosofia quello che si presenta, per Nuoro è uno snodo decisivo: «La città – spiega – ha tre personaggi di spicco, da Grazia Deledda ai due Satta, Sebastiano e Salvatore, su cui può fare il salto di qualità, anche nell’ottica di potenziare l’attrattiva turistica. Quindi, a mio parere, gli sforzi vanno concentrati in questa direzione. Non si costruisce nulla – conclude Collu – col solo ricordare i fasti dell’Atene sarda o col candidarsi a essere capitale della cultura, se nello stesso tempo non si è conseguenti nelle scelte concrete».
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