Nuoro, «Progettavano un colpo alla Banca di Sassari»
Particolari inquietanti al processo per la rapina alla Banca Intesa di Orose.i Il teste: «Eravamo riusciti a intervenire e sventare l’assalto in città»
NUORO. «Il gruppo stava organizzando una rapina alla Banca di Sassari di via Gramsci a Nuoro. Il progetto era concreto; il piano era chiaro ed era stato effettuato anche il sopralluogo. Ecco perché si era deciso di intervenire e sventare il colpo. Avevamo avuto la netta percezione che i preparativi fossero in fase avanzata di sviluppo. Era stata organizzata una perquisizione a casa di Graziano Pinna che venne arrestato perché trovato in possesso di armi, munizioni, passamontagna e ricetrasmittenti». È quanto è emerso ieri mattina al processo per il sequestro lampo e la rapina alla Banca Intesa di Orosei che vede imputati Giovanni Sanna “Fracassu”, 51 anni di Macomer, e Graziano Pinna, 41enne di Borore (difesi dagli avvocati Desolina Farris e Aurelio Schintu). Davanti alla Corte d’assise (presidente Giorgio Cannas, a latere Alessandra Ponti) il luogotenente dei carabinieri Antonio Tiloca rispondendo alle domande del procuratore aggiunto della Dda di Cagliari, Gilberto Ganassi, ha ricostruito i legami tra gli imputati e Pierpaolo Serra, considerato il deus ex machina di un sodalizio criminoso che avrebbe organizzato furti, rapine, sequestri e truffe in particolare in Baronia, ma non solo dal 2007 fino al 2008.
«Le indagini erano partite subito dopo il sequestro del 3 ottobre 2007. Avevamo intercettato alcune utenze telefoniche per scoprire i responsabili e risalire al commando che quella notte era entrato in azione nella casa del direttore Gian Paolo Cosseddu. Sentivamo Pierpaolo Serra e i suoi familiari – ha aggiunto Tiloca – eravamo risaliti al suo fuoristrada, lo stesso che il bancario aveva visto passare più volte davanti all’istituto di credito il giorno della rapina. È grazie a Serra che eravamo arrivati a sentire i due imputati, Sanna e Pinna, che erano emersi dal nulla qualche mese dopo il fatto. Era fine novembre quando i tre, sempre usando tra loro un linguaggio cifrato, e mai chiamandosi per nome ma solo con epiteti, si davano appuntamento per scambiarsi favori e “togliere 40 pecore da uno stanzino”». Rapporti quotidiani, poi interrotti quasi bruscamente da Sanna, non appena era riuscito ad ottenere indietro “qualcosa” di sua proprietà che aveva dato in prestito a Serra. Ma la svolta alle indagini sarebbe arrivata quando era stato chiesto l’uso delle utenze di Giovanni Sanna, incluse nell’attività del Ros nell’ambito delle indagini per il sequestro di Titti Pinna, relative al periodo della rapina di Orosei. «Dal riascolto di quelle intercettazioni era emerso che nei mesi precedenti la rapina alla banca Intesa, le condizioni economiche in cui versava Sanna erano molto precarie. L’uomo aveva grosse difficoltà – ha concluso il teste – , tanto che chiedeva soldi alla compagna. Il 5 ottobre 2007, però era successo qualcosa di importante. Proprio il giorno dopo la rapina di Orosei, Sanna appena rientrato a Macomer, aveva chiamato una persona per acquistare un’autovettura del valore di 4600 euro». Il processo proseguirà il 5 marzo.
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