Arbatax, trovato lo skipper della barca a vela fantasma
di Lamberto Cugudda
Salvato da un elicottero al largo di Minorca, è stato contattato dal Circomare «Io e mio figlio traditi dal maestrale. Ora torno a casa con il mio Saladar»
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ARBATAX. La barca a vela fantasma, era stata individuata e recuperata, lo scorso 4 gennaio, 12 miglia a est di Capo Monte Santu, mente andava alla deriva, senza equipaggio. Il comandante del Circomare Arbatax, tenente di vascello Francesco Maria Frasconi, aveve fatto interventi i vigili del fuoco per fare svuotare le sentine del natante battente bandiera spagnola. Ma dopo qualche giorno, si era risaliti al proprietario, che era stato costretto ad abbandonare, insieme al figlio, il Saladar, una barca a vela Bavaria di 13.60 metri, in mare aperto, 30 miglia dall’isola di Minorca (Spagna). I due, lo skipper Alex Flaque, di 58 anni (nato in Argentina, ma emigrato con i genitori, in Spagna, 37 anni fa), e il figlio Alejandro, di 31, dopo avere lanciato una richiesta d’aiuto con l’Epirb (trasmettitore di localizzazione d'emergenza), la radio non funzionava visto che il fortissimo vento aveva creato seri problemi all’albero, alle vele e ad altre parti, erano stati tratti in salvo, da un elicottero (con il verricello) inviato dalla centrale di salvamento di Palma di Maiorca. Erano diretti in un porto a sud di Tunisi, dove eranos altre volte per il rimessaggio del Saladar, che utilizzano per charter con i turisti.
«Sono qui nel porto turistico Turismar di Arbatax – ha spiegato ieri lo skipper Alex Flaque – dopo che il 6 gennaio, gradito regalo della Befana, mi era stato comunicato che era stato rimorchiato il mio 13,60 metri, che io e mio figlio avevamo dovuto abbandonare, l’8 dicembre, causa maestrale a 48 nodi e onde di 4-5 metri che gli avevano causato seri problemi. Mio figlio Alejandro mi ha raggiunto ad Arbatax, quattro giorni dopo. Ieri abbiamo provato il Saladar qui in porto e va bene. Non appena il Circomare Arbatax ci darà il via libera, meteo permettendo, raggiungeremo l’isola di San PIetro. E da lì in quattro gironi di navigazione riusciremo a raggiungere l’isola di Maiorca». Alex e Alejandro Flaque raccontano di avere mollato gli ormeggi, da Maiorca, per la Tunisia, il 4 dicembre, con condizioni meteo stabili, ma di essere stati invece sorpresi dal maestrale (che nel mare delle Baleari non è mai forte) già dal 6. «Le folate quasi a 50 nodi e le onde alte 5 metri – fa rilevare lo skipper – ci hanno portato a lottare per 36 ore (senza dormire) visto che, una cima era partita come un missile, e ha divelto diverse draglie. La vela è stata resa inutilizzabile, così come i garrocci (elementi metallici fissati lungo la caduta prodiera delle vele) che sono stati spaccati. Abbiamo provato con il motore, ma il gasolio non è durato a lungo. L’antenna della radio era stata danneggiata. Non ci è rimasta che la richiesta d’aiuto con l’Epirb. Grazie alle correnti, il Saladar è arrivato a 12 miglia da Capo Monte Santu. Quando l’abbiamo trovato, qui in porto, mancavano un drone, attrezzi, due ossigenatori e altro. Qualcuno, mentre era in mare aperto, alla deriva, è salito a bordo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Sono qui nel porto turistico Turismar di Arbatax – ha spiegato ieri lo skipper Alex Flaque – dopo che il 6 gennaio, gradito regalo della Befana, mi era stato comunicato che era stato rimorchiato il mio 13,60 metri, che io e mio figlio avevamo dovuto abbandonare, l’8 dicembre, causa maestrale a 48 nodi e onde di 4-5 metri che gli avevano causato seri problemi. Mio figlio Alejandro mi ha raggiunto ad Arbatax, quattro giorni dopo. Ieri abbiamo provato il Saladar qui in porto e va bene. Non appena il Circomare Arbatax ci darà il via libera, meteo permettendo, raggiungeremo l’isola di San PIetro. E da lì in quattro gironi di navigazione riusciremo a raggiungere l’isola di Maiorca». Alex e Alejandro Flaque raccontano di avere mollato gli ormeggi, da Maiorca, per la Tunisia, il 4 dicembre, con condizioni meteo stabili, ma di essere stati invece sorpresi dal maestrale (che nel mare delle Baleari non è mai forte) già dal 6. «Le folate quasi a 50 nodi e le onde alte 5 metri – fa rilevare lo skipper – ci hanno portato a lottare per 36 ore (senza dormire) visto che, una cima era partita come un missile, e ha divelto diverse draglie. La vela è stata resa inutilizzabile, così come i garrocci (elementi metallici fissati lungo la caduta prodiera delle vele) che sono stati spaccati. Abbiamo provato con il motore, ma il gasolio non è durato a lungo. L’antenna della radio era stata danneggiata. Non ci è rimasta che la richiesta d’aiuto con l’Epirb. Grazie alle correnti, il Saladar è arrivato a 12 miglia da Capo Monte Santu. Quando l’abbiamo trovato, qui in porto, mancavano un drone, attrezzi, due ossigenatori e altro. Qualcuno, mentre era in mare aperto, alla deriva, è salito a bordo».
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