Tante adesioni al flashmob “Vogliamo aprire”
di Alessandra Porcu
Macomer, negozianti e imprenditori hanno esposto cartelli di protesta per le misure contro il Covid
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MACOMER. L’onda lunga del flashmob “Vogliamo aprire per non chiudere”, promosso nel capoluogo della Barbagia, è arrivata fino a Macomer. Organizzata dalla Confcommercio di Nuoro e Ogliastra l’iniziativa ha chiamato a raccolta gli esercenti. Una trentina quelli che hanno aderito, protestando simbolicamente davanti alle vetrine delle loro attività. Parrucchieri, barbieri, gioiellieri, erboristi, panettieri e poi titolari di negozi di abbigliamento, intimo e arredamento per la casa. E ancora agenti di viaggio, librai e venditori di telefonia mobile. Dal centralissimo corso Umberto, passando per viale Nenni fino ad arrivare a via Gramsci hanno esposto i cartelli per dar voce alla loro rabbia: “Non esistono attività non essenziali, perché chi ha aperto quelle attività ci lavora per vivere”. Si dicono esausti, incapaci di guardare al futuro che tutto sembra riservare tranne che certezze.
“Da oltre un anno siamo appesi a un filo. In balia di direttive che impongono continue serrate e riaperture. Siamo allo stremo”, tuona Annalisa Castori, “Il mio salone ha perso buona parte della sua clientela. Tagliarsi i capelli e fare la tinta è diventato quasi un lusso al quale la maggior parte delle persone è costretta a rinunciare. In compenso”, denuncia la parrucchiera, “stiamo assistendo alla crescita smisurata del mercato nero. Tanti, troppi sono gli abusivi che, incuranti delle regole, prestano i loro servizi a domicilio”.
Al malumore palpabile si affianca la paura. “Lo stop forzato di due settimane ci infliggerà un altro duro colpo”, sottolinea Andrea Senes, proprietario di una barberia, “Allo stesso tempo, reputo necessario il lockdown. A Macomer il numero dei positivi al Covid è salito a 168. Nonostante le precauzioni il rischio di contagiarsi è alto, specie quando si lavora a stretto contatto con la clientela”. Di scenario a tinte fosche parla anche la presidente della Confcommercio del distretto di Macomer. “Le misure messe in campo finora sono state insufficienti”, spiega Stefania Puma, “Servirebbero più risorse economiche per gli imprenditori. Molti si sentono abbandonati a se stessi. Il fatturato cala e le spese vive restano. La nostra associazione”, rimarca, “continua a impegnarsi per garantire supporto ai suoi iscritti. Il flashmob indetto ieri ne è un chiaro esempio. Tra le iniziative che promuoviamo ci sono, ad esempio, corsi di e-commerce e web marketing. Le vendite online stanno surclassando quelle tradizionali. Serve un piano b se si vuole sopravvivere. Bisogna formarsi, stare al passo coi tempi”.
“Da oltre un anno siamo appesi a un filo. In balia di direttive che impongono continue serrate e riaperture. Siamo allo stremo”, tuona Annalisa Castori, “Il mio salone ha perso buona parte della sua clientela. Tagliarsi i capelli e fare la tinta è diventato quasi un lusso al quale la maggior parte delle persone è costretta a rinunciare. In compenso”, denuncia la parrucchiera, “stiamo assistendo alla crescita smisurata del mercato nero. Tanti, troppi sono gli abusivi che, incuranti delle regole, prestano i loro servizi a domicilio”.
Al malumore palpabile si affianca la paura. “Lo stop forzato di due settimane ci infliggerà un altro duro colpo”, sottolinea Andrea Senes, proprietario di una barberia, “Allo stesso tempo, reputo necessario il lockdown. A Macomer il numero dei positivi al Covid è salito a 168. Nonostante le precauzioni il rischio di contagiarsi è alto, specie quando si lavora a stretto contatto con la clientela”. Di scenario a tinte fosche parla anche la presidente della Confcommercio del distretto di Macomer. “Le misure messe in campo finora sono state insufficienti”, spiega Stefania Puma, “Servirebbero più risorse economiche per gli imprenditori. Molti si sentono abbandonati a se stessi. Il fatturato cala e le spese vive restano. La nostra associazione”, rimarca, “continua a impegnarsi per garantire supporto ai suoi iscritti. Il flashmob indetto ieri ne è un chiaro esempio. Tra le iniziative che promuoviamo ci sono, ad esempio, corsi di e-commerce e web marketing. Le vendite online stanno surclassando quelle tradizionali. Serve un piano b se si vuole sopravvivere. Bisogna formarsi, stare al passo coi tempi”.
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