«Aiutateci a salvare i mercatini»

Stara (Anva-Confesercenti): «Chi acquista da noi e non online salva i nostri paesi e le nostre famiglie»

NUORO. «Quando finirà questa emergenza, quando tutto finirà, chiediamo ai nostri conterranei di darci una mano, a noi ambulanti, così come a tutto il mondo del commercio. Perché i mercatini devono tornare a essere quello che erano e rappresentavano un tempo per i nostri paesi: un luogo dove si facevano affari e ci si incontrava. Altro che acquisti su internet. Mentre ora, purtroppo, per noi il è deserto. Avrebbero dovuto lasciarci lavorare anche in zona rossa: perché lavoriamo da sempre all’aperto, perché da noi non ci sono certo assembramenti, i nostri clienti, poi, non amano perdere tempo: comprano e vanno via. Da noi, insomma, si fa il vero commercio “da asporto”». Ventidue anni alla guida dell’Anva, l’associazione della Confesercenti che raggruppa i commercianti ambulanti, un’esperienza lunghissima tra mercati, clienti, e paesi della Sardegna, Roberto Stara in questi giorni di zona rossa e restrizioni ha più tempo del solito per fare il punto sui problemi della categoria che rappresenta, ma anche per buttare uno sguardo appena più lungo e pensare al rilancio.

«Così succede come per il settore del commercio in generale – spiega – anche per noi ambulanti la ripresa non ci potrà essere se i nostri conterranei non ci daranno una mano rivolgendosi a noi per i loro acquisti, anziché comprare su internet. Perché la crisi si può superare solo restando uniti e dandosi una mano a vicenda. E comprare da noi, nei nostri mercatini, oltre ad avere il vantaggio di sapere cosa c’è dietro quel prodotto e di poterlo provare o cambiare subito, vuol dire soprattittp sostenere la famiglia di un amico, di un conoscente, di un compaesano. È un gesto che prima o poi torna, insomma. E lo stesso discorso vale, ovviamente, anche per il commercio non ambulante».

La pandemia, e le restrizioni da zona rossa, in particolare, hanno lasciato il segno sugli ambulanti, dice Roberto Stara, e più di qualcuno purtroppo non riuscirà a riaprire nemmeno quando finiranno le restrizioni.

«Chiudere anche noi ambulanti, impedirci di lavorare in questo periodo è profondamente sbagliato – dice il presidente dell’Anva Confesercenti – non solo perché noi lavoriamo all’aperto, e per l’assenza di assembramenti ormai da tanti anni, ma anche perché tra noi c’è, ad esempio, una categoria che ha subito una grande disparità di trattamento rispetto alla sua omologa. Ci dovrebbero spiegare, infatti, perché anche in zona rossa i negozi che vendono intimo e abbigliamento per bambini possono lavorare e tenere aperto, e invece tra noi ambulanti chi vende gli stessi prodotti non può lavorare. E questo nonostante lavori all’aperto. La disparità di trattamento e l’ingiustizia, insomma, anche in questo caso, sono più che evidenti, e non è giusto che accadano queste cose. Chiediamo solo di lavorare come tutti».

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