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Nuoro

sequestro lampo di orosei 

«Serra veniva chiamato capora’» Ganassi: «Questa testimone è falsa»

«Serra veniva chiamato capora’» Ganassi: «Questa testimone è falsa»

NUORO. Non ha avuto mezzi termini il procuratore Gilberto Ganassi a definire falso un testimone della difesa. Udienza animata ieri in Corte d’Assise al processo a carico di Giovanni Sanna di Macomer,...

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NUORO. Non ha avuto mezzi termini il procuratore Gilberto Ganassi a definire falso un testimone della difesa. Udienza animata ieri in Corte d’Assise al processo a carico di Giovanni Sanna di Macomer, e Graziano Pinna di Borore, accusati del sequestro lampo del direttore della Banca Intesa di Orosei e della rapina all’istituto di credito avvenuti tredici anni fa. Ieri è stata sentita Barbara Murru che tra il 2004 e il 2006 aveva lavorato nel bar “Sa trapula” di Siniscola. La donna, rispondendo alle domande dell’avvocato Aurelio Schintu, difensore di Pinna, ricordava bene tra i frequentatori del locale, Pier Paolo Serra e il fatto che ogni tanto venisse chiamato con il soprannome capora’ o caporale. Nel corso del controesame, però, la teste è stata messa in difficoltà dalle domande del pm che ha insistito sui rapporti che aveva con l’imputato, fino a mettere in dubbio la sua credibilità.

«Da quanto tempo conosce Pinna?» ha chiesto Ganassi. «Da vari anni» ha risposto la donna. «Lei è moglie di Antioco Fronteddu; le risulta sia stato condannato per una rapina a Borore, insieme ad Antioco Cossu, detto papassa? Le risulta che entrambi erano stati condannati per un assalto al bancomat di Dorgali, e che Antioco Cossu è parente di Pierpaolo Serra?». «Sì – ha replicato – e Cossu era cugino primo di Serra». Quindi Ganassi rivolgendosi alla donna, le ha chiesto quando le era venuto in mente che Serra veniva chiamato capora’. «Mi è capitato di parlarne con la moglie di Pinna, facendo riferimento a un articolo comparso sul giornale» ha risposto. «E quindi – ha aggiunto il pm – in quel momento si è ricordata del fatto di 13 anni fa? Immagino ricordi nomi e soprannomi di tutti gli avventori del locale». L’udienza è proseguita con l’audizione di Walter Marcialis, consulente tecnico della difesa che aveva fatto verifiche sugli atti e sulle trascrizioni delle intercettazioni. «Mi era stato chiesto di verificare anche i tracciati e il tempo di percorrenza da Orosei all’ovile di Pinna – ha aggiunto –. Non è stato semplice perché non c’era un tracciato certo, né i percorsi che queste persone potevano avere fatto». Dopo aver sentito i fratelli di Pinna dichiarare che Graziano faceva sempre rientro a casa la notte, è stata la volta dei testi citati dall’avvocato Desolina Farris, difensore di Giovanni Sanna.

Pietro Lavra, padrino dell’imputato, ha detto di aver prestato più volte dei soldi al figlioccio, mentre Luciano Mazzette ha dichiarato di aver acquistato nel 2008 un terreno da Sanna , del valore di 120mila euro. «Era confinante alla mia proprietà – ha detto il teste rispondendo alla difesa – ma lui occupava anche terreni comunali». Poi la domanda del pm: «Erano presenti ipoteche su questo terreno?». «Sì – ha risposto Mazzette – della banca e dell’Agenzia delle entrate». (k.s.)

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