SAN TEODORO
Truffa e riciclaggio, sotto chiave dieci fabbricati e otto terreni
SAN TEODORO. Ci sono anche dieci fabbricati, alcuni dei quali in costruzione, e 8 i terreni a Lu Fraili, tra i beni posti sotto sequestro su disposizione del gip del Tribunale di Rovigo Raffaele...
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SAN TEODORO. Ci sono anche dieci fabbricati, alcuni dei quali in costruzione, e 8 i terreni a Lu Fraili, tra i beni posti sotto sequestro su disposizione del gip del Tribunale di Rovigo Raffaele Belvederi, ed eseguiti dalla Compagnia di Nuoro della Guardia di finanza. Le fiamme gialle hanno provveduto a trascrivere il vincolo alla Conservatoria dei registri immobiliari di Nuoro, per impedire che i beni possano essere oggetto di cessione.
Si tratta di un’inchiesta iniziata nel febbraio scorso, che ha condotto all’iscrizione di 21 persone (nessuna residente in Sardegna) nel registro degli indagati per truffa, riciclaggio e autoriciclaggio. Oltre che a San Teodoro, sono finiti sottochiave bene in altre parti d’Italia (Campania e Toscana) per un valore complessivo di 47 milioni di euro.
I beni sottoposti a sequestro a San Teodoro fanno capo alla società Horizon con sede a Pianoro, in provincia di Bologna, ma in precedenza di proprietà di un’altra società, la Domus Oltremare srl.
L'operazione segue l'indagine dello scorso febbraio quando fu fatto un altro sequestro preventivo per un valore di oltre 14 milioni di euro. Questo nuovo intervento disposto dalla magistratura coinvolge 13 italiani e 8 stranieri e ha riguardato un complesso industriale, 16 fabbricati e 16 terreni per un valore complessivo di 26 milioni e 400mila, tra i quali ci sono anche i fabbricati e i terreni a San Teodoro, nonché la totalità delle quote di una società per azioni per un valore di 20 milioni di euro.
Il meccanismo fraudolento prevedeva l'avvicinamento di imprenditori o di privati, bisognosi di finanziamenti, da parte di sedicenti commercialisti/broker nazionali che prospettavano l'interesse, da parte di investitori stranieri (bulgari), all'acquisto di società nazionali o di immobili di proprietà privata. In tal modo si inducevano le vittime a cedere le quote societarie ovvero i propri immobili a società bulgare o inglesi, con previsione di un pagamento del corrispettivo con scadenze dai 6 mesi ad un anno e con fittizie garanzie fideiussorie, col fine di appropriarsi dei beni.
Nell'attività di intermediazione è intervenuta una società romana, prospettata come economicamente solida, su cui invece pendeva un'istanza di fallimento (poi fallita nel settembre del 2019) la quale, a garanzia delle compravendite, avrebbe dovuto rilasciare polizze fideiussorie, rivelatesi poi false ed il cui legale rappresentante era contestualmente amministratore di una delle società bulgare o inglesi. Così attraverso vari passaggi negoziali, le vittime perdevano sia la titolarità delle società in cui erano confluiti i beni, che i beni stessi.
Si tratta di un’inchiesta iniziata nel febbraio scorso, che ha condotto all’iscrizione di 21 persone (nessuna residente in Sardegna) nel registro degli indagati per truffa, riciclaggio e autoriciclaggio. Oltre che a San Teodoro, sono finiti sottochiave bene in altre parti d’Italia (Campania e Toscana) per un valore complessivo di 47 milioni di euro.
I beni sottoposti a sequestro a San Teodoro fanno capo alla società Horizon con sede a Pianoro, in provincia di Bologna, ma in precedenza di proprietà di un’altra società, la Domus Oltremare srl.
L'operazione segue l'indagine dello scorso febbraio quando fu fatto un altro sequestro preventivo per un valore di oltre 14 milioni di euro. Questo nuovo intervento disposto dalla magistratura coinvolge 13 italiani e 8 stranieri e ha riguardato un complesso industriale, 16 fabbricati e 16 terreni per un valore complessivo di 26 milioni e 400mila, tra i quali ci sono anche i fabbricati e i terreni a San Teodoro, nonché la totalità delle quote di una società per azioni per un valore di 20 milioni di euro.
Il meccanismo fraudolento prevedeva l'avvicinamento di imprenditori o di privati, bisognosi di finanziamenti, da parte di sedicenti commercialisti/broker nazionali che prospettavano l'interesse, da parte di investitori stranieri (bulgari), all'acquisto di società nazionali o di immobili di proprietà privata. In tal modo si inducevano le vittime a cedere le quote societarie ovvero i propri immobili a società bulgare o inglesi, con previsione di un pagamento del corrispettivo con scadenze dai 6 mesi ad un anno e con fittizie garanzie fideiussorie, col fine di appropriarsi dei beni.
Nell'attività di intermediazione è intervenuta una società romana, prospettata come economicamente solida, su cui invece pendeva un'istanza di fallimento (poi fallita nel settembre del 2019) la quale, a garanzia delle compravendite, avrebbe dovuto rilasciare polizze fideiussorie, rivelatesi poi false ed il cui legale rappresentante era contestualmente amministratore di una delle società bulgare o inglesi. Così attraverso vari passaggi negoziali, le vittime perdevano sia la titolarità delle società in cui erano confluiti i beni, che i beni stessi.
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