Mancano i medici di base, deroghe al tetto massimo
di Alessandra Porcu
Macomer. Per sei mesi, chi è rimasto in servizio potrà avere 300 pazienti in più Allo studio la possibilità di impiegare una delle guardie mediche anche di giorno
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MACOMER. Ancora una volta il bando per l’assegnazione degli incarichi provvisori di assistenza primaria per il Comune di Macomer è andato deserto. Quindi alla Assl non è rimasto altro da fare che correre ai ripari studiando un piano alternativo. «I medici di base che hanno un numero massimo di 1500 pazienti potranno prenderne in carico 300 in più. Provvedimento – precisa Antonello Sechi, responsabile Cure primarie del Distretto sanitario del Marghine – che avrà una durata massima di sei mesi. La speranza è che, allo scadere dei termini, possa arrivare la nomina di un titolare».
La questione è delicata. Se ne parla da tempo e, vista la cronica carenza di camici bianchi, sembra destinata a essere ancora argomento di discussione. Dallo scorso 1° maggio il dottor Marco Mura è andato in pensione dopo oltre 40 anni di servizio. Ha lasciato pazienti e ambulatorio così come due mesi fa ha fatto il suo collega Pietro Delrio. «Lunedì 10 maggio andrà via proprio il sostituto di quest’ultimo e il posto potrebbe restare vacante. Intanto – precisa Antonello Sechi – presenteremo la manifestazione di interesse e, nel caso nessuno dovesse rispondere alla chiamata, non rimarrà che percorrere un’altra strada». L’ipotesi più accreditata sembrerebbe quella di avvalersi della guardia medica. In città ce ne sono 4. «Una potrebbe lavorare la mattina per garantire ai pazienti cure, ricette e visite. Si tratterebbe – rimarca il responsabile delle Cure primarie – di una soluzione temporanea per far fronte a questa fase emergenziale. Stiamo vagliando ogni possibile alternativa pur di non creare ulteriori disagi ai cittadini già stremati dalla pandemia». Il Covid ha messo a dura prova il sistema sanitario territoriale, già precedentemente indebolito da tagli ai servizi e al personale. E se da un lato l’istituzione dell’Usca ha garantito assistenza domiciliare ai soggetti positivi e scongiurato la saturazione dei reparti Covid in ospedale, dall’altro ha sottratto giovani professionisti alla medicina di base. «Ora più che mai – afferma il sindaco, Antonio Succu – stiamo vedendo gli effetti del numero chiuso nelle facoltà dove si formano i futuri dottori. Servirebbe una riforma a livello ministeriale. È necessario cambiare passo perché le cose funzionino». Intanto sul fronte vaccini arriva la rassicurazione di Antonello Sechi. «Entro domani termineremo i richiami per tutti gli over 80 degli 8 paesi del Marghine. Già dalla prossima settimana inizieremo a inoculare Pfizer e Moderna fragili e disabili gravi». Nel frattempo resta da capire quando cominceranno le immunizzazioni a domicilio. Sono tante, troppe le persone in attesa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La questione è delicata. Se ne parla da tempo e, vista la cronica carenza di camici bianchi, sembra destinata a essere ancora argomento di discussione. Dallo scorso 1° maggio il dottor Marco Mura è andato in pensione dopo oltre 40 anni di servizio. Ha lasciato pazienti e ambulatorio così come due mesi fa ha fatto il suo collega Pietro Delrio. «Lunedì 10 maggio andrà via proprio il sostituto di quest’ultimo e il posto potrebbe restare vacante. Intanto – precisa Antonello Sechi – presenteremo la manifestazione di interesse e, nel caso nessuno dovesse rispondere alla chiamata, non rimarrà che percorrere un’altra strada». L’ipotesi più accreditata sembrerebbe quella di avvalersi della guardia medica. In città ce ne sono 4. «Una potrebbe lavorare la mattina per garantire ai pazienti cure, ricette e visite. Si tratterebbe – rimarca il responsabile delle Cure primarie – di una soluzione temporanea per far fronte a questa fase emergenziale. Stiamo vagliando ogni possibile alternativa pur di non creare ulteriori disagi ai cittadini già stremati dalla pandemia». Il Covid ha messo a dura prova il sistema sanitario territoriale, già precedentemente indebolito da tagli ai servizi e al personale. E se da un lato l’istituzione dell’Usca ha garantito assistenza domiciliare ai soggetti positivi e scongiurato la saturazione dei reparti Covid in ospedale, dall’altro ha sottratto giovani professionisti alla medicina di base. «Ora più che mai – afferma il sindaco, Antonio Succu – stiamo vedendo gli effetti del numero chiuso nelle facoltà dove si formano i futuri dottori. Servirebbe una riforma a livello ministeriale. È necessario cambiare passo perché le cose funzionino». Intanto sul fronte vaccini arriva la rassicurazione di Antonello Sechi. «Entro domani termineremo i richiami per tutti gli over 80 degli 8 paesi del Marghine. Già dalla prossima settimana inizieremo a inoculare Pfizer e Moderna fragili e disabili gravi». Nel frattempo resta da capire quando cominceranno le immunizzazioni a domicilio. Sono tante, troppe le persone in attesa.
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