Settantotto anni fa bombe sulla città

Macomer 20 maggio 1943: incursione aerea dei cacciabombardieri inglesi

MACOMER. Sulla stele in basalto realizzata nel 2018 da Carmine Piras sono riportati i nomi delle undici vittime del bombardamento su Macomer del 20 maggio del 1943. Il monumento, di circa due metri, presenta ancora le schegge originali delle bombe Tritonal, raccolte dopo l’incursione aerea dei cacciabombardieri inglesi. La stele voluta dall’associazione culturale “Coro Melchiorre Murenu” con il patrocinio dell’amministrazione comunale, si trova tra via Piercy e via Cottolengo proprio a pochi passi da uno dei punti dell’abitato dove sono state sganciate le bombe. Nelle esplosioni morirono sei militari della divisione “Cremona” di stanza a Macomer e cinque civili. Erano le due e dieci del pomeriggio quando la squadriglia inglese proveniente dalla base di Bassingbdurne nel Regno Unito, e composta da aerei bimotore Lockeed P38, caccia con apertura alare di 16 metri, e monoplano Curtiss P40, avevano come obiettivo principale le due ferrovie, importanti e strategici snodi di interconnessione tra le reti viarie principali e secondarie dell’isola. La prima bomba fu sganciata in località “Cherchizzu” e distrusse una casa colonica, mentre il secondo ordigno colpì uno dei carri che contenevano munizioni e bombe che dovevano essere trasportate al reparto artiglieria di Pratosardo a Nuoro dalle ferrovie complementari. Nell’esplosione morirono i sei militari e un dipendente delle Ferrovie dello Stato, Antonio Giuseppe Miscali di 46 anni. Nella deflagrazione i binari finirono a centinaia di metri raggiungendo la vallata di S'Adde e il rione Coronas.

La terza bomba sganciata dalla squadriglia inglese aveva causato la morte di 4 civili che si trovavano all’interno delle abitazioni in via De Candia, l’attuale via Cottolengo, vicino alla ferrovia. Si tratta di una casalinga di 57 anni Salvatorangela Pala, dei coniugi Antonio Dore, ferroviere di 36 anni e della moglie Caterina Rosa Pinna, casalinga di 46 anni e la loro domestica, Petronilla Puggioni, bosana di 26 anni. La quarta bomba fu lanciata sul campo di calcio in viale Sant’Antonio, adiacente alla linea ferrata dove ora si trova l’Istituto tecnico, provocando solo un immenso cratere.

Un’altra finì su un terreno brullo, tra lo stabilimento Alas e casa Bozzano e nelle caserme Mura senza causare vittime e particolari danni agli edifici.

A Macomer erano presenti circa tremila militari della divisione “Cremona” e i paracadutisti della “Nembo” ed erano dislocati nella polveriera di Sa Crabarza, nelle caserme Mura, nella caserma dove ora si trova il Genio Guastatori e nella pineta Albano.



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