Aggredito da due fratelli, condannati

Macomer. Avevano fatto irruzione nella sua casa. Cade l’accusa di rapina

MACOMER. Quattro accuse restano in piedi, ma quella principale di rapina impropria cade. La condanna dei fratelli Antonio e Gianluca Falchi è così di molto inferiore rispetto alle richieste formulate dal pubblico ministero Silvia Mascia che aveva sollecitato sette anni e mezzo per entrambi. Alla fine, i due fratelli di 45 e 46 anni se la cavano rispettivamente con due anni e sei mesi e due anni e due mesi. Vedono anche comme imminente la fine dei domiciliari, cosa che accadrà non appena verrà presentata l’istanza di revoca, probabilmente già oggi.

La sentenza pronunciata dalla giudice per le udienze preliminari Federica Fulgheri, al termine del processo celebrato con rito abbreviato al tribunale di Oristano, chiude così il caso del violento assalto a un concittadino affetto da una forma di disabilità, con cui non correva buon sangue per via di alcuni apprezzamenti che quest’ultimo avrebbe rivolto alla fidanzata di uno dei due.

Così, la mattina del 14 febbraio dell’anno scorso, avendolo notato sull’uscio di casa i due fratelli avevano pensato di regolare i conti. Avevano fatto irruzione nell’abitazione del loro rivale e non certo per una visita di cortesia. Pochi giorni dopo erano stati arrestati con le accuse di danneggiamento, violazione di domicilio, lesioni, minacce aggravate e, soprattutto, rapina impropria. Il proprietario della casa, oltre che del pestaggio, li accusava anche di avergli strappato un orologio dal polso e di avergli portato via un braccialetto.

L’accusa però non ha retto alla prova dell’aula, nonostante il pubblico ministero sia rimasto fermo nelle proprie convinzioni e abbia richiesto la condanna per tutti i reati, sostenuto dall’avvocatessa di parte civile Gabriella Aru che tutelava la vittima. La difesa, affidata all’avvocato Antonello Spada, aveva però fatto emergere diverse incongruenze tra le deposizioni della persona aggredita e l’esito dell’incidente probatorio. In più alcune testimonianze avrebbero chiarito che la stessa vittima non sapeva bene in che occasione avesse perso il braccialetto e l’orologio a cui diceva di attribuire un altissimo valore affettivo. La giudice ha comunque deciso che ci sarà un risarcimento, la cui entità andrà stabilita in un procedimento civile separato. Intanto ha disposto il pagamento di una provvisionale di 8mila euro.

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