omicidio stradale
Carabiniere morto sulla 129, parla il consulente della difesa
NUORO. Secondo il consulente della difesa, l’ingegnere Stefano Ferrigno, l’Anas non aveva alcun obbligo di installare il guard rail in quel tratto di strada. Ieri è proseguito davanti al giudice...
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NUORO. Secondo il consulente della difesa, l’ingegnere Stefano Ferrigno, l’Anas non aveva alcun obbligo di installare il guard rail in quel tratto di strada. Ieri è proseguito davanti al giudice Angelicchio il processo a carico di tre funzionari dell’Anas accusati di omicidio stradale e cooperazione nel delitto colposo per la morte di Gianfranco Fae, il carabiniere 50enne di Bono deceduto nel dicembre 2017 sulla statale 129. Gli imputati Siro Mascia capo nucleo manutenzioni dell’Anas, Pierpaolo Ruggeri capo centro manutenzioni e Giovanni Satta capo cantoniere (difesi dagli avvocati Andrea Pogliano, Matteo Pinna e Maria Francesca Fenu), sono chiamati a rispondere di omessa manutenzione della rete stradale. Secondo Ferrigno un terminale a gomito avrebbe potuto avere effetti meno dirompenti nell’incidente, ma sarebbe potuto essere pericoloso per altro. L’auto di Fae (i cui familiari si sono costituiti parte civile con l’avvocato Gianluigi Mastio) era stata infilzata dal guard rail che interrompendosi all’improvviso, apriva un varco che necessitava – come ha sostenuto Ferrigno – di autorizzazione secondo il codice della strada. (k.s.)
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