«Quell’immobile va destinato subito ad alloggi popolari»
di Francesco Pirisi
Zola prende le distanze dalla sua stessa maggioranza No alla sede del Distretto culturale in viale del Lavoro
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NUORO. La città vive una delle emergenze abitative più dure della sua storia, ma nonostante ciò sette alloggi di edilizia residenziale pubblica vengono destinati a sede del Distretto culturale. La cosa non va giù a Emilio Zola, capogruppo della lista “Ripensiamo Nuoro”, che sostiene l’amministrazione del sindaco, Andrea Soddu. Sugli alloggi popolari però Zola traccia la sua distanza dalla maggioranza.
«Quest’amministrazione comunale – scrive Zola – ha agli atti oltre 300 domande per l’assegnazione di alloggi e che non riesce a soddisfare. Ma a fronte di questa situazione indecorosa – denuncia l’esponente consiliare – si constata che al centro dell’abitato, in viale del Lavoro, esiste un edificio residenziale di proprietà della Camera di commercio, a cui oggi viene cambiata la destinazione. Mentre poteva essere utilizzato per far fronte alle richieste di una casa».
Il tempo della presa di posizione di Emilio Zola non è senza una motivazione stretta. Dieci giorni fa le cronache hanno parlato dell’occupazione abusiva in città di un alloggio da parte di una signora, con gravi problemi di salute. Alla sua porta hanno bussato gli agenti, con un’ingiunzione di sfratto, dopo la segnalazione fatta da Area (ex Iacp), titolare della casa occupata.
L’amministrazione civica è corsa ai ripari e ha chiesto al tribunale 40 giorni di proroga del provvedimento, affinché si trovi un’altra sistemazione alla famiglia. Il fatto che Zola citi i sette alloggi di viale del Lavoro, come una soluzione abitativa per chi in città è privo di una casa, è perché essi rientrano nel novero dell’edilizia residenziale pubblica. Furono finanziati dallo Stato e costruiti nell’immediato dopo-guerra, su iniziativa della Camera di commercio, che li assegnò in locazione ai propri dipendenti. Inquilini che non li hanno mai acquistati.
Tant’è che la proprietà è rimasta all’ente camerale. Il consigliere Zola chiede il perché «il Comune non si sia mai attivato per trasferire la proprietà degli alloggi nel proprio patrimonio immobiliare, per poi destinarli a far fronte alle specifiche situazioni di emergenza abitativa, come suggerito dalla disciplina regionale, quella della legge 13, del 1989».
Ma mentre tutto ciò non è avvenuto, c’è al contrario un cambio di destinazione d’uso, che a sua volta non convince Emilio Zola: «Non può che esserci preoccupazione e indignazione nel vedere che immobili di edilizia residenziale, come quello sopradescritto, possano essere trasformati con il benestare di questa amministrazione comunale, che ha pure autorizzato i recenti lavori, in una presunta sede del “distretto culturale”. Tutto ciò a fronte – rimarca il consigliere comunale – delle numerose richieste da parte di cittadini, che attendono un alloggio da anni». L’altro fronte di accusa di Zola coinvolge la Camera di commercio: «Si tratta di un ente pubblico che per primo dovrebbe dare l’esempio nell’osservanza delle leggi, mentre oggi autorizza la destinazione diversa dell’edificio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Quest’amministrazione comunale – scrive Zola – ha agli atti oltre 300 domande per l’assegnazione di alloggi e che non riesce a soddisfare. Ma a fronte di questa situazione indecorosa – denuncia l’esponente consiliare – si constata che al centro dell’abitato, in viale del Lavoro, esiste un edificio residenziale di proprietà della Camera di commercio, a cui oggi viene cambiata la destinazione. Mentre poteva essere utilizzato per far fronte alle richieste di una casa».
Il tempo della presa di posizione di Emilio Zola non è senza una motivazione stretta. Dieci giorni fa le cronache hanno parlato dell’occupazione abusiva in città di un alloggio da parte di una signora, con gravi problemi di salute. Alla sua porta hanno bussato gli agenti, con un’ingiunzione di sfratto, dopo la segnalazione fatta da Area (ex Iacp), titolare della casa occupata.
L’amministrazione civica è corsa ai ripari e ha chiesto al tribunale 40 giorni di proroga del provvedimento, affinché si trovi un’altra sistemazione alla famiglia. Il fatto che Zola citi i sette alloggi di viale del Lavoro, come una soluzione abitativa per chi in città è privo di una casa, è perché essi rientrano nel novero dell’edilizia residenziale pubblica. Furono finanziati dallo Stato e costruiti nell’immediato dopo-guerra, su iniziativa della Camera di commercio, che li assegnò in locazione ai propri dipendenti. Inquilini che non li hanno mai acquistati.
Tant’è che la proprietà è rimasta all’ente camerale. Il consigliere Zola chiede il perché «il Comune non si sia mai attivato per trasferire la proprietà degli alloggi nel proprio patrimonio immobiliare, per poi destinarli a far fronte alle specifiche situazioni di emergenza abitativa, come suggerito dalla disciplina regionale, quella della legge 13, del 1989».
Ma mentre tutto ciò non è avvenuto, c’è al contrario un cambio di destinazione d’uso, che a sua volta non convince Emilio Zola: «Non può che esserci preoccupazione e indignazione nel vedere che immobili di edilizia residenziale, come quello sopradescritto, possano essere trasformati con il benestare di questa amministrazione comunale, che ha pure autorizzato i recenti lavori, in una presunta sede del “distretto culturale”. Tutto ciò a fronte – rimarca il consigliere comunale – delle numerose richieste da parte di cittadini, che attendono un alloggio da anni». L’altro fronte di accusa di Zola coinvolge la Camera di commercio: «Si tratta di un ente pubblico che per primo dovrebbe dare l’esempio nell’osservanza delle leggi, mentre oggi autorizza la destinazione diversa dell’edificio».
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