«Medici in affitto, pessima idea»
di Simonetta Selloni
La presidente dell’Ordine dei medici, Giobbe, contro l’ipotesi di esternalizzare i servizi al S. Francesco
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NUORO. «L’esternalizzazione del servizio del Pronto soccorso non mi sembra per nulla una scelta adeguata. Sotto diversi punti di vista». Nessun dubbio per Maria Giobbe, presidente dell’Ordine dei medici della Provincia di Nuoro e primario facente funzioni – come quasi tutti i suoi colleghi nei ruoli apicali del San Francesco – della Radiologia e diagnostica. Pollice verso su quella che sembra molto più che un’ipotesi, ossia mutuare il modello messo in atto a Ghilarza, i “medici in appalto”, con il privato ingaggiato a sostituire le figure strutturate nel Pronto soccorso. L’idea l’ha introdotta Sergio Pili, direttore incaricato del Dipartimento ospedaliero dell’Ats, a margine di una visita al Centro di emergenza territoriale dell’ospedale Delogu di Ghilarza, da tempo in appalto a medici privati.
«Intanto è una soluzione del tutto anacronistica. Venti-trenta anni fa non esisteva la medicina d’urgenza, avrei capito magari allora, in determinati casi, la necessità di ricorrere a colleghi che, è bene ricordarlo, non hanno alcuna specializzazione, spesso sono appena laureati e quindi non formati». Maria Giobbe entra nel cuore del problema. «Il Pronto soccorso è un punto essenziale nell’assistenza offerta al territorio. È il primo presidio per il paziente, richiede una competenza e una conoscenza delle procedure d’urgenza che non possono essere sottovalutate. Richiede colleghi formati per quella specifica funzione». L’ospedale di Nuoro è uno dei tre nodi per le patologie tempo-dipendenti. «Significa che i pazienti che arrivano devono trovare medici in grado di indirizzarli nel servizio più appropriato. Medici che devono saper valutare l’urgenza, la necessità di un ricovero ma anche il fatto che non sia necessario. Tutti sappiamo quanto tempo richieda formare sul campo i professionisti. Qui addirittura si parla di arruolare medici senza specializzazione, neo laureati. Colleghi, che non hanno la preparazione per un reparto d’emergenza. Un modello antieconomico, che non garantisce né la struttura né i pazienti».
Nuoro avrebbe bisogno d’altro, «intanto degli organici corretti, il Pronto soccorso opera con 9 medici dei 18 che dovrebbe avere». E poi, dice ancora la presidente dell’Ordine, «Non si capisce da dove arrivi questa idea che Nuoro non sia appetibile rispetto a Cagliari, Sassari, Alghero, Olbia. Nuoro negli anni ha acquisito una professionalità altissima in numerose specialità. Vale la pena ricordare che il San Francesco è il più importante ospedale dell’Ats, proprio per specialità. Però, c’è anche da dire che il fatto che i concorsi vengano gestiti a livello centrale dall’Ats, ha escluso il San Francesco dai bandi. Questo bisogna dirlo. È una marginalizzazione, che fa il paio con altre marginalizzazioni, come il numero abnorme di primari facenti funzioni». Un’altra anomalia della sanità nuorese, che nei piani dell’Ats sembrerebbe equiparata a centri che non offrono le specialità del San Francesco: il Delogu, e lo stesso San Martino di Oristano.
E sulla possibile esternalizzazione dei servizi interviene anche Liberu. «Domani, secondo i progetti, sarà il turno di Nuoro, ma non prima di avere avviato la solita commedia volta a fare accettare questo scippo. Prima lasceranno che i cittadini subiscano un periodo di forti disagi – che arriveranno presto, visto che il personale ora dovrà usufruire delle ferie dopo gli enormi sforzi del periodo di massimi contagi – e al posto di risolvere i disagi con l’assunzione di nuovo personale come richiesto da più parti, si presenterà come scelta risolutiva quello che invece sarà solo un nuovo regalo ai privati». Liberu respinge questa linea, e invita alla mobilitazione a sostegno della sanità pubblica.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Intanto è una soluzione del tutto anacronistica. Venti-trenta anni fa non esisteva la medicina d’urgenza, avrei capito magari allora, in determinati casi, la necessità di ricorrere a colleghi che, è bene ricordarlo, non hanno alcuna specializzazione, spesso sono appena laureati e quindi non formati». Maria Giobbe entra nel cuore del problema. «Il Pronto soccorso è un punto essenziale nell’assistenza offerta al territorio. È il primo presidio per il paziente, richiede una competenza e una conoscenza delle procedure d’urgenza che non possono essere sottovalutate. Richiede colleghi formati per quella specifica funzione». L’ospedale di Nuoro è uno dei tre nodi per le patologie tempo-dipendenti. «Significa che i pazienti che arrivano devono trovare medici in grado di indirizzarli nel servizio più appropriato. Medici che devono saper valutare l’urgenza, la necessità di un ricovero ma anche il fatto che non sia necessario. Tutti sappiamo quanto tempo richieda formare sul campo i professionisti. Qui addirittura si parla di arruolare medici senza specializzazione, neo laureati. Colleghi, che non hanno la preparazione per un reparto d’emergenza. Un modello antieconomico, che non garantisce né la struttura né i pazienti».
Nuoro avrebbe bisogno d’altro, «intanto degli organici corretti, il Pronto soccorso opera con 9 medici dei 18 che dovrebbe avere». E poi, dice ancora la presidente dell’Ordine, «Non si capisce da dove arrivi questa idea che Nuoro non sia appetibile rispetto a Cagliari, Sassari, Alghero, Olbia. Nuoro negli anni ha acquisito una professionalità altissima in numerose specialità. Vale la pena ricordare che il San Francesco è il più importante ospedale dell’Ats, proprio per specialità. Però, c’è anche da dire che il fatto che i concorsi vengano gestiti a livello centrale dall’Ats, ha escluso il San Francesco dai bandi. Questo bisogna dirlo. È una marginalizzazione, che fa il paio con altre marginalizzazioni, come il numero abnorme di primari facenti funzioni». Un’altra anomalia della sanità nuorese, che nei piani dell’Ats sembrerebbe equiparata a centri che non offrono le specialità del San Francesco: il Delogu, e lo stesso San Martino di Oristano.
E sulla possibile esternalizzazione dei servizi interviene anche Liberu. «Domani, secondo i progetti, sarà il turno di Nuoro, ma non prima di avere avviato la solita commedia volta a fare accettare questo scippo. Prima lasceranno che i cittadini subiscano un periodo di forti disagi – che arriveranno presto, visto che il personale ora dovrà usufruire delle ferie dopo gli enormi sforzi del periodo di massimi contagi – e al posto di risolvere i disagi con l’assunzione di nuovo personale come richiesto da più parti, si presenterà come scelta risolutiva quello che invece sarà solo un nuovo regalo ai privati». Liberu respinge questa linea, e invita alla mobilitazione a sostegno della sanità pubblica.
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