La tragedia di Tortolì: accanto a Paola Piras anche il figlio più piccolo

Presto il bambino potrà rivedere la mamma, ancora in gravi condizioni. Subito dopo il funerale del fratello Mirko era stato portato via dalla cittadina

TORTOLÌ. Forse il sorriso del suo bambino non basterà a guarire le ferite dell’anima ma servirà, almeno, a lenire il dolore. Sicuramente il suo affetto e i suoi abbracci l’aiuteranno a risalire la china dopo il baratro profondo nel quale è stata sprofondata dalla mano assassina di un uomo. Paola Piras, che si è risvegliata dal coma dopo una quarantina di giorni, potrà stare accanto al suo terzogenito. I familiari, alla notizia del risveglio della donna, aggredita e ridotta in fin di vita dal suo ex compagno, Shahid Masih, e ancora ricoverata in gravi condizioni in un letto dell’unità operativa di Rianimazione dell’ospedale di Lanusei, hanno pensato che fosse arrivata l’ora per il ragazzino di far ritorno a Tortolì nella speranza che presto possa fare visita a sua madre Paola.

Il piccolo, infatti, in queste settimane, non è rimasto nella cittadina dove, l’11 maggio, l’operaio pachistano di 29 anni ha infierito su sua madre con 18 fendenti e ucciso suo fratello Mirko. Una decisione, quella di allontanarlo dal paese, presa anche per preservarlo dal clamore suscitato da una tragedia difficile da comprendere per gli adulti, figuriamoci per un bambino. Lo stesso bambino che quell’alba, fortunatamente non era in casa e che ha assistito, compito come un adulto, alle manifestazioni di solidarietà che i compagni dell’istituto alberghiero hanno inscenato lungo le vie principali di Tortoli sino alla palazzina gialla di viale Monsignor Virgilio dove si è consumato il crimine efferato.

Con la mano nella mano del padre ha partecipato ai funerali di Mirko e ascoltato le parole di conforto che il vescovo Antonello Mura ha rivolto a lui e al fratello maggiore, Lorenzo. Sua madre continua una strenua lotta per la vita, seguita costantemente dai rianimatori del Nostra signora della Mercede e dagli psicologi della Assl di Lanusei che hanno consigliato la presenza dei suoi affetti più cari nelle fasi cruciali del post risveglio. Nel frattempo, la Procura di Lanusei prosegue le indagini sul fatto di sangue che ha sconvolto l’intera comunità ogliastrina. Giovanna Morra, sostituto procuratore titolare dell’inchiesta ha acquisito la relazione dell’esperto informatico sui dispositivi delle due vittime e dell’aggressore: si tratta di 9 cellulari (7 dei quali in uso all’operaio pachistano) e di un tablet. A questo accertamento tecnico si aggiungeranno presto gli esiti degli esami degli specialisti del Ris che serviranno a chiudere un quadro probatorio considerato già molto pesante dagli inquirenti. Un passaggio che potrebbe preludere alla richiesta di giudizio immediato da parte della Procura ogliastrina.

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