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Nuoro

Aggressione a Lapia, il pm: 1 mese

di Kety Sanna
Aggressione a Lapia, il pm: 1 mese

L’imputato risponde di violenza privata nei confronti della deputata. La sentenza slitta al 15 luglio

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NUORO. Daniele Imperatore è accusato di violenza privata nei confronti di Mara Lapia, deputata nuorese passata dal M5S al Centro democratico, perché il 15 dicembre 2018 nel parcheggio di un discount, dandole una “botta alla mano” con la quale teneva il telefonino cellulare, gliel’aveva fatto cadere per bloccare le riprese. Ieri in tribunale a Nuoro, dopo la discussione era attesa la sentenza rinviata all’ultimo minuto, per la necessità del giudice Giacomo Ferrando di visionare alcuni filmati agli atti del processo che si sta celebrando con rito abbreviato. Il pubblico ministero Riccardo Belfiori, alla fine della requisitoria ha sollecitato per l’imputato, difeso dall’avvocato Antonio Falchi, la condanna a un mese. L’uomo inizialmente era stato accusato di lesioni e minacce. La Procura aveva chiesto l’archiviazione dell’indagine ma l’avvocato Nicola Madia, legale di parte civile per Mara Lapia, si era opposto. Con un provvedimento del gip, era stata disposta l’imputazione coattiva, e il reato contestato ad Imperatore, era stato riqualificato dalla Procura in violenza privata. Ieri nell’aula al terzo piano del palazzo di giustizia, il pm ha ripercorso tutta la vicenda.

«Ritengo emersa la responsabilità penale dell’imputato. La violenza privata è l’unica nota stonata di questa storia. Lapia aveva chiesto l’intervento di una pattuglia affermando di essere stata aggredita da un uomo che si era allontanato a bordo di una Ford Fiesta, della quale era riuscita a prendere modello e targa. A scatenare l’evento, una lattina di Coca Cola che cadendo per terra aveva sporcato le scarpe e i vestiti della parlamentare. La cassiera si era scusata ma – ha aggiunto il pm – la reazione della parlamentare era stata: “tu non sai chi sono io”, rimproverando la donna, e pretendendo l’intervento del responsabile del punto vendita. Imperatore, già in fila alla cassa, aveva invitato la parlamentare a contenersi. L’imputato si era poi allontanato verso la sua auto ed era stato seguito dalla deputata che, impugnando il cellulare, lo aveva ripreso, invitandolo a fermarsi e a identificarsi. Il comportamento della persona offesa aveva urtato l’imputato – ha aggiunto Belfiori – che, solo in questo caso, aveva avuto una reazione assolutamente censurabile, colpendola alla mano e facendole cadere il cellulare che si era danneggiato. Per quanto riguarda le lesioni denunciate dalla parlamentare – ha aggiunto l’accusa – non c’è stato alcun riscontro».

Diametralmente opposta la ricostruzione della parte civile, incredula per la richiesta di archiviazione formulata in fase di indagine dalla Procura. «Le lesioni ci sono state – ha detto l’avvocato Madia – e non si capisce perché non sia stato preso in considerazione il certificato medico. Se poi andiamo a considerare ciò che è successo, vediamo una donna sola, su un piano psicologico ed emotivo diverso, mentre subiva l’aggressione. Alla scena aveva assistito un’extracomunitaria che aveva raccontato tutto, ma neppure questa testimonianza era stata considerata». La parte civile ha chiesto al giudice di valutare la responsabilità dell’imputato per il reato di violenza privata, e per le lesioni ha sollecitato la trasmissione degli atti alla Procura. Quindi, la parola alla difesa che ha esordito ricordando il capo d’imputazione contestato: la violenza privata. «Questa difesa – ha detto l’avvocato Falchi – ritiene che manchino gli elementi oggettivi e soggettivi perché il reato si configuri. Imperatore aveva detto a verbale cosa aveva fatto, e aveva parlato dell’elemento psicologico che aveva accompagnato la sua condotta, finalizzata a bloccare il comportamento illecito posto in essere da Lapia che andrebbe, questo sì, valutato. Perché, come recita una sentenza della Cassazione – ha aggiunto il difensore –, chiunque scatti foto di nascosto, senza il consenso della persona ripresa, può incorrere nel reato di molestie. Qui l’unico reato contestato non sussiste, perciò chiedo che Daniele Imperatore venga assolto».

La sentenza sarà pronunciata il 15 luglio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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