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Covid, vaccini senza prenotazione: l’hub di Macomer non ce la fa

Alessandra Porcu
Covid, vaccini senza prenotazione: l’hub di Macomer non ce la fa

Nella cittadina non sarà possibile immunizzare gli over 60 fuori appuntamento. Il coordinatore Sechi: facciamo il possibile, ma in agosto ci sarà un rallentamento

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MACOMER. Nell’hub di Macomer non sarà possibile immunizzare gli over 60 sprovvisti di prenotazione. A differenza di quanto, da ieri 8 luglio, sta accadendo a Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano, Olbia, Quartu Sant’Elena, Carbonia e San Gavino Monreale, nel centro di somministrazione del Marghine si continuerà a rispettare rigorosamente solo il cronoprogramma già fissato per l’intero mese di luglio.

«Al momento – sottolinea il coordinatore della campagna vaccinale nel Distretto sanitario macomerese, Antonello Sechi – non conosciamo la ragione per la quale non siamo stati inseriti nell’apposito elenco. Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale in merito. Suppongo – ipotizza il responsabile – che si sia preferito dare priorità ai punti più grandi. Partendo da quelli dei capoluoghi di provincia per arrivare agli altri con sede in località popolose. Dal canto nostro, comunque, proseguiremo a lavorare senza sosta per garantire a quante più persone possibile di ottenere il siero».

Nel palazzetto dello sport di Sertinu le attività sono entrate a regime. Due i giorni dedicati alle vaccinazioni. Solitamente il martedì e il giovedì. Anche ieri, appunto, le equipe di medici e infermieri sono state impegnate nella somministrazione delle prime e delle seconde dosi di Pfizer e AstraZeneca.

«Ad agosto – precisa Antonello Sechi – saranno in programma quattro giornate, ogni venerdì, che dedicheremo esclusivamente ai richiami».

Com’era prevedibile, dunque, nel mese che tradizionalmente viene consacrato alle ferie estive, la campagna vaccinale subirà un drastico rallentamento. A pesare, e non poco, sarà la scarsità del personale. Finora l’hub macomerese è riuscito a essere operativo, con tutti i limiti e i disagi che hanno contraddistinto in maniera pesante soprattutto la fase iniziale, solo grazie allo spirito di servizio dei medici di famiglia – i pochi rimasti –, dei camici bianchi in pensione e degli altri professionisti che, volontariamente, hanno deciso di investire energie e tempo in nome della causa.

«Ci siamo messi a disposizione delle comunità del territorio ma è risaputo – spiega ancora Antonello Sechi – che siamo un numero esiguo. Servirebbero più dottori e soprattutto più infermieri. Quelli operativi vengono “strappati” alla loro attività quotidiana nel poliambulatorio di Nuraghe Ruiu».

Nell’ultimo periodo le vaccinazioni settimanali sono passate da 1200 a 800. Numeri che, come detto, saranno destinati a calare ulteriormente. «Confidiamo – conclude Sechi – di invertire la rotta a settembre. Tanto è stato fatto. Molto resta ancora da fare nella lotta al Covid 19».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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