«Il Comune ignora Pratosardo»
di Paolo Merlini
Il presidente degli operatori chiede un incontro urgente dopo l’ultimatum della Regione sul consorzio
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NUORO. Subito un incontro per fare chiarezza sul futuro della zona industriale di Pratosardo: lo chiedono alla giunta Soddu e al consiglio comunale Confesercenti e Confindustria, lo ribadisce senza mezzi termini il presidente degli operatori di Pratosardo, Giampiero Pittorra. Sul banco degli imputati c’è proprio il Comune, colpevole di aver appena approvato il nuovo regolamento Tari per l’area industriale senza aver coinvolto gli operatori, ma soprattutto di essere in forte ritardo sul ridisegno dell’ente dopo che la Regione, appena l’altro ieri, ha chiesto all’amministrazione comunale di fare una scelta entro sessanta giorni: subentrare nella gestione della Zir o lasciare la mano al Consorzio industriale della Sardegna centrale, che gestisce principalmente le aree di Ottana e Bolotana, dove confluirebbero anche le altre Zir della provincia (Macomer e Siniscola) sinora in gestione autonoma. Ipotesi, quest’ultima, per nulla gradita agli stessi operatori di Pratosardo, che temono di finire in un nuovo «carrozzone» (parole di Pittorra) e di perdere completamente voce nelle decisioni che riguarderanno il loro futuro. Ma su questo pesano anche gli storici conflitti tra gli operatori di Pratosardo e il Consorzio industriale provinciale sulla realizzazione nella Zir nuorese di un impianto di compostaggio, più volte accusato di rendere l’aria irrespirabile a causa dei frequenti miasmi.
«Al Comune di Nuoro chiediamo di assumere una posizione chiara e definitiva sulla Zir di Pratosardo – dice Pittorra a nome gli operatori –. In passato è stata manifestata, dalla stessa amministrazione Soddu, la volontà di farsi carico della zona industriale, ma non ci sono mai stati atti concreti. Credo che la delibera della Regione, che fissa un termine di sessanta giorni per decidere sulla Zir, sia la dimostrazione che alle promesse del Comune poi non sono seguiti i fatti».
Ma per quale motivo il Comune non lo ha ancora fatto?
«Credo che principalmente le resistenze siano dovute al debito accumulato negli anni dal Consorzio industriale di Pratosardo, circa 500mila euro l’anno, per un totale di cinque milioni. Il Comune dovrebbe accollarselo».
A cosa è dovuto un debito così alto?
«Il consorzio spende ogni anno 600mila euro per gli stipendi del personale, che è composto principalmente da pochi funzionari lautamente ricompensati».
Se il Comune decidesse di non farsi carico della Zir il passaggio al Consorzio industriale provinciale sarebbe inevitabile. Per quali ragioni osteggiate questa possibilità?
«A parte i contrasti per l’impianto di compostaggio, il nostro timore è perdere completamente voce nelle scelte che riguarderanno il nostro futuro. Non sappiamo neppure se potremmo eleggere un rappresentante negli organi decisionali, schiacciati tra le altre zone industriali fra l’altro completamente diverse dalla nostra: Ottana-Bolotana, Macomer e Siniscola. Poi i debiti accumulati e i problemi nel passato recente del Consorzio industriale della Sardegna centrale, e mi riferisco alle inchieste della magistratura che hanno interessato la precedente gestione, non ci portano a essere ottimisti. La nostra paura è che si crei un nuovo carrozzone, lontano dalle esigenze degli imprenditori».
Quante aziende operano oggi a Pratosardo?
«Al momento sono circa 120 le imprese attive, più l’indotto, per un totale di oltre mille buste paga. È una realtà dinamica e importante, il Comune non dovrebbe dimenticarlo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Al Comune di Nuoro chiediamo di assumere una posizione chiara e definitiva sulla Zir di Pratosardo – dice Pittorra a nome gli operatori –. In passato è stata manifestata, dalla stessa amministrazione Soddu, la volontà di farsi carico della zona industriale, ma non ci sono mai stati atti concreti. Credo che la delibera della Regione, che fissa un termine di sessanta giorni per decidere sulla Zir, sia la dimostrazione che alle promesse del Comune poi non sono seguiti i fatti».
Ma per quale motivo il Comune non lo ha ancora fatto?
«Credo che principalmente le resistenze siano dovute al debito accumulato negli anni dal Consorzio industriale di Pratosardo, circa 500mila euro l’anno, per un totale di cinque milioni. Il Comune dovrebbe accollarselo».
A cosa è dovuto un debito così alto?
«Il consorzio spende ogni anno 600mila euro per gli stipendi del personale, che è composto principalmente da pochi funzionari lautamente ricompensati».
Se il Comune decidesse di non farsi carico della Zir il passaggio al Consorzio industriale provinciale sarebbe inevitabile. Per quali ragioni osteggiate questa possibilità?
«A parte i contrasti per l’impianto di compostaggio, il nostro timore è perdere completamente voce nelle scelte che riguarderanno il nostro futuro. Non sappiamo neppure se potremmo eleggere un rappresentante negli organi decisionali, schiacciati tra le altre zone industriali fra l’altro completamente diverse dalla nostra: Ottana-Bolotana, Macomer e Siniscola. Poi i debiti accumulati e i problemi nel passato recente del Consorzio industriale della Sardegna centrale, e mi riferisco alle inchieste della magistratura che hanno interessato la precedente gestione, non ci portano a essere ottimisti. La nostra paura è che si crei un nuovo carrozzone, lontano dalle esigenze degli imprenditori».
Quante aziende operano oggi a Pratosardo?
«Al momento sono circa 120 le imprese attive, più l’indotto, per un totale di oltre mille buste paga. È una realtà dinamica e importante, il Comune non dovrebbe dimenticarlo».
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