Orosei l’architettura sacra per rilanciare il territorio
di Sergio Secci
In un volume curato da Michele Carta viaggio attraverso il patrimonio identitario Un racconto che inizia dal 1549 promuove i beni culturali della Baronia
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OROSEI. La ricerca storica di Michele Carta, ex insegnante di Lettere in pensione, si arricchisce di un nuovo capitolo con la pubblicazione del volume “Orosei Sacra”, primo di quattro volumi di una collana incentrata sul patrimonio identitario di Orosei. Un lavoro focalizzato sui beni architettonici, relazioni sociali ed economiche degli abitanti con il territorio e uno studio di carattere antropologico.
Il libro, presentato nella parrocchiale San Giacomo, rappresenta l’avvio di una catalogazione dei monumenti religiosi edificati nel territorio e nel centro urbano prima del 1549, anno in cui l’abitato venne distrutto da una violenta incursione saracena. Il testo si avvale di una introduzione che permette di comprendere la metodologia di ricerca impiegata, il riferimento a fonti bibliografiche e documenti d’archivio inediti. L’excursus sul contesto geografico e storico permette di conoscere, con criterio cronologico, le origini del centro baroniese, dalle prime antropizzazioni nel circondario fino alla cristianizzazione con l’edificazione degli edifici sacri situati nelle campagne e nell’abitato, che comprende ben 29 edifici sacri eretti tra il Medioevo e la prima età del Seicento. Tra i più significativi, la chiesa pisana di Santa Maria del Mare, San Leonardo, San Giovanni Evangelista, San Gavino, San Salvatore, San Giacomo, per concludersi con la storia del complesso di Sant’Antonio Abate.
«Uno dei capitoli di maggiore interesse è incentrato sulla scenografica Parrocchiale di San Giacomo», spiega Antonello Pipere del centro studi luigi Oggiano di Siniscola. «Le origini medievali, le vicende architettoniche, le devozioni popolari nelle cappelle, le opere d’arte conservate e strettamente legate alla storia religiosa all’edificio e alla devozione religiosa. Tra queste le numerose statue policrome, gli argenti e i paramenti sacri per gran parte databili tra il XVII e il XVIII secolo, quando la chiesa raggiunge il massimo splendore dopo la fase di abbandono dell’abitato».
Il volume rappresenta un ulteriore apporto per la conoscenza e la promozione dei beni culturali di Orosei e dell’intera Baronia, allo stesso tempo offre un modello esemplare di ricerca sotto il profilo metodologico estendibile ad altri comuni. Michele Carta consegna alle future generazioni un saggio utilissimo, che in futuro potrà integrarsi di nuovi approfondimenti e scoperte.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il libro, presentato nella parrocchiale San Giacomo, rappresenta l’avvio di una catalogazione dei monumenti religiosi edificati nel territorio e nel centro urbano prima del 1549, anno in cui l’abitato venne distrutto da una violenta incursione saracena. Il testo si avvale di una introduzione che permette di comprendere la metodologia di ricerca impiegata, il riferimento a fonti bibliografiche e documenti d’archivio inediti. L’excursus sul contesto geografico e storico permette di conoscere, con criterio cronologico, le origini del centro baroniese, dalle prime antropizzazioni nel circondario fino alla cristianizzazione con l’edificazione degli edifici sacri situati nelle campagne e nell’abitato, che comprende ben 29 edifici sacri eretti tra il Medioevo e la prima età del Seicento. Tra i più significativi, la chiesa pisana di Santa Maria del Mare, San Leonardo, San Giovanni Evangelista, San Gavino, San Salvatore, San Giacomo, per concludersi con la storia del complesso di Sant’Antonio Abate.
«Uno dei capitoli di maggiore interesse è incentrato sulla scenografica Parrocchiale di San Giacomo», spiega Antonello Pipere del centro studi luigi Oggiano di Siniscola. «Le origini medievali, le vicende architettoniche, le devozioni popolari nelle cappelle, le opere d’arte conservate e strettamente legate alla storia religiosa all’edificio e alla devozione religiosa. Tra queste le numerose statue policrome, gli argenti e i paramenti sacri per gran parte databili tra il XVII e il XVIII secolo, quando la chiesa raggiunge il massimo splendore dopo la fase di abbandono dell’abitato».
Il volume rappresenta un ulteriore apporto per la conoscenza e la promozione dei beni culturali di Orosei e dell’intera Baronia, allo stesso tempo offre un modello esemplare di ricerca sotto il profilo metodologico estendibile ad altri comuni. Michele Carta consegna alle future generazioni un saggio utilissimo, che in futuro potrà integrarsi di nuovi approfondimenti e scoperte.
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