Allarme a Baia Salinedda lo stagno-oasi si prosciuga
Disastro ambientale alle spalle di una delle spiagge più belle di San Teodoro Era il buen retiro dei cavalieri d’Italia, ora è diventata una palude rinsecchita
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SAN TEODORO. Nel bel mezzo dell’estate, sotto lo sguardo indifferente dell’esercito di turisti e bagnanti nostrani che assedia San Teodoro, si consuma l’agonia del piccolo stagno di Baia Salinedda. Oasi di pace e natura, buen retiro dei cavalieri d’Italia, da qualche settimana è diventato per buona parte una palude inaridita e arsa dal sole, rinsecchita come una suola di scarpe. Vederlo è un colpo al cuore. L’ex oasi paradisiaca si sta prosciugando lentamente e inesorabilmente.
È stata una turista più attenta degli altri, una donna milanese affezionata frequentatrice di San Teodoro, a segnalare il disastro ambientale che si sta consumando da qualche giorno a Baia Salinedda. Così si scopre che la piccola salina, quando si interrompe il collegamento naturale, è sempre stata alimentata, al bisogno, con una pompa sommersa che pesca acqua salata dal mare vicinissimo. Ebbene quella pompa sarebbe rotta da almeno un mese, nessuno la ripara e così la palude sta morendo giorno dopo giorno, con tutto ció che ci vive. Niente acqua e niente ossigeno, uguale morte certa. Gli stessi turisti più attenti segnalano che basterebbe un trattore con una comunissima idrovora da irrigazione e banale un tubo di plastica da due euro al metro per tamponare il disastro. Insomma, la soluzione sarebbe a portata di mano e neppure troppo onerosa, ma nessuno risponde all’appello lanciato dalla turista milanese. Nessuno interviene, abbandonando così il piccolo stagno al suo destino.
Adesso, con le temperature altissime di fine luglio, la situazione è diventata drammatica. Dallo stagno semi prosciugato giunge l’odore inequivocabile della vegetazione e degli animali che stanno morendo. Si possono già prevedere segnali ancora più evidenti, così entro breve inizieranno a galleggiare i pesci morti. Il livello dell’acqua, poi, è arretrato al punto che gli scogli che prima appena affioravano adesso sono decisamente terraferma. Insomma, uno scenario disastroso perfettamente vibile se soltanto si fanno pochi passi alle spalle della spiaggia.
Tutto ciò accade nelle vicinanze di un residence strapieno di visitatori e alle spalle di una spiaggia tra le più belle di San Teodoro, affollatissima d’estate. In più, a dimostrazione del fatto che tutto si può fare, nella spiaggia che prima era un’oasi è stato realizzato un canale per l’approdo delle imbarcazioni da diporto che corrono veloci, anche troppo. Eppure Non si trova però il modo e il tempo per sistemare una semplice idrovora che restituisca la vita al piccolo stagno in agonia. Magari adesso di Baia Salinedda si occuperanno le associazioni ambientaliste che in Gallura, anche a San Teodoro, sono ben presenti e attive. (m.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
È stata una turista più attenta degli altri, una donna milanese affezionata frequentatrice di San Teodoro, a segnalare il disastro ambientale che si sta consumando da qualche giorno a Baia Salinedda. Così si scopre che la piccola salina, quando si interrompe il collegamento naturale, è sempre stata alimentata, al bisogno, con una pompa sommersa che pesca acqua salata dal mare vicinissimo. Ebbene quella pompa sarebbe rotta da almeno un mese, nessuno la ripara e così la palude sta morendo giorno dopo giorno, con tutto ció che ci vive. Niente acqua e niente ossigeno, uguale morte certa. Gli stessi turisti più attenti segnalano che basterebbe un trattore con una comunissima idrovora da irrigazione e banale un tubo di plastica da due euro al metro per tamponare il disastro. Insomma, la soluzione sarebbe a portata di mano e neppure troppo onerosa, ma nessuno risponde all’appello lanciato dalla turista milanese. Nessuno interviene, abbandonando così il piccolo stagno al suo destino.
Adesso, con le temperature altissime di fine luglio, la situazione è diventata drammatica. Dallo stagno semi prosciugato giunge l’odore inequivocabile della vegetazione e degli animali che stanno morendo. Si possono già prevedere segnali ancora più evidenti, così entro breve inizieranno a galleggiare i pesci morti. Il livello dell’acqua, poi, è arretrato al punto che gli scogli che prima appena affioravano adesso sono decisamente terraferma. Insomma, uno scenario disastroso perfettamente vibile se soltanto si fanno pochi passi alle spalle della spiaggia.
Tutto ciò accade nelle vicinanze di un residence strapieno di visitatori e alle spalle di una spiaggia tra le più belle di San Teodoro, affollatissima d’estate. In più, a dimostrazione del fatto che tutto si può fare, nella spiaggia che prima era un’oasi è stato realizzato un canale per l’approdo delle imbarcazioni da diporto che corrono veloci, anche troppo. Eppure Non si trova però il modo e il tempo per sistemare una semplice idrovora che restituisca la vita al piccolo stagno in agonia. Magari adesso di Baia Salinedda si occuperanno le associazioni ambientaliste che in Gallura, anche a San Teodoro, sono ben presenti e attive. (m.b.)
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