Allarme per gli alberi secolari
di Alessandra Porcu
Dopo il rogo che ha bruciato l’olivastro di Cuglieri, a rischio il salice di Birori e i tassi di Bolotana
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MACOMER. Per Alessio Ledda, macomerese, appassionato di botanica e curatore di una seguitissima a pagina facebook “Passione bonsai”, l’olivastro millenario di Cuglieri era e rimarrà semplicemente il “Patriarca”. «L’avevo soprannominato così. Lo amavo, tanto da venerarlo quasi fosse una divinità. Una settimana prima che divampasse quello stramaledetto rogo nel Montiferru – racconta con la voce rotta dall’emozione – lo avevo immortalato in una foto. Una delle tante scattate negli anni. Sette giorni dopo mi sono ritrovato al suo cospetto, in lacrime, incredulo per quello che gli era successo. Ancora oggi non riesco a capacitarmi che un essere vivente così maestoso sia ridotto come sappiamo. Provo tristezza e rabbia. Quello scempio si sarebbe potuto e dovuto evitare».
Alessio Ledda ne è convinto. «Non si è fatto abbastanza per salvaguardare il “Patriarca” e tutte le altre piante andate in cenere per colpa della mano incendiaria dell’uomo. Dispiace pensare che sarebbe bastato solamente tenere pulito il terreno circostante. Ma questo non è accaduto».
«L’unico conforto – prosegue – arriva dalle parole degli esperti con i quali ho avuto modo di confrontarmi proprio lì sul posto». Dopo l’ultimo sopralluogo effettuato, Gianluigi Bacchetta, direttore dell’Orto botanico dell’Università di Cagliari, ha dichiarato che l’albero non mostra alcun fenomeno residuo di combustione. Segno che i primi interventi messi in atto per spegnere le fiamme hanno sortito effetti benefici, abbassando la temperatura del terreno. Da questo momento in poi, però, dovrà essere madre natura a fare il suo corso. Il “Patriarca” continuerà a vivere anche se ci vorranno secoli perché torni a essere imponente e massiccio come lo abbiamo conosciuto. Adesso il timore è che possano accadere nuove catastrofi. Anche perché il “Patrarca” è il più anziano ma è l’unico albero della zona ad ave superato il secolo di vita. «Se vogliamo impedire che le fiamme divorino altri giganti verdi – avverte Alessio Ledda – dobbiamo agire ora. Non c’è più tempo da perdere. Il Marghine è un territorio in pericolo. A un chilometro dal centro abitato di Birori – racconta – c’è un salice secolare. La bellezza di questo albero medicinale Salix Alba lascia senza fiato. La base ha un diametro di 5 metri, due biforcazioni imponenti e un’altezza che arriva ai 30 metri. Le sue condizioni strutturali e vegetative sono ottime. Sapete qual è la cosa incomprensibile e inaccettabile? Non è mai stato censito. È sconosciuto ai più e, cosa ancor più grave, se non si interverrà per ripulire l’area limitrofa potrebbe succedere ciò che è accaduto all’ulivo millenario di Cuglieri».
«Stesso discorso vale per l’Agorà dei tassi di Bolotana –conclude Alessio Ledda –. La fitta vegetazione ha ormai sovrastato queste conifere. Chi di dovere attui una seria politica di tutela ambientale. Il rischio è che il nostro ricco patrimonio boschivo vada distrutto. Proprio la fine che ha rischiato di fare l’amato “Patriarca”».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Alessio Ledda ne è convinto. «Non si è fatto abbastanza per salvaguardare il “Patriarca” e tutte le altre piante andate in cenere per colpa della mano incendiaria dell’uomo. Dispiace pensare che sarebbe bastato solamente tenere pulito il terreno circostante. Ma questo non è accaduto».
«L’unico conforto – prosegue – arriva dalle parole degli esperti con i quali ho avuto modo di confrontarmi proprio lì sul posto». Dopo l’ultimo sopralluogo effettuato, Gianluigi Bacchetta, direttore dell’Orto botanico dell’Università di Cagliari, ha dichiarato che l’albero non mostra alcun fenomeno residuo di combustione. Segno che i primi interventi messi in atto per spegnere le fiamme hanno sortito effetti benefici, abbassando la temperatura del terreno. Da questo momento in poi, però, dovrà essere madre natura a fare il suo corso. Il “Patriarca” continuerà a vivere anche se ci vorranno secoli perché torni a essere imponente e massiccio come lo abbiamo conosciuto. Adesso il timore è che possano accadere nuove catastrofi. Anche perché il “Patrarca” è il più anziano ma è l’unico albero della zona ad ave superato il secolo di vita. «Se vogliamo impedire che le fiamme divorino altri giganti verdi – avverte Alessio Ledda – dobbiamo agire ora. Non c’è più tempo da perdere. Il Marghine è un territorio in pericolo. A un chilometro dal centro abitato di Birori – racconta – c’è un salice secolare. La bellezza di questo albero medicinale Salix Alba lascia senza fiato. La base ha un diametro di 5 metri, due biforcazioni imponenti e un’altezza che arriva ai 30 metri. Le sue condizioni strutturali e vegetative sono ottime. Sapete qual è la cosa incomprensibile e inaccettabile? Non è mai stato censito. È sconosciuto ai più e, cosa ancor più grave, se non si interverrà per ripulire l’area limitrofa potrebbe succedere ciò che è accaduto all’ulivo millenario di Cuglieri».
«Stesso discorso vale per l’Agorà dei tassi di Bolotana –conclude Alessio Ledda –. La fitta vegetazione ha ormai sovrastato queste conifere. Chi di dovere attui una seria politica di tutela ambientale. Il rischio è che il nostro ricco patrimonio boschivo vada distrutto. Proprio la fine che ha rischiato di fare l’amato “Patriarca”».
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