Liceo linguistico, fine dei corsi
di Simonetta Selloni
La scuola paritaria cattolica Maria Immacolata annuncia la chiusura dopo 30 anni di attività
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NUORO. Trent’anni anni dopo la sua istituzione, arriva al capolinea il Liceo linguistico Maria Immacolata di Nuoro, scuola cattolica paritaria avviata nel 1991 dalle suore salesiane che nel 2014 hanno passato la mano a una cooperativa laica, “Amici di don Bosco”. Ora la coop getta la spugna, per insormontabili ostacoli fondamentalmente riconducibili a due ragioni: il crollo delle iscrizioni, andate diminuendo nel corso di questi otto anni fino a toccare il record negativi di tre per il prossimo anno scolastico, e l’insostenibilità economica dell’impresa.
Una chiusura dolorosissima anche per il modo con il quale è stata comunicata ai 51 ragazzi che la frequentano attualmente: a esequie avvenute. Nel senso che il 29 giugno i genitori degli studenti sono stati convocati dalla preside, Carla Piras, dal presidente della coop Ivan Ghisu e dal commercialista Federico Sotgiu per comunicazioni urgenti. «Martedì 29 Giugno 2021, i nostri genitori sono stati convocati a una riunione dalla preside del nostro istituto, insieme al presidente e al commercialista della cooperativa che gestisce la nostra scuola. Durante l’incontro, è stata comunicata l’improvvisa chiusura della scuola, che comporta l'interruzione del nostro ciclo di studi e l’impossibilità di conseguire il diploma che chiude il nostro percorso. La cosa che più ci turba è non essere stati messi al corrente di tutte le circostanze che hanno portato a questa situazione», così hanno scritto gli studenti al sindaco di Nuoro Andrea Soddu, ma anche ai sindaci di Galtellì, Mamoiada, Oliena, Ollolai, Fonni, Orosei, Orani e Dorgali, paesi di provenienza dei ragazzi. «Il ritardo nella comunicazione e il non essere stati aggiornati in tempo reale sulla difficile situazione che la cooperativa stava vivendo, ha suscitato in noi un senso di abbandono e ci sentiamo privati del nostro diritto allo studio». Gli studenti e i genitori, reduci da due anni tra Covid e Dad, hanno inviato comunicazioni ai vertici della politica provinciale e regionale, ai dirigenti degli Uffici scolastici, ai parlamentari del territorio. Hanno anche offerto soluzioni alla chiusura della loro scuola: ossia che il Linguistico paritario diventi Liceo linguistico statale Europeo, scuola che manca nel capoluogo e che attraverso gli anni, con l’istituto Maria Immacolata, ha trovato una validissima alternativa. Quattro lingue stranieri curriculari, un unicum che lo distingue dai corsi a indirizzo linguistico attivati sia al Liceo Classico Asproni che al Liceo Scientifico Fermi. Nel frattempo, la proposta di genitori e insegnanti è che si lavori perché un nuovo ente gestore, la cooperativa Lariso, sia autorizzata e accreditata per la gestione della scuola, almeno per garantire ai maturandi la possibilità di concludere il ciclo di studi. In subordine, la richiesta all’assessore regionale all’Istruzione Biancareddu di autorizzare uno dei Licei Linguistici di Cagliari e Sassari a gestire quale sede staccata la scuola di Nuoro, con il supporto della Lariso.
Non è una soluzione facile, ma per Ivan Ghisu, presidente della coooperativa “Amici di don Bosco”, non c’erano alternative. «Ci siamo spesi per la scuola che, già nel 2014, aveva moltissime difficoltà ma con i numeri di cui disponeva poteva avere delle prospettive. Siamo passati da 75 alunni a 51, negli anni le iscrizioni sono andate scemando fino ad arrivare ai numeri insostenibili di quest’anno. Un crollo demografico e della popolazione scolastica che deve porre interrogativi alla politica scolastica e più in generale alla politica del territorio», sottolinea Ghisu. Nella scuola insegnano 20 docenti. L’istituto si basa esclusivamente sulle rette degli alunni: 170 euro al mese e 300 euro di iscrizione. «Che la situazione fosse grave era palese, se non la si è vista significa che si sono voluti chiudere gli occhi», dice ancora Ghisu in riferimento all’accusa di non aver esplicitato la gravità della situazione se non alla fine. Studenti e genitori chiedono un tavolo istituzionale per evitare che il Linguistico muoia così, in un agosto qualunque.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Una chiusura dolorosissima anche per il modo con il quale è stata comunicata ai 51 ragazzi che la frequentano attualmente: a esequie avvenute. Nel senso che il 29 giugno i genitori degli studenti sono stati convocati dalla preside, Carla Piras, dal presidente della coop Ivan Ghisu e dal commercialista Federico Sotgiu per comunicazioni urgenti. «Martedì 29 Giugno 2021, i nostri genitori sono stati convocati a una riunione dalla preside del nostro istituto, insieme al presidente e al commercialista della cooperativa che gestisce la nostra scuola. Durante l’incontro, è stata comunicata l’improvvisa chiusura della scuola, che comporta l'interruzione del nostro ciclo di studi e l’impossibilità di conseguire il diploma che chiude il nostro percorso. La cosa che più ci turba è non essere stati messi al corrente di tutte le circostanze che hanno portato a questa situazione», così hanno scritto gli studenti al sindaco di Nuoro Andrea Soddu, ma anche ai sindaci di Galtellì, Mamoiada, Oliena, Ollolai, Fonni, Orosei, Orani e Dorgali, paesi di provenienza dei ragazzi. «Il ritardo nella comunicazione e il non essere stati aggiornati in tempo reale sulla difficile situazione che la cooperativa stava vivendo, ha suscitato in noi un senso di abbandono e ci sentiamo privati del nostro diritto allo studio». Gli studenti e i genitori, reduci da due anni tra Covid e Dad, hanno inviato comunicazioni ai vertici della politica provinciale e regionale, ai dirigenti degli Uffici scolastici, ai parlamentari del territorio. Hanno anche offerto soluzioni alla chiusura della loro scuola: ossia che il Linguistico paritario diventi Liceo linguistico statale Europeo, scuola che manca nel capoluogo e che attraverso gli anni, con l’istituto Maria Immacolata, ha trovato una validissima alternativa. Quattro lingue stranieri curriculari, un unicum che lo distingue dai corsi a indirizzo linguistico attivati sia al Liceo Classico Asproni che al Liceo Scientifico Fermi. Nel frattempo, la proposta di genitori e insegnanti è che si lavori perché un nuovo ente gestore, la cooperativa Lariso, sia autorizzata e accreditata per la gestione della scuola, almeno per garantire ai maturandi la possibilità di concludere il ciclo di studi. In subordine, la richiesta all’assessore regionale all’Istruzione Biancareddu di autorizzare uno dei Licei Linguistici di Cagliari e Sassari a gestire quale sede staccata la scuola di Nuoro, con il supporto della Lariso.
Non è una soluzione facile, ma per Ivan Ghisu, presidente della coooperativa “Amici di don Bosco”, non c’erano alternative. «Ci siamo spesi per la scuola che, già nel 2014, aveva moltissime difficoltà ma con i numeri di cui disponeva poteva avere delle prospettive. Siamo passati da 75 alunni a 51, negli anni le iscrizioni sono andate scemando fino ad arrivare ai numeri insostenibili di quest’anno. Un crollo demografico e della popolazione scolastica che deve porre interrogativi alla politica scolastica e più in generale alla politica del territorio», sottolinea Ghisu. Nella scuola insegnano 20 docenti. L’istituto si basa esclusivamente sulle rette degli alunni: 170 euro al mese e 300 euro di iscrizione. «Che la situazione fosse grave era palese, se non la si è vista significa che si sono voluti chiudere gli occhi», dice ancora Ghisu in riferimento all’accusa di non aver esplicitato la gravità della situazione se non alla fine. Studenti e genitori chiedono un tavolo istituzionale per evitare che il Linguistico muoia così, in un agosto qualunque.
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