«Zir, la Regione non ci coinvolge»
di Francesco Pirisi
Duro atto d’accusa della Confindustria esclusa dall’incontro di oggi a Macomer sul futuro delle aree
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NUORO. Nel bel mezzo dell’incontro di oggi a Macomer sul futuro delle Zir, le zone industriali, piomba l’attacco della Confindustria della Sardegna centrale alla Regione. La ragione è legata allo stesso incontro nel Marghine. Vedrà al tavolo l’assessora dell’Industria, Anita Pili, e i sindaci di Macomer, Nuoro e Siniscola. Ma manca proprio l’associazione degli industriali della provincia. E il suo presidente, Giovanni Bitti, se ne lamenta ad alta voce, proprio con Pili: «C’è da parte nostra – dice – rammarico e disappunto. Si è persa, infatti, l’ennesima occasione per coinvolgere, sulla tematica delle aree produttive, la nostra organizzazione, che rappresenta il settore industriale e i cui imprenditori operano in prevalenza in quelle aree». L’attacco all’assessora, seppur diretto e colmo di un disappunto che sembra nutrirsi di altre occasioni perse di confronto, non spegne tuttavia la possibilità di un riavvicinamento e una collaborazione, ora che si decide il destino delle Zir, destinate a lasciare la Regione per una gestione nel territorio. «La nostra organizzazione – precisa – conferma e rinnova la propria disponibilità a condividere con l’assessorato le esigenze e le richieste degli imprenditori, affinché il soggetto che andrà a gestire le aree Zir possa dare garanzie e certezze per un rilancio dei siti industriali». Sul cambio di titolarità delle aree a metà luglio sono intervenute le delibere della giunta regionale, che assegnano 60 giorni di tempo per la liquidazione dei consorzi, commissariati dal 2008. Perché in quell’anno così ha voluto una legge ispirata dal governatore Renato Soru, prevedendo il passaggio delle stesse aree ai rispettivi comuni di appartenenza. Oppure, in subordine, ai consorzi industriali provinciali. Per questo per Nuoro, Macomer e Siniscola il tempo della scelta, se prendere in carico o meno le aree industriali, si avvicina. Anche se visto che si è fatto 30 – un’attesa di oltre 12 anni – si vuole fare 31 e chiedere alla Regione che sposti alla fine di dicembre la chiusura delle pratiche, per il passaggio di consegne. Per la Zir di Pratosardo la questione ha avuto due giorni fa un approfondimento, nell’incontro tra gli amministratori civici, guidati dal sindaco Andrea Soddu, il consorzio degli operatori e i dirigenti delle organizzazioni di industriali, artigiani e commercianti. La sintesi è stata in un orientamento condiviso a che sia il Comune a rilevare l’area. La condizione è quella conosciuta e ribadita dall’amministrazione: la Regione deve garantire l’intera copertura del debito, la cui stima attuale si attesta in 4 milioni e 350mila euro. La controproposta sarà affidata a un documento unitario da presentare alla Regione, che maturerà nel tavolo tecnico appena creato, con dentro il Comune, il consorzio degli operatori e le associazioni datoriali. Tra esse la stessa Confindustria, che tra i soci vanta buona parte delle aziende di Pratosardo. Tavolo in cui conta di riprendersi le occasioni d’impulso e partecipazione andate perse, a detta del presidente Bitti, per la poca attenzione dimostratale dall’assessorato dell’Industria: «I nostri associati manifestano preoccupazione e incertezza su quanto sta accadendo – afferma ancora il presidente degli industriali – senza alcuna possibilità di influire su decisioni calate dall’alto e non condivise. Adottate – aggiunge – sulla base di una legge del 2008, superata. Ma, nonostante ciò, non la si vuole modificare, con una seria riforma delle aree industriali e della loro gestione». L’altra faccia della medaglia, quella della proposta, è in questo caso indirizzata a chiedere alla Regione, dice Bitti, che negli atti di trasferimento delle Zir «garantisca la istituzione in ciascuna area industriale di una consulta degli operatori, con cui il nuovo ente di gestione sarà chiamato a confrontarsi». Intanto il sindaco di Macomer Antonio Succu ha espresso sconcerto per il fatto che l’incontri riguardi tutti i consorzi: «Vi sono certamente aspetti comuni di confronto, ma ogni consorzio presenta le proprie peculiarità che vanno affrontate e portate a soluzione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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