Appello dalla Baronia: non chiudete il Linguistico
di Sergio Secci
Intervento di Alessandro Luche, presidente dell’Unione dei comuni del Cedrino «Dobbiamo difendere il diritto allo studio e il territorio, le istituzioni si muovano»
2 MINUTI DI LETTURA
NUORO. L’annunciata chiusura dopo trent'anni anni del liceo linguistico Maria Immacolata di Nuoro crea preoccupazione anche nei centri della valle del Cedrino. I sindaci dei cinque paesi e il presidente dell’Unione dei comuni Alessandro Luche si dicono preoccupati per il futuro degli studenti ed in particolare di quelli che risiedono nei centri baroniesi che da anni frequentano nel capoluogo barbaricino. La decisione di chiudere la scuola cattolica paritaria che dal 2014 viene gestita da una cooperativa, è stata comunicata agli studenti a fine giugno. Una decisione che ha lasciato tutti di stucco, malgrado qualcosa fosse intuibile, visto il drastico calo delle iscrizioni che per il prossimo anno si contano sulle dita di una sola mano. A frequentare l’istituto nel prossimo anno scolastico, sarebbero rimasti quindi solo una cinquantina di ragazzi che dopo aver comunicato la triste notizia ai genitori, hanno inviato una lettera ai loro sindaci affinché si facciano portavoce di questo disagio. Secondo la preside Carla Pira e il presidente della coop Ivan Ghisu, la situazione si sarebbe fatta insostenibile soprattutto sul lato economico: da qui la decisione di chiudere. A farsi portavoce dei disagi degli studenti baroniesi il sindaco di Loculi e presidente dell’unione, l’avvocato Alessandro Luche che si rivolge al commissario straordinario della Provincia Costantino Tidu e all’assessore regionale all’Istruzione Andrea Biancareddu: «Quello allo studio è un diritto sacro ed inviolabile ed è inaccettabile che questa scuola possa chiudere in sordina, con le istituzioni di vertice quali l’assessorato regionale e la Provincia di Nuoro, senza che venga mosso alcunché e nessuno dica nulla. Si tratta di un territorio che noi dobbiamo difendere perché è già in una condizione di degrado e dove l’abbandono scolastico è ai massimi livelli», prosegue Luche. «Evitiamo che questo diventi davvero un degenerare per gli anni futuri e un danno per i nostri ragazzi che ancora credono e vogliono investire nella nostra provincia. Le istituzioni si devono rendere conto che la chiusura del Linguistico sarebbe un danno irreparabile per tutti gli studenti che intendono scegliere quella strada e per chi vorrebbe, avendola già intrapresa, vorrebbe concludere quel percorso».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
