Torna l’incubo Lingua blu Colpiti due allevamenti

Il sindaco di Bari Sardo Ivan Mameli ha disposto il sequestro delle greggi Riscontro dell’Istituto zooprofilattico. Altri due casi sospetti a Villagrande 

BARI SARDO. L’Ogliastra ripiomba nell’incubo della Blue tongue, la malattia che colpisce gli ovini e mette in ginocchio le aziende. Sono due gli allevamenti di Bari Sardo, nelle località di Ligios e Planargia, messi sotto sequestro da un’ordinanza del sindaco Ivan Mameli dopo la comunicazione, risalente al 6 agosto, dei servizi veterinari della Assl di Lanusei. Inizialmente si è trattato di un semplice sospetto ma, nei campioni inviati all’istituto Zooprofilattico di Sassari, gli esperti hanno isolato il virus responsabile della febbre catarrale degli ovini. Ora si attende solo il responso dei colleghi del centro di referenza nazionale di Teramo che dovranno accertare il sierotipo, ufficializzando così il ritorno del temutissimo morbo nel territorio ogliastrino.

Altri due casi sospetti, ma questi ancora tutti da verificare, sono stati riscontrati nel territorio di Villagrande Strisaili. Le pecore dei due allevamenti di Bari Sardo sono sintomatiche, presentano un quadro clinico importante e questo induce a pensare che possa trattarsi dei sierotipi 4 o 1. Difficile, invece, che possa trattarsi del sierotipo 3 che ha caratteristiche diverse ed ha fatto irruzione l’inverno scorso nel sud Sardegna, con alcuni focolai individuati nelle campagne di Serramanna, Santadi, Teulada e Sant'Anna Arresi.

Qualunque sia il sierotipo del virus arrivato in Ogliastra e isolato nei giorni scorsi dal centro sassarese la preoccupazione, tra gli operatori del settore, è palpabile. La guardia sul fronte della prevenzione e del controllo è altissima: in questi casi scatta un piano che prevede una lunga serie di restrizioni.

Numerose le misure, adottate anche nel caso si tratti soltanto di un sospetto focolaio: l’allevamento viene messo sotto sequestro, la movimentazione delle greggi bloccata e, su indicazione dei veterinari, si procede all’abbattimento dei capi malati per evitare il diffondersi del virus veicolato da insetti ematofagi. Ci sono inoltre una serie di prescrizioni per limitare al massimo la possibilità che il culicoide – così si chiama il vettore – entri in contatto con gli ovini e con i bovini, questi ultimi ugualmente colpiti dalla malattia seppure in forma molto più lieve.

Queste contromisure, tuttavia, alcuni anni fa non sono servite ad arginare il diffondersi del contagio in mezza Sardegna. Tutti gli allevatori ogliastrini ricordano con amarezza quanto accaduto nel 2017 quando un’epidemia di Blue tongue – nella fattispecie si trattava del sierotipo 4 – falcidiò le greggi. Allora, a ridosso dell’estate, la malattia si presentò nella quasi totalità degli allevamenti ogliastrini, imperversando sino all’inverno e mettendo in ginocchio le aziende. Nel giro di pochi mesi la Lingua blu colpì migliaia di capi, molti dei quali presentavano la sintomatologia del morbo: mastiti, febbri e alto tasso di aborti in aggiunta ad un netto calo della produzione del latte.

Centinaia, infine, le bestie morte le cui carcasse vennero smaltite tra scene di disperazione e gesti di rabbia da parte degli allevatori che chiamarono in causa la Regione perché, nonostante fosse stata preavvisata della presenza del nuovo sierotipo, non agì tempestivamente con una campagna di vaccinazione sul territorio isolano allo scoppio dei primi focolai.

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