I focolai di Lingua blu si moltiplicano nel Nuorese

Dopo i due allevamenti contagiati a Bari Sardo, sospetti in tutta la provincia Profilassi in ritardo per la mancata assunzione nei ruoli Ats dei veterinari  

NUORO. La Lingua blu fa paura. Dopo l’Ogliastra tocca ora al Mandrolisai e al Nuorese fare i conti con lo spettro della febbre catarrale degli ovini. Sospetti focolai del morbo sono stati riscontrati a Ortueri, Olzai e Sorgono mentre in Ogliastra, ai due allevamenti messi sotto sequestro a Ligios e Planargia, nel territorio comunale di Bari Sardo, si devono aggiungere gli accertamenti eseguiti dai servizi veterinari della Assl di Lanusei in due aziende di Villagrande Strisaili ed ancora a Triei, Tortolì, Girasole e Ilbono.

Ormai le segnalazioni, che si sono verificate proprio nei territori individuati dalla carta del rischio come possibili zone interessate dalla ripresa del virus, fioccano a decine. Come previsto dal documento predisposto per la prima volta dall’Osservatorio epidemiologico veterinario regionale, i primi casi sospetti della malattia, veicolata da un insetto, si sono concentrati proprio nell’Ogliastra e, a seguire, nella provincia di Nuoro. Nonostante queste previsioni, quanto mai fondate, le vaccinazioni delle “rimonte”, le giovani agnelle non ancora entrate in produzione individuate come target da vaccinare, vanno a rilento. Una situazione incresciosa dettata dalla mancanza di veterinari da utilizzare per la profilassi. Nei servizi veterinari della Assl di Nuoro, dove si lavora a ranghi ridotti rispetto al numero del bestiame, mancano una dozzina di professionisti. Siamo a metà agosto ma ancora l’Ats, l’azienda unica dalla quale dipendono le assunzioni dei veterinari, non ha provveduto ad integrarli nei ruoli, pur sapendo perfettamente che la profilassi riveste un ruolo di primaria importanza nella lotta alla Blue tongue che nel 2017 ha causato ingenti danni al settore zootecnico.

Nel frattempo, dagli inizi del mese, gli accertamenti sui focolai sospetti si sono susseguiti senza sosta. L’Istituto zooprofilattico di Sassari, che sta analizzando i campioni dei capi colpiti dalla sintomatologia attribuibile alla Blue tongue, ha rinvenuto il virus in quei campioni prelevati ai capi degli allevamenti di Bari Sardo, che peraltro presentano tutti i sintomi della malattia come febbri, mastiti, abortività elevata e scarsa produzione di latte. Non solo: gli esperti dell’istituto sassarese hanno individuato anche il sierotipo – si tratta del 4 – in attesa del riscontro del centro nazionale di Teramo che arriverà già quest’oggi e ufficializzerà l'emergenza.

La diffusione del sierotipo 4 spaventa il mondo delle campagne, e poco o nulla ha a che vedere con il meno aggressivo sierotipo 3, che non presenta sintomi ed è stato riscontrato lo scorso febbraio nel sud Sardegna, con i focolai di Serramanna, Santadi, Teulada e Sant'Anna Arresi. A Cagliari intanto si cerca di correre ai ripari: domani è in programma una riunione operativa dell’Unità di crisi, l’organismo messo in campo dall'assessorato regionale alla Sanità per prevenire e contrastare la Blue tongue.

Cosa succederà ora è difficile da prevedere ma il contagio, alla luce dei ritardi nelle vaccinazioni imputabili alla mancanza di personale, potrebbe allargarsi nonostante le restrizione messe in campo sui territori coinvolti sulla scorta di quanto previsto dal piano deliberato in Regione. La speranza è che non finisca come quattro anni fa quando l’epidemia causò una vera e propria ecatombe tra le greggi di mezza Sardegna.

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