Soddu e Deriu, è ancora scontro
di Paolo Merlini
Dibattito sulla biblioteca Satta alla luce dell’emendamento del consigliere pd per la nuova fondazione
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NUORO. Dopo settimane di confronto a distanza sul futuro della bilioteca Sebastiano Satta, arriva il momento del faccia a faccia tra il sindaco Andrea Soddu e il consigliere regionale pd Roberto Deriu, autore quest’ultimo dell’emendamento inserito a giugno nella legge regionale cosiddetta del super staff, tanto criticata, che cancellava in un istante il consorzio del sistema bibliotecario barbaricino per fare posto a una fondazione da costituire entro quattro mesi (quindi entro ottobre), con un presidente scelto dalla giunta regionale, l’acquisizione al patrimonio della Regione di tutti gli immobili della Satta e ciò che contengono, e l’ingresso nel Cda delle università di Cagliari e Sassari. Un emendamento approvato in modo trasversale dal consiglio regionale (ben 45 voti) al quale il sindaco si oppone tenacemente, come ha ribadito anche ieri nel faccia a faccia organizzato da Lisetta Bidoni, capogruppo in consiglio comunale di Progetto per Nuoro, che ha voluto farsi interprete del sentimento di stupore e insieme di apprensione dei cittadini nuoresi per le sorti di una delle istituzioni più amate, almeno dalle generazioni più mature, memori di un passato forse irripetibile.
Ed è proprio per rispetto di quel passato – la Satta è stata fondata nel 1945 da Comune e Provincia di Nuoro – che Soddu non arretra di un centimetro rispetto a quanto già detto nelle scorse settimane: definisce “abominevole” nel suo complesso la legge Solinas e parla di “esproprio” sul caso specifico della Satta, al quale, sottolinea, la sua giunta e il consiglio comunale si opporranno con ogni mezzo legale. Ma il vero bersaglio è Roberto Deriu, colpevole per Soddu di un colpo di mano e di non aver informato il Comune di Nuoro della sua proposta, neppure informalmente, proprio quando il Comune procedeva verso una sua fondazione, istituita con una legge del 2018.
Tutt’altra la spiegazione del consigliere dem, che vede nella fondazione da lui proposta un passo importante e necessario verso la creazione di quel polo culturale nuorese (assieme al Man, l’Isre e l’università, altra nota dolente in realtà quest’ultima) di interesse regionale, e come tale appunto finanziato dalla Regione Sardegna. È l’unico modo perché istituzioni con l’acqua alla gola – come la Satta, va da sé – possano sopravvivere, dice Deriu, e non è una conquista facile perché ogni territorio rappresentato in consiglio regionale ha le proprie aspettative, rivendica la sua specificità culturale. E argomenta, da buon ex democristiano, come le scelte che un tempo costringevano i partiti a mettersi attorno a un tavolo per soluzioni negoziate e condivise siano archeologia politica, ancora più di fronte al fatto che Nuoro è amministrata da una maggioranza “locale”, cioè civica. Quel tempo è finito, dice Deriu, e il forte livello di competitività tra i territori e i loro rappresentanti in Regione ne è la prova. Ma Soddu, anche se non lo dice esplicitamente, vede nella scelta della Regione, appunto “trasversale”, anche un atto politico punitivo nei suoi confronti: togliere al Comune di Nuoro potere decisionale sulle politiche culturali che la riguardano, dalla Satta all’università, sino alla celebrazioni deleddiane.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ed è proprio per rispetto di quel passato – la Satta è stata fondata nel 1945 da Comune e Provincia di Nuoro – che Soddu non arretra di un centimetro rispetto a quanto già detto nelle scorse settimane: definisce “abominevole” nel suo complesso la legge Solinas e parla di “esproprio” sul caso specifico della Satta, al quale, sottolinea, la sua giunta e il consiglio comunale si opporranno con ogni mezzo legale. Ma il vero bersaglio è Roberto Deriu, colpevole per Soddu di un colpo di mano e di non aver informato il Comune di Nuoro della sua proposta, neppure informalmente, proprio quando il Comune procedeva verso una sua fondazione, istituita con una legge del 2018.
Tutt’altra la spiegazione del consigliere dem, che vede nella fondazione da lui proposta un passo importante e necessario verso la creazione di quel polo culturale nuorese (assieme al Man, l’Isre e l’università, altra nota dolente in realtà quest’ultima) di interesse regionale, e come tale appunto finanziato dalla Regione Sardegna. È l’unico modo perché istituzioni con l’acqua alla gola – come la Satta, va da sé – possano sopravvivere, dice Deriu, e non è una conquista facile perché ogni territorio rappresentato in consiglio regionale ha le proprie aspettative, rivendica la sua specificità culturale. E argomenta, da buon ex democristiano, come le scelte che un tempo costringevano i partiti a mettersi attorno a un tavolo per soluzioni negoziate e condivise siano archeologia politica, ancora più di fronte al fatto che Nuoro è amministrata da una maggioranza “locale”, cioè civica. Quel tempo è finito, dice Deriu, e il forte livello di competitività tra i territori e i loro rappresentanti in Regione ne è la prova. Ma Soddu, anche se non lo dice esplicitamente, vede nella scelta della Regione, appunto “trasversale”, anche un atto politico punitivo nei suoi confronti: togliere al Comune di Nuoro potere decisionale sulle politiche culturali che la riguardano, dalla Satta all’università, sino alla celebrazioni deleddiane.
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