«Lingua blu, poca prevenzione»

Il direttore di Coldiretti Nuoro-Ogliastra Serra: si sapeva che i veterinari non sarebbero bastati

NUORO. L’istituto zooprofilattico di Teramo ha confermato l’esistenza di un focolaio clinico di sierotipo 4 della Blue tongue negli allevamenti di Bari Sardo. Sancendo, di fatto, una drammatica realtà: l’Ogliastra e il Nuorese sono entrati ufficialmente nell’emergenza. Negli ultimi giorni, solo nel territori ogliastrino, dove a inizio agosto sono comparsi i primi sintomi del morbo veicolato da un insetto – il culicoide – che colpisce gli ovini e gli altri ruminanti, sono stati registrati 17 focolai con 3646 i capi coinvolti. Di questi, 127 presentano i sintomi della malattia con febbri, mastiti e calo della produzione di latte , mentre sono 6 le pecore morte. Circostanza che ieri mattina ha indotto il sindaco di Bari Sardo, Ivan Mameli, a firmare l’ordinanza per lo smaltimento delle prime carcasse. A breve, verosimilmente, seguiranno altri provvedimenti a firma dei primi cittadini di Ilbono, Girasole, Triei, Villagrande Strisaili e Tortolì, i comuni in cui sono stati riscontrati gli altri focolai e ai quali ieri si è aggiunto anche Lanusei.

Lo stesso rischio corrono i capi degli allevamenti nella provincia di Nuoro (Ortueri, Olzai e Sorgono) che, dopo la diagnosi di Teramo, centro di referenza nazionale, sono entrati nel novero dei focolai clinici. Sulla vicenda che preoccupa allevatori e operatori del settore è intervenuta Coldiretti Nuoro Ogliastra. «I veterinari messi in campo sul territorio regionale da Ats sono pochi e mal distribuiti» ha sottolineato Alessandro Serra, direttore dell’associazione di categoria di Nuoro – Ogliastra nel ricordare la battaglia di Coldiretti a favore del mondo delle campagne. «Sin dall’inizio dell’estate abbiamo espresso a più riprese la nostra preoccupazione sul fatto che alcuni distretti, tra cui proprio la bassa Ogliastra dove è scoppiato il primo focolaio di Lingua blu, fossero sguarniti. Tra Nuoro e Lanusei – osserva ancora Serra – ad oggi mancano all’appello una ventina di veterinari. Era chiaro a tutti che, con il carico di lavoro che ricade sui pochi professionisti in servizio, le vaccinazioni contro il morbo sarebbero andate a rilento».

Ora con il virus che ha varcato i confini ogliastrini arrivando sin nel Mandrolisai, si spera che le poche vaccinazioni eseguite dai servizi veterinari delle Assl di Nuoro e Lanusei sulle rimonte, le giovani agnelle non ancora entrate in produzione che rappresentano il 25 per cento degli allevamenti, riescano a contrastare la diffusione del virus.

Cosa abbia fatto riesplodere la malattia, dopo quattro anni di assenza, al momento è difficile da stabilire. Il sierotipo 4, isolato nei campioni delle bestie dapprima dall’Istituto zooprofilattico di Sassari e poi confermato dal centro Teramo, potrebbe essere rimasto sul territorio isolano in forma latente oppure potrebbe aver fatto la sua ricomparsa in Sardegna trasportata dalle piogge africane del mese scorso.

Qualunque sia l’origine rimane la mancata profilassi. Prevenzione e programmazione avrebbero dovuto essere le parole d’ordine della lotta alla patologia animale, a maggior ragione dopo l’ecatombe del 2017 quando lo stesso sierotipo falcidiò le greggi sarde, gettando nello sconforto centinaia di allevatori che dovettero seppellire centinaia di carcasse, e bloccò per mesi la movimentazione dei bovini con importanti e nefaste ricadute per l'economia del comparto zootecnico.

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