La Nuova Sardegna

Nuoro

Il racconto “Nugoro” diventa un’opera teatrale

di Francesco Pirisi
Il racconto “Nugoro” diventa un’opera teatrale

La magia del libro di Pietro Pala il 26 agosto si trasforma in rappresentazione per dare voce alla città

3 MINUTI DI LETTURA





NUORO. La città dal Neolitico all’attualità in dieci episodi. Questo è “Nugoro”, di Pietro Pala, scrittore bilingue. Il racconto sarà un’opera teatrale, che dovrebbe essere messa in scena a dicembre. La regia è di Valeria Polimene. Ma già il 26 agosto si potrà assistere alla rappresentazione dell’episodio più triste. Quello dedicato a ricordare, dopo 50 anni, l’incendio che in un pomeriggio agostano del 1971 distrusse il monte Ortobene e uccise il capraio Francesco Catgiu. «Quell’incendio – spiega Pala – è stata una delle pagine tragiche della storia della città. Dietro c’era una pianificazione – aggiunge – con diversi focolai accesi nei giorni precedenti nel circondario, favoriti da temperature oltre i 40 gradi. L’obiettivo degli incendiari era però il monte, e alla fine lo presero».

C’è anche, nel libro, la situazione opposta, costituita dalla grande nevicata nel’56. Una prova dura per una comunità non circondata di agi, la cui situazione viene personificata dalla figura di “Mariedda”, con la brocca alla fonte di “Istirita”, «perché la madre le ha ordinato di andare a prendere l’acqua, nonostante le ritrosie della giovane, spaventata dal freddo». Dai fatti più eclatanti a una serie di altre vicende e personaggi, con i quali Pala descrive pregi e difetti della sua città. L’inizio del racconto è in un tempo lontano migliaia di anni, il Neolitico, appunto, con l’arrivo di popolazioni dall’Anatolia, quasi che quella migrazione avesse segnato il carattere e le vicende del popolo. Tra i difetti dei conterranei, Pala mette quello di demolire quanto è presente.

«A Nuoro – dice – sono stati buttati giù edifici storici e, al contrario, si moltiplichino i cori polifonici. Ma se poi andiamo a vedere, oltreché per la passione – è la lettura dell’autore – il loro fiorire è la conseguenza di divisioni e litigi futili, per cui da un gruppo ne sono nati due, da due quattro, e così continuando». C’è al centro il disaccordo anche nel capitolo “Bichinados” (vicinati): «Immagino una cena conviviale, che parte bene, ma entra in gioco la goliardia e una generale presa per i fondelli».

I pregi sono personificati dalle figure e opere di alcuni personaggi recenti. Peppinedda Ganga, “Sa mula” è la prima che cita l’autore: «Donna stravagante, che girava per la città, con una minigonna gialla. Per chi vi appuntava sguardo e attenzioni c’era immediata una sfilza di improperi. Ma le viene riconosciuta una grande umanità». Descrive anche Peppe Deledda “Coa”: «Voci popolari lo indicavano come cugino della scrittrice e premio Nobel. Girava per Nuoro con una tutta da meccanico, sulla quale cadeva la barba bianca».

“Nugoro” è anche un omaggio a Graziano Siotto, l’ultimo scalpellino, che collaborò con Nivola per la piazza “Satta”. E poi a Nicola Porcu, il custode dell’Ortobene: «Tre giorni dopo l’incendio – racconta Pala – mentre saliva al monte per la festa, prese una scorciatoia, dove trovò la figlia, appena nata, di un’asina morta bruciata. Le diede il nome Nicoletta».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative