Emergenza lingua blu: Ats invia i veterinari

All’appello delle Assl di Nuoro e Lanusei mancano una ventina di operatori Da Orune e Siniscola a Villagrande Strisaili: in aumento i focolai accertati

NUORO. «Abbiamo dato corso alle richieste dell’assessorato alla Sanità. Ora bisogna solo perfezionare l’ordine di servizio per trasferire i veterinari in forza nel nord e sud Sardegna nelle zone colpite dalla Lingua blu, Nuoro e Ogliastra». Con queste parole Attilio Murru, direttore amministrativo dell’Ats, l’azienda unica dalla quale dipendono i professionisti che avrebbero dovuto vaccinare il bestiame contro la febbre catarrale degli ovini intende tranquillizzare l’agitato mondo delle campagne, piombato nell’incubo Blue tongue. Attualmente i veterinari sono impiegati in parte nel sud Sardegna, dove a febbraio scorso è stato riscontrato l’asintomatico sierotipo 3 in diversi focolai negli agri di Serramanna, Santadi, Teulada e Sant’Anna Arresi, in parte nel nord per contrastare la tubercolosi bovina. La procedura, che segue la riunione cagliaritana dell’Unità di crisi, è stata avviata. Tuttavia, nell’epicentro del contagio che ormai ha toccato il centro Sardegna, dei professionisti promessi ancora non c’è nessuna traccia. «In questi giorni ci sono state le interlocuzioni con i capi struttura delle Assl interessate. A breve – rassicura il direttore Murru che chiama in causa il ponte ferragostano – i veterinari si recheranno negli allevamenti per le vaccinazioni».

Un impegno preciso che però non detta i tempi, nonostante di corsa contro il tempo si tratti. E sì che dei 27 veterinari, assunti nel 2020 proprio per la profilassi contro il sierotipo 4 della malattia che noto nel resto del territorio nazionale ma sino al 2017 ancora sconosciuto in Sardegna, almeno qualcuno avrebbe dovuto essere impiegato nella provincia di Nuoro, che registra focolai a Siniscola, Ottana, Orune, Sarule, Atzara, Teti, Austis, Olzai, Ortueri e Sorgono, e in Ogliastra (Talana , Bari Sardo, Ilbono, Girasole, Triei, Villagrande Strisaili, Lanusei, Tortolì ed Arzana). Intanto il morbo si diffonde, colpendo soprattutto le pecore adulte che, fortunatamente, presentano un quadro clinico meno severa rispetto all’ondata di quattro anni fa, in virtù di quella che gli esperti chiamano “memoria vaccinale”.

Di contro, i pochi veterinari in servizio (all’appello tra le Assl di Nuoro e di Lanusei mancano una ventina di operatori) non solo devono diagnosticare i nuovi casi ma, nel contempo, si devono occupare di garantire i livelli essenziali di assistenza. Altre importanti malattie animali come la brucellosi, la tubercolosi e la leucosi sono in agguato e, senza controlli, potrebbero avere gioco facile. Che i ritardi ci siano stati è fuor di dubbio ma chi risponderà della diffusione di una malattia infettiva che avrebbe potuto e dovuto essere prevenuta se solo si fosse tenuto conto delle prescrizioni del Piano regionale che prevedeva la chiusura delle operazioni di profilassi entro il 31 luglio? Il documento, sulla base della carta del rischio stilato dall’Osservatorio epidemiologico veterinario indicava chiaramente le zone maggiormente a rischio, tra queste proprio l’Ogliastra dove si è verificato il primo caso sospetto, accertato dall’Istituto zoo profilattico di Sassari e confermato dal Centro di referenza nazionale di Teramo. Proprio i sindaci ogliastrini, riuniti in conferenza sociosanitaria, domani si confronteranno con i vertici della Assl di Lanusei sull’emergenza che ha già causato una trentina di decessi tra le bestie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes