La Nuova Sardegna

Nuoro

La festa del Redentore, omaggio al popolo afghano

di Simonetta Selloni
La festa del Redentore, omaggio al popolo afghano

Un drappo bianco sui costumi indossati da 75 donne in segno di vicinanza La manifestazione si svolgerà tra la Solitudine e le opere di Maria Lai 

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NUORO. Come dimenticare le immagini terribili che arrivano da Kabul, quelle mani di madri e padri che affidano i loro bambini a chiunque – lo scatto del console italiano Tommaso Claudi eloquente più di mille parole – li possa portare via dalla tragedia che sta scuotendo l’Afghanistan. E infatti dimenticare non si può e non si deve; e Nuoro, nel momento più assorbente per la sua comunità quale è la 121esima Festa del Redentore unita alle celebrazioni per i 150 anni della nascita del premio Nobel per la letteratura Grazia Deledda, renderà una pubblica dimostrazione di vicinanza al popolo afghano. Domani sera, durante l’evento “Il vestiario popolare sardo storico”, nel quale saranno impegnate 75 coppie in costume in un percorso tra la chiesa della Solitudine e il parco con le opere di Maria Lai, le donne porteranno sulle spalle un drappo bianco in segno di lutto. Verrà quindi poggiato in un punto simbolico del percorso.

«Vogliamo dire chiaramente da che parte stiamo, abbiamo accolto la proposta della presidente della Commissione regionale Pari opportunità Francesca Ruggiu affinché si desse un segnale di vicinanza al popolo afghano e di protesta per quanto sta avvenendo», ha detto il sindaco Andrea Soddu. E così è stato coinvolto il direttore artistico della Festa del Redentore, Ottavio Nieddu, e Ambra Pintore, alla quale è affidato il quadro iconografico che, a partire dalle 21.30, racconterà la storia del Redentore e i suoi intrecci con Grazia Deledda e quindi con Maria Lai.

«Una riflessione doverosa sulla tragedia del popolo afghano e delle donne in un contesto che ha un focus ben preciso su due figure femminili così importanti, Grazia Deledda e Maria Lai», ha sottolineato Ambra Pintore. L’artista ha messo a disposizione le sue sensibilità e la sua costante ricerca nel mondo delle tradizioni culturali e musicali isolane a disposizione delle celebrazioni per il Redentore. Orfano della sfilata ma proprio per questo arricchito di una visione alternativa e, forse, riconsegnato alla sfera più intima dei ricordi della città. Nel percorso che partirà dal portone della Solitudine (opera di Eugenio Tavolara), le 75 coppie, ossia 150 persone tante quanti gli anni della nascita di Grazia Deledda, saranno la cornice di una narrazione poetica e letteraria ma anche storica. Mentre si celebrerà il Redentore, saranno offerti stralci di brani delle opere del Nobel su temi cari alla Deledda: l’Ortobene, gli abiti delle donne i loro significati, la chiesa della Solitudine, i momenti della festa. Sarà data lettura di documenti storici sulla nascita della Festa del Redentore. «Questo evento è la sintesi dei contributi di molti esperti ed esperte, testimonianze e ricerca – ha voluto precisare Ambra Pintore –. Tra tutti, una citazione particolare per Franca Rosa Contu, funzionaria (ora in pensione) responsabile del settore Musei dell’Isre e curatrice delle collezioni del Museo del Costume e del Museo Deleddiano, e l’antropologa Susanna Paulis».

Ci sarà anche la musica, naturalmente. I musicisti coinvolti sono Marco Argiolas (sax e clarinetto), Mauro Mibelli (chitarre e mandoloncello), Pierpaolo Vacca (organetto), e Roberto Scala (basso e fisarmonica).

Bellezza e arte, l’omaggio a al Redentore e a Grazia Deledda, indissolubilmente legati al cuore della città. Con un “filo rosso” ideale proiettato verso il popolo afghano piegato dalla violenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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