«Irripetibile e incoraggiante»
di ANTONELLO MURA (*)
Il messaggio del vescovo Mura: così è il suo sguardo, unico, da 120 anni
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Nel tempo della pandemia, tutt’ora attuale, abbiamo incontrato sguardi di ogni genere. Tra gli altri, sguardi preoccupati, tesi, sentenziosi, scavati, profondi, tristi, morenti, acuti, illuminati o sereni. Ognuno di noi ne ha osservati di differenti e, contemporaneamente, ne ha donato agli altri di diversi.
Nello sguardo c’è tutto di noi, molto più che nel parlare. E la sua profondità, difficile da velare, disvela tutta l’ampiezza del nostro spirito. Una persona, infatti, la si conosce molto di più dal suo modo di guardare, che rivela anche l’intensità dei suoi progetti, che dalle sue azioni.
Il Redentore, da 120 anni ha uno sguardo unico, irripetibile per tutti noi. Dall’alto del monte Ortobene, chi è credente si sente raggiunto da occhi amorosi e protettivi, che rivelano e confermano quello che troviamo nel Vangelo; chi invece fa fatica a credere, sa comunque che non può escludersi dal suo sguardo, non può evitarlo, simbolo di una certezza: la presenza del Redentore non esclude nessuno, ma attraverso di Lui tutti siamo visti e tutti possiamo vederlo.
In questo tempo, anche a causa della pandemia, è importante – non solo per i cristiani – donarci reciprocamente sguardi che aiutino e incoraggino, che siano portatori di speranza. Oggi più che mai la salvezza comunitaria, la serenità sociale, gli orizzonti del futuro dipendono da coloro che hanno a cuore la vita umana nella sua totalità e che coltivano atteggiamenti solidali, evitando la malefica cultura del sospetto. Il Vangelo scrive: «La lampada del tuo corpo è l’occhio» (cf. Mt 6,22-23). Se il tuo occhio è tenebroso, tu sei nelle tenebre, non perché il mondo è oscuro, ma perché il tuo occhio è come spento, accecato. Interessante ripercorre nel Vangelo gli atteggiamenti di Gesù. Il suo sguardo è poetico, appassionato e avvolgente, come testimonia la statua del Redentore. Lui è capace di “vedere”, riconosce persone e luoghi senza fuggire dai problemi e senza ipocrisie. Gesù vede la natura, e vi riconosce l’amore del Padre, come anche l’insensato affannarsi degli uomini per cose vane. Scorge i bambini che giocano sulla piazza e ne costruisce una parabola, che parla anche agli adulti. Vede il lavoro del seminatore, il seme che cresce sotto le zolle fino a diventare un grande albero, immagine della vita alimentata da Dio. Gesù vede anche il grano e la zizzania... immancabili in ogni campo. Lui, anche nelle cose più semplici e abituali, sa riportarci alle meraviglie che Dio compie ogni giorno per noi.
Il Redentore che tiene in mano la croce ci ricorda infine quanto scrive il Vangelo di Giovanni: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto» (Gv 19,37). Più che uno spettacolo è l’invito a guardare oltre le apparenze, oltre la sofferenza e la morte. Gesù l’aveva previsto: «Quando sarò innalzato attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Che il nostro sguardo si lasci finalmente rapire da Colui che ha capovolto il senso della vita: si perde per vincere, si vive per donare, si ama per far vivere. Solo vivendo così si può risorgere con Lui. Anche oggi, allora, vogliamo stare accanto al Redentore, per sempre e con il suo sguardo.
(*) Vescovo di Nuoro
e di Lanusei
Nello sguardo c’è tutto di noi, molto più che nel parlare. E la sua profondità, difficile da velare, disvela tutta l’ampiezza del nostro spirito. Una persona, infatti, la si conosce molto di più dal suo modo di guardare, che rivela anche l’intensità dei suoi progetti, che dalle sue azioni.
Il Redentore, da 120 anni ha uno sguardo unico, irripetibile per tutti noi. Dall’alto del monte Ortobene, chi è credente si sente raggiunto da occhi amorosi e protettivi, che rivelano e confermano quello che troviamo nel Vangelo; chi invece fa fatica a credere, sa comunque che non può escludersi dal suo sguardo, non può evitarlo, simbolo di una certezza: la presenza del Redentore non esclude nessuno, ma attraverso di Lui tutti siamo visti e tutti possiamo vederlo.
In questo tempo, anche a causa della pandemia, è importante – non solo per i cristiani – donarci reciprocamente sguardi che aiutino e incoraggino, che siano portatori di speranza. Oggi più che mai la salvezza comunitaria, la serenità sociale, gli orizzonti del futuro dipendono da coloro che hanno a cuore la vita umana nella sua totalità e che coltivano atteggiamenti solidali, evitando la malefica cultura del sospetto. Il Vangelo scrive: «La lampada del tuo corpo è l’occhio» (cf. Mt 6,22-23). Se il tuo occhio è tenebroso, tu sei nelle tenebre, non perché il mondo è oscuro, ma perché il tuo occhio è come spento, accecato. Interessante ripercorre nel Vangelo gli atteggiamenti di Gesù. Il suo sguardo è poetico, appassionato e avvolgente, come testimonia la statua del Redentore. Lui è capace di “vedere”, riconosce persone e luoghi senza fuggire dai problemi e senza ipocrisie. Gesù vede la natura, e vi riconosce l’amore del Padre, come anche l’insensato affannarsi degli uomini per cose vane. Scorge i bambini che giocano sulla piazza e ne costruisce una parabola, che parla anche agli adulti. Vede il lavoro del seminatore, il seme che cresce sotto le zolle fino a diventare un grande albero, immagine della vita alimentata da Dio. Gesù vede anche il grano e la zizzania... immancabili in ogni campo. Lui, anche nelle cose più semplici e abituali, sa riportarci alle meraviglie che Dio compie ogni giorno per noi.
Il Redentore che tiene in mano la croce ci ricorda infine quanto scrive il Vangelo di Giovanni: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto» (Gv 19,37). Più che uno spettacolo è l’invito a guardare oltre le apparenze, oltre la sofferenza e la morte. Gesù l’aveva previsto: «Quando sarò innalzato attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Che il nostro sguardo si lasci finalmente rapire da Colui che ha capovolto il senso della vita: si perde per vincere, si vive per donare, si ama per far vivere. Solo vivendo così si può risorgere con Lui. Anche oggi, allora, vogliamo stare accanto al Redentore, per sempre e con il suo sguardo.
(*) Vescovo di Nuoro
e di Lanusei
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