Il vescovo dall’Ortobene: «Attenti alle piaghe sociali»
di Alessandro Mele
L’appello di monsignor Antonello Mura durante le celebrazioni in cima al monte «Abbiamo bisogno di persone che sappiano costruire un futuro per tutti»
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NUORO. Intorno alla statua del Redentore, nel giorno del suo 121esimo compleanno, un trionfo di presenze tra nuoresi e visitatori. Nonostante le disposizioni in vigore per contrastare la pandemia di Covid-19, rispettate in ogni dettaglio, in tanti hanno scelto di trascorrere questo 29 agosto in cima al monte Ortobene. Appuntamento clou della giornata, la messa solenne presieduta dal vescovo di Nuoro e Lanusei, monsignor Antonello Mura che, davanti ad autorità civili e militari, al capitolo dei canonici della cattedrale e ai sacerdoti, ha incentrato l’omelia di quest’anno su alcune emergenze vissute dalla società civile, tra queste gli incendi e la piaga della povertà, traendo spunto proprio dallo sguardo della statua scolpita da Vincenzo Jerace.
«Invito me e voi ad assumere uno sguardo attento sulla realtà che ci circonda intorno al Redentore – ha detto il presule nel corso dell’omelia –. Non basta avere il dono della vista ma è necessario uno sguardo in grado di scrutare gli orizzonti, soprattutto quelli più a rischio: quante decisioni non sono prese guardando a chi sta male. In questo modo chi e povero rimane povero e chi e ricco vede aumentare la sua ricchezza. Il Redentore – ha proseguito monsignor Antonello Mura – è davvero un punto di riferimento per noi? Sono 120 anni che ci guarda e che osserva il passaggio di generazioni diverse. Cosa è cambiato? Cosa può cambiare? 120 anni sono sufficienti a porre le basi per un futuro più bello e più giusto, mi chiedo se ne siamo consapevoli. Abbiamo bisogno di persone che prima che cerchino il consenso, sappiano costruire un futuro per tutti». Poi è lo sguardo del vescovo Antonello Mura a rivolgersi verso il ricordo del brutale incendio che 50 anni fa distrusse il monte Ortobene.
«È difficile dimenticare che questo monte fu silurato da un fuoco nemico non meno di mezzo secolo fa – ha detto il vescovo di Nuoro –. In quel caso, il capraro Francesco Catgiu fu vittima incolpevole di un atto demoniaco. Come non parlare dell’emergenza incendi che quest’anno ha devastato l’isola – ha ricordato poi il presidente della Conferenza episcopale sarda –. Al cospetto di questi atti ci si difende con la civiltà – ha sottolineato monsignor Mura – è in questi momenti che si arriva a pensare che solo una ribellione civica ci possa salvare quando sembra regnare una volgare indifferenza da parte degli organi competenti rispetto al tema della prevenzione».
Parole significative quelle pronunciate dal vescovo Antonello Mura nel corso della messa solenne celebrata al cospetto dei tantissimi fedeli che hanno raggiunto il parco del monte Ortobene con il green pass e nel pieno rispetto delle norma igienico sanitarie. Una celebrazione particolarmente sentita, animata dai canti del Coro di Nuoro, diretto da Francesco Mele e degli Amici del Folklore diretti per l’occasione da Tonino Paniziutti.
Molto suggestivo il momento iniziale della celebrazione quando il Coro di Nuoro ha eseguito il Babbu Nostru scritto da don Gonario Cabiddu che il prossimo 5 settembre celebrerà i primi cento anni dalla sua nascita.
È stata una giornata di festa durante la quale i nuoresi e non solo, hanno invaso il monte Ortobene dopo i tristi e lunghi mesi vissuti nell’angoscia della pandemia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Invito me e voi ad assumere uno sguardo attento sulla realtà che ci circonda intorno al Redentore – ha detto il presule nel corso dell’omelia –. Non basta avere il dono della vista ma è necessario uno sguardo in grado di scrutare gli orizzonti, soprattutto quelli più a rischio: quante decisioni non sono prese guardando a chi sta male. In questo modo chi e povero rimane povero e chi e ricco vede aumentare la sua ricchezza. Il Redentore – ha proseguito monsignor Antonello Mura – è davvero un punto di riferimento per noi? Sono 120 anni che ci guarda e che osserva il passaggio di generazioni diverse. Cosa è cambiato? Cosa può cambiare? 120 anni sono sufficienti a porre le basi per un futuro più bello e più giusto, mi chiedo se ne siamo consapevoli. Abbiamo bisogno di persone che prima che cerchino il consenso, sappiano costruire un futuro per tutti». Poi è lo sguardo del vescovo Antonello Mura a rivolgersi verso il ricordo del brutale incendio che 50 anni fa distrusse il monte Ortobene.
«È difficile dimenticare che questo monte fu silurato da un fuoco nemico non meno di mezzo secolo fa – ha detto il vescovo di Nuoro –. In quel caso, il capraro Francesco Catgiu fu vittima incolpevole di un atto demoniaco. Come non parlare dell’emergenza incendi che quest’anno ha devastato l’isola – ha ricordato poi il presidente della Conferenza episcopale sarda –. Al cospetto di questi atti ci si difende con la civiltà – ha sottolineato monsignor Mura – è in questi momenti che si arriva a pensare che solo una ribellione civica ci possa salvare quando sembra regnare una volgare indifferenza da parte degli organi competenti rispetto al tema della prevenzione».
Parole significative quelle pronunciate dal vescovo Antonello Mura nel corso della messa solenne celebrata al cospetto dei tantissimi fedeli che hanno raggiunto il parco del monte Ortobene con il green pass e nel pieno rispetto delle norma igienico sanitarie. Una celebrazione particolarmente sentita, animata dai canti del Coro di Nuoro, diretto da Francesco Mele e degli Amici del Folklore diretti per l’occasione da Tonino Paniziutti.
Molto suggestivo il momento iniziale della celebrazione quando il Coro di Nuoro ha eseguito il Babbu Nostru scritto da don Gonario Cabiddu che il prossimo 5 settembre celebrerà i primi cento anni dalla sua nascita.
È stata una giornata di festa durante la quale i nuoresi e non solo, hanno invaso il monte Ortobene dopo i tristi e lunghi mesi vissuti nell’angoscia della pandemia.
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