Delitto di Orune, un tentativo di difendersi poi le coltellate mortali
di Simonetta Selloni
L’autopsia sull’allevatore ucciso conferma: impeto d’ira, forse due gli assassini. Almeno dieci fendenti: la risposta a una richiesta di chiarimenti della vittima?
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ORUNE. Il mosaico investigativo dell’omicidio di Mauro Antonio Carai si arricchisce delle tessere provenienti dall’esame autoptico. Lo ha fatto ieri l’anatomopatologo Vindice Mingioni, al San Francesco di Nuoro; c’erano anche il magistrato inquirente, il sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Belfiori, e il comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Nuoro, maggiore Michele Cappa.
Se sull’omicidio dell’allevatore 74enne non si rilevano – finora – testimonianze decisive, qualcosa il corpo martoriato della vittima potrà invece raccontarlo. Quante coltellate gli sono state inferte (un numero alto, sembra almeno dieci), da che posizione: prenderebbe sempre più consistenza la ricostruzione in base alla quale almeno due persone abbiano partecipato all’omicidio. Un’uccisione non premeditata, con tutta probabilità, visto che la condotta abituale dell’allevatore, improntata a una quotidianità quasi granitica, casa-campagna-casa, ne faceva un facilissimo obiettivo per chiunque avesse voluto regolare conti secondo il classico copione dell’agguato a fucilate. E invece, l’accoltellamento rompe gli schemi. Mauro Antonio Carai aveva il bestiame nei terreni comunali di Sant’Efisio, dove non sono infrequenti i furti e altri sgarri da campagna; non si esclude che abbia subito qualche torto, e che abbia individuato l’autore o il presunto tale. O, ancora, che qualcuno glielo abbia indicato, in questo immenso territorio che sa mimetizzare bene i suoi frequentatori. L’anziano allevatore potrebbe aver incrociato il presunto responsabile, o i presunti, venerdì notte, lungo la stradina che porta alla 389. Come si usa, un cenno per fermare l’altra macchina, scendere e parlarsi così, da uomo a uomo. Qualcosa poi è andata storta, è degenerata fino alle coltellate.
Chi lo conosceva, ne ricorda la corporatura robusta. La foto di gioventù, praticamente l’unica disponibile per un uomo lontano ere geologiche dai social e dall’esposizione visuale, lo ritrae come un uomo forte. Impossibile pensare che non si sia opposto all’aggressione, che non abbia cercato di difendersi: anche questo diranno, i risultati dell’autopsia.
Per il resto è sparito tutto: aggressori, arma del delitto. E nemmeno si sa nulla delle ultime chiamate fatte da Carai. In queste ore i carabinieri di Nuoro e Bitti, con i colleghi di Orune, hanno provato a scandagliare le conoscenze dell’allevatore. Sapere se avesse qualche preoccupazione, per quanto tutta la sua condotta non lo facesse affatto intuire. Il fatto stesso che andasse tranquillamente in campagna, dove era aiutato dal figlio Giovanni (lo stesso che poi ne ha scoperto il corpo), testimonia il fatto che fosse sereno. Non era armato. Il figlio è andato a cercarlo, venerdì notte, per la normale preoccupazioni che si ha verso un genitore anziano, impegnato in un’attività comunque faticosa in campagna. Mai avrebbe pensato di trovare il padre in una pozza di sangue, riverso fuori dalla macchina.
Questa mattina, alle 11, Mauro Antonio Carai rientrerà a Orune, dove il parroco don Michele Muledda celebrerà il funerale nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore. Domenica, alla messa per la Beata Vergine del Carmelo, era stato lo stesso sacerdote a lanciare l’appello all’assassino. «Vieni allo scoperto, ammetti il tuo gesto». Un invito caduto nel vuoto, almeno per ora. Bisogna fare davvero uno sforzo di immaginazione per pensare che sarà raccolto.
Intanto alle 11 il paese darà il suo ultimo saluto all’allevatore.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Se sull’omicidio dell’allevatore 74enne non si rilevano – finora – testimonianze decisive, qualcosa il corpo martoriato della vittima potrà invece raccontarlo. Quante coltellate gli sono state inferte (un numero alto, sembra almeno dieci), da che posizione: prenderebbe sempre più consistenza la ricostruzione in base alla quale almeno due persone abbiano partecipato all’omicidio. Un’uccisione non premeditata, con tutta probabilità, visto che la condotta abituale dell’allevatore, improntata a una quotidianità quasi granitica, casa-campagna-casa, ne faceva un facilissimo obiettivo per chiunque avesse voluto regolare conti secondo il classico copione dell’agguato a fucilate. E invece, l’accoltellamento rompe gli schemi. Mauro Antonio Carai aveva il bestiame nei terreni comunali di Sant’Efisio, dove non sono infrequenti i furti e altri sgarri da campagna; non si esclude che abbia subito qualche torto, e che abbia individuato l’autore o il presunto tale. O, ancora, che qualcuno glielo abbia indicato, in questo immenso territorio che sa mimetizzare bene i suoi frequentatori. L’anziano allevatore potrebbe aver incrociato il presunto responsabile, o i presunti, venerdì notte, lungo la stradina che porta alla 389. Come si usa, un cenno per fermare l’altra macchina, scendere e parlarsi così, da uomo a uomo. Qualcosa poi è andata storta, è degenerata fino alle coltellate.
Chi lo conosceva, ne ricorda la corporatura robusta. La foto di gioventù, praticamente l’unica disponibile per un uomo lontano ere geologiche dai social e dall’esposizione visuale, lo ritrae come un uomo forte. Impossibile pensare che non si sia opposto all’aggressione, che non abbia cercato di difendersi: anche questo diranno, i risultati dell’autopsia.
Per il resto è sparito tutto: aggressori, arma del delitto. E nemmeno si sa nulla delle ultime chiamate fatte da Carai. In queste ore i carabinieri di Nuoro e Bitti, con i colleghi di Orune, hanno provato a scandagliare le conoscenze dell’allevatore. Sapere se avesse qualche preoccupazione, per quanto tutta la sua condotta non lo facesse affatto intuire. Il fatto stesso che andasse tranquillamente in campagna, dove era aiutato dal figlio Giovanni (lo stesso che poi ne ha scoperto il corpo), testimonia il fatto che fosse sereno. Non era armato. Il figlio è andato a cercarlo, venerdì notte, per la normale preoccupazioni che si ha verso un genitore anziano, impegnato in un’attività comunque faticosa in campagna. Mai avrebbe pensato di trovare il padre in una pozza di sangue, riverso fuori dalla macchina.
Questa mattina, alle 11, Mauro Antonio Carai rientrerà a Orune, dove il parroco don Michele Muledda celebrerà il funerale nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore. Domenica, alla messa per la Beata Vergine del Carmelo, era stato lo stesso sacerdote a lanciare l’appello all’assassino. «Vieni allo scoperto, ammetti il tuo gesto». Un invito caduto nel vuoto, almeno per ora. Bisogna fare davvero uno sforzo di immaginazione per pensare che sarà raccolto.
Intanto alle 11 il paese darà il suo ultimo saluto all’allevatore.
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