La Nuova Sardegna

Nuoro

Cherchi ucciso con due fucilate

di Kety Sanna
Cherchi ucciso con due fucilate

I risultati dell’autopsia: l’allevatore è stato colpito al fianco e alla testa mentre apriva il cancello

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INVIATA A NORAGUGUME. Due colpi di fucile, uno al fianco e l’altro alla testa, hanno ucciso l’allevatore 67enne di Noragugume Gigi Cherchi. Entrambe le fucilate sono state esplose in rapida successione da una distanza di 10 o 15 metri. La seconda è stata fatale. È quanto ha confermato l’autopsia eseguita sabato pomeriggio dal medico legale Roberto Demontis nel Policlinico di Monserrato, richiesta dal procuratore della Repubblica di Oristano, Ezio Domenico Basso che coordina le indagini. Secondo i primi elementi per assassinare l’allevatore è stato usato un fucile calibro 12. Gigi Cherchi è stato raggiunto dai pallettoni mentre era intento ad aprire il cancello del suo podere, in località Sa binza manna, a poche decine di metri dalla Provinciale 33.

Alle 18 di giovedì ad attenderlo davanti alla sua azienda, c’era un killer solitario che appostato all’ombra di una quercia ha aspettato che la vittima gli desse le spalle per aprire il fuoco. Poi si è allontanato, facendo perdere le sue tracce. A trovare il corpo senza vita dell’allevatore, un vicino di pascolo che ha dato l’allarme ai carabinieri della Compagnia di Ottana che si sono precipitati sul posto. Con loro anche i colleghi del Nucleo investigativo del Provinciale di Nuoro che hanno fatto partire la caccia all’uomo. Ed è proprio mentre setacciavano le campagne attorno al teatro dell’omicidio che gli inquirenti hanno trovato un fucile, ora al vaglio degli esperti del Ris di Cagliari. L’arma verrà sottoposta ad analisi tecniche per verificare se sia stata usata per compiere il delitto. Sul posto, però, non sono stati trovati bossoli.

In ogni caso gli esiti degli accertamenti da parte del Reparto investigazioni scientifiche, sono molto attesi. Potranno aggiungere tessere importanti al mosaico investigativo che in prima battuta tenderebbe a privilegiare l’ipotesi dell’omicidio di faida, anche se, come ha detto più volte in questi giorni il procuratore Basso: «Non c’è alcun elemento, per ora, che lo indichi con certezza». Ecco perché non si tralasciano altre piste, legate al mondo delle campagne e dei cavalli che Gigi Cherchi amava tanto. Gli inquirenti dalla sera di giovedì non hanno avuto tregua. Ieri sono proseguiti gli interrogatori di parenti, amici dell’allevatore ucciso. Decine le perquisizioni in paese e nella campagne vicine. Sentite anche persone appartenenti alle famiglie rivali che hanno caratterizzato la sanguinosa guerra partita alla fine degli anni Novanta, proprio con l’omicidio di Peppino Cherchi, fratello della vittima. Una lunga scia di lutti e di dolore.

Certo è che il sicario entrano in scena giovedì, quando ancora il sole non era tramontato, conosceva bene le abitudini dell’allevatore. Era sicuro che verso quell’ora Gigi Cherchi sarebbe andato ad accudire i suoi cavalli da corsa, perché ormai da qualche tempo, del resto del bestiame si occupavano altri pastori, ai quali aveva dato in affitto i suoi terreni. Il 67enne, descritto come un uomo solitario, aveva pochissimi rapporti a Noragugume. Coltivava le sue amicizie fuori, in altri centri del circondario.

Ieri, nonostante la mattinata soleggiata, Noragugume era deserto, ancora stordito dalla notizia tragica che giovedì sera lo ha fatto ripiombare nella paura. Tanti i posti vuoti anche tra i banchi della chiesa parrocchiale di San Giacomo, durante la messa domenicale celebrata da don Maurizio Demartis. Il parroco senza far riferimento esplicito all’omicidio del 67enne, si è rivolto agli smarriti di cuore, a quelli che hanno perso il senso della vita e li ha invitati ad ascoltare la parola di Dio.

«È Gesù il nostro punto di riferimento – ha detto il prete rivolgendosi a una platea di sole donne –. Con la parola “Effatà”, cioè “apriti”, Gesù rende liberi e salva i bisognosi, facendo udire i sordi e parlare i muti. Ma perché questo avvenga, è necessario aprirsi alla vita. Il cuore chiuso è incapace di sperare. Se stiamo concentrati su noi stessi viviamo con pregiudizi. Al contrario – ha sottolineato don Maurizio – il cuore aperto è un cuore che ascolta ed è disposto ad amare. Cercate di guardare e di vivere la vostra fede ascoltando e riscoprendo più che mai un mondo di pace e di giustizia. Tutto è possibile – ha detto per finire – ma solo se ci tutti ci crediamo. Allora iniziamo a spalancare i nostri cuori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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