Il parroco: «Non fomentiamo l’odio»
di Kety Sanna
Tante persone per l’ultimo saluto a Gigi Cherchi, l’allevatore ucciso con due fucilate nelle campagne del paese
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INVIATA A NORAGUGUME. La chiesa parrocchiale di San Giacomo ieri era gremita di persone. Banchi e sedie tutti occupati dai noragugumesi che hanno voluto dare l’ultimo saluto a Gigi Cherchi, l’allevatore ammazzato giovedì nelle campagne, a un tiro di schioppo dal paese. Molte donne, mentre decine di uomini sono rimasti all’esterno, nella piazza di fronte al Comune e all’antica chiesa della Madonna d’Itria. Sulla bara di legno chiaro una composizione di rose rosse e fiori bianchi. Davanti all’altare i familiari più stretti dell’allevatore 67enne: le sorelle, il fratello e gli adorati nipoti. «Non so parlare perché sono un ragazzo – ha esordito il parroco don Maurizio Demartis, facendo sue le parole di Geremia, quando il Signore lo chiamò per essere profeta –. Il mio atteggiamento vuole essere questo in un momento di raccoglimento attorno ai familiari di Gigi Cherchi, mancato improvvisamente».
Il parroco di Noragugume neppure ieri, durante l’omelia, ha fatto un riferimento esplicito all’omicidio dell’allevatore, ennesimo fatto di sangue che ha fatto ripiombare nella paura la piccola comunità di 300 anime, già segnata dalla faida scoppiata vent’anni fa. Si è però rivolto ai suo fedeli, chiedendo loro di vivere con sentimento di amore e spirito di pace. «Ognuno di noi ha ricevuto lo spirito santo, perciò siamo tutti figli di Dio, e solo se lo vogliamo possiamo essere immagine di Cristo – le parole di don Demartis che sono riecheggiate nella chiesa intitolata al patrono del paese –. Per riuscire in questo, però, dobbiamo essere operatori di pace. Dobbiamo evitare di fomentare l’odio, di innescare incendi. Dobbiamo gettare acqua sul fuoco». Un messaggio forte, rivolto ai giovani e alla comunità educante che ruota attorno a loro. «Questo è l’impegno di ognuno, se vogliamo dare valore e senso alla vita». La funzione si è conclusa con il corteo funebre che ha attraversato le viuzze, tra le case di basalto nero, fino a giungere al cimitero. La piazza di Noragugume, in un attimo, è ritornata ad essere deserta come nei giorni scorsi. Anche le campagne attorno al paese, ieri sembravano particolarmente silenziose e vuote. Davanti all’azienda di Sa binza manna solo il nastro bianco e rosso lasciato dagli inquirenti, riportava alla feroce esecuzione di giovedì. Tutto il resto è rimasto com’era. Pure i cavalli di Gigi Cherchi, forse ignari della fine tragica toccata al loro padrone, hanno continuato ad abbeverarsi proprio come quella sera.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il parroco di Noragugume neppure ieri, durante l’omelia, ha fatto un riferimento esplicito all’omicidio dell’allevatore, ennesimo fatto di sangue che ha fatto ripiombare nella paura la piccola comunità di 300 anime, già segnata dalla faida scoppiata vent’anni fa. Si è però rivolto ai suo fedeli, chiedendo loro di vivere con sentimento di amore e spirito di pace. «Ognuno di noi ha ricevuto lo spirito santo, perciò siamo tutti figli di Dio, e solo se lo vogliamo possiamo essere immagine di Cristo – le parole di don Demartis che sono riecheggiate nella chiesa intitolata al patrono del paese –. Per riuscire in questo, però, dobbiamo essere operatori di pace. Dobbiamo evitare di fomentare l’odio, di innescare incendi. Dobbiamo gettare acqua sul fuoco». Un messaggio forte, rivolto ai giovani e alla comunità educante che ruota attorno a loro. «Questo è l’impegno di ognuno, se vogliamo dare valore e senso alla vita». La funzione si è conclusa con il corteo funebre che ha attraversato le viuzze, tra le case di basalto nero, fino a giungere al cimitero. La piazza di Noragugume, in un attimo, è ritornata ad essere deserta come nei giorni scorsi. Anche le campagne attorno al paese, ieri sembravano particolarmente silenziose e vuote. Davanti all’azienda di Sa binza manna solo il nastro bianco e rosso lasciato dagli inquirenti, riportava alla feroce esecuzione di giovedì. Tutto il resto è rimasto com’era. Pure i cavalli di Gigi Cherchi, forse ignari della fine tragica toccata al loro padrone, hanno continuato ad abbeverarsi proprio come quella sera.
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