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Nuoro

«Si rinnovi la concessione a Saipem per 14 anni»

«Si rinnovi la concessione a Saipem per 14 anni»

Arbatax. La richiesta è della Rsu dell’Intermare preoccupata per il termine previsto di soli 4 anni

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ARBATAX. «È indispensabile che il Demanio rinnovi subito la concessione per 14 anni a Saipem e non si renda complice di un “aziendicidio” premeditato con annesse conseguenze sociali. La Rsu dell’Intermare fabrication yard inviterà le società dell’indotto a unirsi ai lavoratori del cantiere, che hanno già deciso di mobilitarsi con le famiglie per una manifestazione in difesa della Saipem e del tessuto industriale ogliastrino, “inadeguatamente” rappresentato dall’attuale Consorzio industriale». Questo è emerso nell’assemblea dei lavoratori Saipem. «Questo tira e molla tra gli interlocutori deputati a decidere sulla concessione demaniale – afferma la Rsu dell’Intermare – sta allarmando. A parlare sono i lavoratori che conoscono bene le dinamiche della Saipem e confermano che questo genere di complicazioni non è ben visto dalla multinazionale. I lavoratori Intermare hanno infatti accolto con una certa sorpresa la soluzione di rinnovare la concessione per soli quattro anni, per la quale invece erano state presentate due richieste per 14 anni. E sul mancato accoglimento delle stesse è stato presentato un ricorso al Tar. I l ripiego su una concessione di quattro anni non garantirebbe l’impegno della Saipem nel lungo termine nel sito di Arbatax».

Per la Rsu suona stonato il coro di chi invoca lo spostamento nelle aree ex Cartiera «e sconcerta che persone con un certo peso politico trattino con tanta superficialità un argomento così complesso; chi conosce il cantiere sa che quello che può apparire come un semplice campo sterrato, il piazzale in concessione dell’Intermare, nasconde sotto costosissimi interventi infrastrutturali, frutto di investimenti fatti nei 40 anni di presenza sul sito». Opere che permettono di costruire e varare manufatti che pesano fino a 30mila tonnellate.

«Appare un’illusione – viene rimarcato – l’idea di ricreare infrastrutture come una banchina di varo palificata e rinforzata in cemento armato; linee di varo dello stesso materiale; impianti di area compressa ed energia elettrica di servizio in tutti i 12 ettari, compattazione dei suoli che permettono il passaggio di mezzi con pesi eccezionali, in un’area che non presenta le minime condizioni morfologiche e di portanza».

La Rsu ricorda che le aree ex Cartiera presentano un dislivello di vari metri rispetto alla banchina di riva da utilizzare per le operazioni di varo; banchina che con i suoi 220 metri in luogo dei 400 attualmente disponibili in quella sud, non è in grado di accogliere le bettoline che oggi approdano in porto, anche qualora non fosse più interdetta al traffico per problemi di stabilità. «La vicenda – fa rilevare la Rsu – ha del paradossale e dell’inverosimile. In un’epoca di difficoltà economiche non indifferenti, assistiamo tutti i giorni a crisi aziendali incontrollabili. E nulla si può verso le delocalizzazioni, le crisi di mercato o le chiusure comandate dai fondi di investimento che hanno comprato società italiane. In questo caso per una società solida come Saipem, si stanno creando ad arte le condizioni per un elegante disimpegno. In tale contesto è di difficile comprensione il ruolo del Consorzio Industriale (visti quelli che per la Rsu sarebbero gli interessi in campo turistico del presidente): siamo di fronte a un conflitto di interessi grande come un palazzo». Mentre Cgil-Cisl-Uil chiedono che il presidente della Regione Solinas prenda in mano il dossier.(l.cu.)

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