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Nuoro

«La griglia era stata tolta poco prima della tragedia»

«La griglia era stata tolta poco prima della tragedia»

In aula il manutentore della piscina di Orosei dove annegò il bambino di 7 anni «Il giorno dopo i due gestori discutevano su chi dovesse sostituire il pezzo rotto»

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NUORO. A pochi giorni dalla condanna a 5 mesi e 10 giorni (pena sospesa), per omicidio colposo di Mathias Winkler, gestore dell’Holiday Residence “Il Rifugio” di Orosei, dove due anni fa morì annegato Richard Mulas, il bimbo di 7 anni di Irgoli, ieri è proseguito davanti al giudice Giovanni Angelicchio il processo che vede imputati per lo stesso reato, Alessandra Gusai e Sergio Appeddu (difesi dagli avvocati Basilio Brodu e Adriana Brundu), proprietaria e amministratore della struttura alberghiera “Gli Ulivi” che con l’altro residence condividono la gestione e l’utilizzo della piscina. In aula il manutentore Elias Schintu, dipendente dell’imprenditore svizzero che aveva lavorato per Winkler dal 2017 al 2019. «La manutenzione della vasca veniva condivisa dai due residence – ha sottolineato Schintu – e veniva fatta, secondo accordi verbali, un anno da Appeddu e l’anno dopo da Winkler. Quell’anno non spettava a noi ma all’altro imprenditore che aveva un suo manutentore di origine romena, Silvio e altri operai. Un ospite aveva fatto presente a Wilkler che la griglia era danneggiata. Io l’avevo comunicato poi ad Appeddu, dicendogli che andava sostituita. Solo dopo la tragedia mi ero reso conto che qualcuno l’aveva rimossa. Il giorno della morte di Richard (i familiari si sono costituiti parte civile con gli avvocati Francesco Lai e Piera Pittalis), Appeddu che conosceva bene il funzionamento della piscina, mi aveva detto di spegnere la fontanella che era collegata direttamente al bocchettone. Il giorno successivo, poi, avevo sentito lui e Winkler discutere su chi dovesse sostituire il pezzo danneggiato». Il manutentore ieri ha anche ricordato le regole dettate dal residence “Il Rifugio” sull’uso della piscina: i bambini con meno di 12 anni non potevano entrare in vasca se non accompagnati da un adulto. Poi si è soffermato sulla tragedia e sul disperato tentativo di salvare la vita al bambino. «Ho sentito le urla e sono corso in 30 secondi. Ho trovato Thomas, fratello di Mathias che stava cercando di far respirare Richard. Io gli ho praticato il massaggio cardiaco ma non c’era più battito. Il bambino dal pollice fino al polso aveva una forte escoriazione perché chi l’aveva soccorso avevano cercato di fare leva con un coltello per disincastrare la manina bloccata nel bocchettone». L’avvocato Brodu durante il controesame ha chiesto a Schintu se nella settimana prima della tragedia, avesse prestato attenzione alla griglia. «Dopo la segnalazione del mio datore di lavoro – ha risposto – avevo verificato la griglia che era presente e intatta al 90%. Avevo detto che andava sostituita, e dal quel momento mi era disinteressato, non era più di mia competenza». Il processo riprenderà il 3 dicembre. (k.s.)

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