stazione garibaldi
Le linee della nuova autonomia chiave di volta per la Sardegna
NUORO. «La Sardegna deve individuare 4,5 ambiti sui quali basare specialità istituzionale ed economica». Questo il volto della nuova autonomia, secondo l’ordinario di diritto costituzionale, a...
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NUORO. «La Sardegna deve individuare 4,5 ambiti sui quali basare specialità istituzionale ed economica». Questo il volto della nuova autonomia, secondo l’ordinario di diritto costituzionale, a Cagliari, Gian Mario Demuro. Una tra le proposte del dibattito su “Autonomia e futuro della Sardegna”, due giorni fa a Nuoro, su iniziativa dell’associazione “Stazione Garibaldi”. Con Demuro il collega di Sassari, Omar Chessa, i due ex presidenti della Regione, Angelo Rojch e Antonello Cabras, e la consigliera regionale Desirè Manca, dei Cinque Stelle. La domanda sullo sfondo è se l’autonomia può essere ancora la chiave di volta dello sviluppo. Dai relatori una risposta positiva. Ma non senza tenere conto che sette decenni più tardi la formula è da rivedere. La scelta di alcuni settori economici, dall’energia al turismo, da governare con il metodo della specialità, per Demuro. L’autonomia finanziaria, innanzitutto, per Chessa: «Se manca quella – ha detto – le altre sfere di autonomia sono pressoché inutili». L’ex presidente Cabras ha messo al centro un elemento solo apparentemente scontato: «L’operazione per un nuovo statuto regionale deve raccogliere la percezione del senso comune dei cittadini». Il dibattito ha evidenziato che il punto di avvio della rivendicazione è però più in basso rispetto alla realtà del 1948, quando la Sardegna muoveva i primi passi della soggettività istituzionale e giuridica. «Gli ultimi dieci anni non sono stati facili per le autonomie regionali. Come esempio, ricordo – ha proseguito Chessa – che c’era in atto l’impegno per realizzare il federalismo fiscale, ma alla fine il tutto non è arrivato a un risultato». Con altri elementi lo stesso concetto anche da Cabras, ex presidente socialista: «Negli anni ’90, la specialità sarda e delle altre quattro regioni, è stata attaccata da quelle aree del paese che, rivendicandola per sé, ne azzeravano gli effetti dove era appunto presente. Lo si è fatto chiedendo e ottenendo per tutti, indistintamente la competenza decisionale in tutte le materie non espressamente riservate allo Stato. La riforma Renzi-Boschi – ha proseguito Cabras – ha cercato di annullare quel cambiamento, ma poi è stata demolita nel referendum del 2016». Come dire che, a prescindere dal senso che prenderà, è da rifare. Il nuovo ordinamento e le scelte di sviluppo per la Sardegna, ancora in alcuni passaggi. «La domanda che ci si pone è sull’idea di sviluppo, che oggi non vedo» ha detto Rojch. Per Desirè Manca qualche parte la si può fare: «La sanità va ricostruita. Le zone interne possono continuare a vivere se si garantiscono i servizi». (f.p.)
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