Serrande abbassate in città «Un grido di indignazione»
di Luciano Piras
Adesione in massa dei commercianti allo Stop come segno di protesta
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NUORO. «Non possiamo più aspettare, in questi anni abbiamo assistito a un progressivo smantellamento della sanità pubblica, a chiusure provvisorie o definitive di reparti e servizi essenziali e all’impoverimento della medicina di base che in alcuni paesi del territorio risulta sguarnita. Chiediamo al presidente Solinas e all’amministrazione regionale maggiore attenzione e sensibilità». Ad alzare la voce è il sindaco di Nuoro, Andrea Soddu, subito dopo la Marcia per la salute di ieri mattina a Cagliari, davanti al palazzo della Regione, in via Roma. Le zone interne e l’Oristanese sono presenti in massa per la manifestazione organizzata dalla Rete delle associazioni a sostegno della sanità pubblica. Un’occasione per riunire nel capoluogo isolano il consiglio comunale di Nuoro. Una convocazione all’aperto voluta dal presidente del parlamentino barbaricino Sebastian Cocco. «Per dare voce a chi non può contare sul diritto più importante, quello alla salute. Che poi è il diritto alla vita» sottolinea. «Sappiamo – riprende il sindaco Soddu – che il periodo che viviamo è complicato e condizionato anche dall’emergenza sanitaria. Ma il diritto alla salute per i nostri cittadini è qualcosa di irrinunciabile e gli sforzi di chi amministra devono essere orientati a garantirlo nel migliore dei modi. Non è solo una questione politica, è anche una questione di umanità. Sono orgoglioso della presenza del consiglio comunale a questa manifestazione, un segnale importante di unità da parte della politica nuorese che chiede soluzioni a nome di tutta la cittadinanza».
Il primo segnale di unità arriva proprio da Nuoro. Mentre a Cagliari risuona alto il grido di protesta, la città ai piedi dell’Ortobene abbassa le saracinesche. «Siamo consapevoli che non può bastare, ma il segnale è stato forte ed è giunto a chi di dovere», commenta a caldo Fabio Rosas, ideatore dello “Stop degli esercizi commerciali”. Negozi e attività chiuse per un’ora, dalle 12 alle 13 di ieri, in concomitanza con la manifestazione organizzata davanti al palazzo della Regione «e che ha visto la partecipazione dell’associazione Vivere a colori – ribadisce lo stesso Rosas –, ha ottenuto un grande riscontro, probabilmente senza precedenti in città e provincia: hanno aderito addirittura 95 esercenti su cento». Il territorio ha dunque colto a dilagante maggioranza lo spirito di «grande indignazione e forte preoccupazione per lo smantellamento della sanità di tutta la nostra regione», spiega ancora Fabio Rosas. «Nuoro ha risposto molto bene al nostro appello, e quei pochi che non hanno chiuso non hanno a cuore né la sanità né la nostra comunità. Anche a Cagliari è andata benissimo, ne stanno parlando tutti anche al di là dell’isola». «Siamo consapevoli che questo non può bastare – ripete –. Non è che movimenti spontanei possono dare problemi all’assessore di turno. Ma è quello che possiamo fare, lo abbiamo fatto e lo rifaremo: di medici ne ho sentiti tanti in questi giorni, e confermano all’unanimità di dover lavorare in situazioni difficili se non drammatiche».
La situazione all’ospedale San Francesco, infatti, è a dir poco esplosiva, ormai sull’orlo del baratro. E nel territorio, vedi il San Camillo di Sorgono, la realtà è anche peggiore.
«Siamo vicini alle associazioni di malati che hanno preso parte alla marcia di protesta da Nuoro fino a Cagliari e vicini ai commercianti che, su un’idea del gioielliere Fabio Rosas, hanno realizzato in città un’iniziativa inedita, come inedita è la gravità di ciò che sta accadendo: una serrata dal forte significato simbolico come estremo e straziante grido di protesta» scrivono Davide Piredda e Alessandro Marco Carai, rispettivamente coordinatore regionale e segretario territoriale della Fassid, la federazione sindacale della dirigenza medica, sanitaria e veterinaria. «Un momento di indignazione popolare per la sensibilizzazione delle istituzioni tutte in difesa della sanità pubblica a cui non si può stare indifferenti ed a cui esprimiamo la nostra più viva solidarietà nella speranza che possa essere ispirazione per un’inversione di marcia urgente ed indispensabile». «La nostra sigla, nata dalla coesione della dirigenza sanitaria degli ospedali e dei territori, espressione di un modello sanitario integrato che, in questo e in altri casi, zoppica a causa di cronici tagli lineari – sottolineano i due rappresentanti sindacali –, pretende con forza un cambio di rotta da parte dei nostri amministratori, con una maggiore attenzione alle esigenze di utenza e operatori, che possa quanto prima sanare la grave frattura creatasi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il primo segnale di unità arriva proprio da Nuoro. Mentre a Cagliari risuona alto il grido di protesta, la città ai piedi dell’Ortobene abbassa le saracinesche. «Siamo consapevoli che non può bastare, ma il segnale è stato forte ed è giunto a chi di dovere», commenta a caldo Fabio Rosas, ideatore dello “Stop degli esercizi commerciali”. Negozi e attività chiuse per un’ora, dalle 12 alle 13 di ieri, in concomitanza con la manifestazione organizzata davanti al palazzo della Regione «e che ha visto la partecipazione dell’associazione Vivere a colori – ribadisce lo stesso Rosas –, ha ottenuto un grande riscontro, probabilmente senza precedenti in città e provincia: hanno aderito addirittura 95 esercenti su cento». Il territorio ha dunque colto a dilagante maggioranza lo spirito di «grande indignazione e forte preoccupazione per lo smantellamento della sanità di tutta la nostra regione», spiega ancora Fabio Rosas. «Nuoro ha risposto molto bene al nostro appello, e quei pochi che non hanno chiuso non hanno a cuore né la sanità né la nostra comunità. Anche a Cagliari è andata benissimo, ne stanno parlando tutti anche al di là dell’isola». «Siamo consapevoli che questo non può bastare – ripete –. Non è che movimenti spontanei possono dare problemi all’assessore di turno. Ma è quello che possiamo fare, lo abbiamo fatto e lo rifaremo: di medici ne ho sentiti tanti in questi giorni, e confermano all’unanimità di dover lavorare in situazioni difficili se non drammatiche».
La situazione all’ospedale San Francesco, infatti, è a dir poco esplosiva, ormai sull’orlo del baratro. E nel territorio, vedi il San Camillo di Sorgono, la realtà è anche peggiore.
«Siamo vicini alle associazioni di malati che hanno preso parte alla marcia di protesta da Nuoro fino a Cagliari e vicini ai commercianti che, su un’idea del gioielliere Fabio Rosas, hanno realizzato in città un’iniziativa inedita, come inedita è la gravità di ciò che sta accadendo: una serrata dal forte significato simbolico come estremo e straziante grido di protesta» scrivono Davide Piredda e Alessandro Marco Carai, rispettivamente coordinatore regionale e segretario territoriale della Fassid, la federazione sindacale della dirigenza medica, sanitaria e veterinaria. «Un momento di indignazione popolare per la sensibilizzazione delle istituzioni tutte in difesa della sanità pubblica a cui non si può stare indifferenti ed a cui esprimiamo la nostra più viva solidarietà nella speranza che possa essere ispirazione per un’inversione di marcia urgente ed indispensabile». «La nostra sigla, nata dalla coesione della dirigenza sanitaria degli ospedali e dei territori, espressione di un modello sanitario integrato che, in questo e in altri casi, zoppica a causa di cronici tagli lineari – sottolineano i due rappresentanti sindacali –, pretende con forza un cambio di rotta da parte dei nostri amministratori, con una maggiore attenzione alle esigenze di utenza e operatori, che possa quanto prima sanare la grave frattura creatasi».
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