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Lapia: «Poliambulatorio, illegittima l’interruzione della chemio»
SINISCOLA. «Un intero anno di viaggi a Nuoro in piena pandemia con i parenti ad attendere ore nel piazzale in attesa della conclusione del ciclo di chemioterapia. Malati oncologici costretti a fare...
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SINISCOLA. «Un intero anno di viaggi a Nuoro in piena pandemia con i parenti ad attendere ore nel piazzale in attesa della conclusione del ciclo di chemioterapia. Malati oncologici costretti a fare oltre cento chilometri tra andata e ritorno con il bello e cattivo tempo». Sono alcune delle testimonianze di pazienti oncologici che hanno vissuto stress indescrivibili per la chiusura del reparto di Siniscola. Questo non per colpa del Covid, ma della decisione di sospendere le terapie antiblastiche per via endovenosa nell’ambulatorio baroniese. «Una scelta del tutto arbitraria e illegittima – dice la deputata del Centro democratico Mara Lapia –. Ora che il Ministero della salute ha stabilito definitivamente che l’erogazione di quella terapia poteva essere interrotta solo per ragioni organizzative, è indispensabile non solo che il servizio venga riattivato immediatamente, ma che chi ha sbagliato si assuma le proprie responsabilità». Lapia riferendosi a quanto emerso giovedì nella commissione affari sociali e sanità della Camera spiega: «La risposta alla mia interrogazione ha fugato ogni dubbio, le procedure seguite nella struttura sanitaria erano sicure, i pazienti potevano e dovevano essere curati a Siniscola. La motivazione del tutto pretestuosa dell’allora direttore generale della Assl di Nuoro Grazia Cattina, era la mancanza di un medico rianimatore – precisa la deputata – mentre in realtà la stessa terapia continua ancora ad essere somministrata a Macomer, ambulatorio senza questa figura che l’assessorato regionale alla Sanità aveva inserito con Siniscola, tra le strutture adatte alla somministrazione, come dall’elenco del Ministero. A Siniscola arrivarono gli ispettori che rilevarono irregolarità, (impianti non a norma). Ma questa giustificazione ha perso fondamento perché la struttura si sarebbe dovuta chiudere tutta e non solo gli ambienti dedicati alla terapia oncologica» incalza la parlamentare che ricorda come durante la visita al poliambulatorio, l’allora sottosegretario del Ministero della Salute, Armando Bartolazzi, dichiarò che era tutto a norma e si complimentò con l’oncologo per le terapie all’avanguardia somministrate ai pazienti. «C’è voluto del tempo per arrivare alla verità – conclude Lapia – ma ora chiedo che chi ha preso una decisione così scellerata paghi. Io continuerò la mia battaglia in difesa dei pazienti oncologici: mi aspetto la riattivazione del servizio subito. Se così non fosse mi rivolgerò alla Procura della Repubblica». (s.s.)
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