«Sevizie con l’acido e colpi di grattugia»
di Kety Sanna
Il pm chiede la condanna a 7 anni e 6 mesi per un 23enne di Mamoiada accusato di aver abusato di una minore
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NUORO. Le violenze e i ripetuti maltrattamenti durati diversi mesi, che avevano avuto come sfondo un edificio abbandonato di Nuoro, per il pubblico ministero Giorgio Bocciarelli sono stati provati. Sette anni e sei mesi di reclusione è la condanna richiesta del pm per M.C., il 23enne di Mamoiada, accusato di violenza sessuale aggravata dalla crudeltà nei confronti di una minorenne, per averle provocato lesioni con dell’acido e una grattugia, e di minacce e molestie nei confronti di un’altra giovane, in un periodo diverso. La vicenda, particolarmente delicata, ricostruita in aula, a porte chiuse, si snoda tra il 2016 e il 2017, e andrebbe collocata in un contesto di disagio giovanile. In questo arco di tempo, e in questo ambiente sarebbero avvenuti i gravi episodi, emersi grazie al contributo dei Servizi sociali e poi denunciati e contestati all’imputato, difeso dagli avvocati Michele Mannironi e Nanni Porcu.
Il 23enne, però, ha sempre negato ogni addebito, insistendo sul fatto di non aver mai usato violenza nei confronti della giovane, ex fidanzata, che si è costituita parte civile con l’avvocato Paolo Tuffu. «Le violenze e i maltrattamenti? Tutte bugie, si è inventata tutto. Era la mia fidanzata, abbiamo avuto qualche litigio, ma niente di più. Non ho mai maltrattato nessuno» aveva dichiarato l’imputato dopo l’arresto.
Eppure per il pubblico ministero, la versione dei fatti raccontata dalla persona offesa è da considerarsi coerente e corrispondente al vero. Né lei, né l’altra minore (che non si è costituita parte civile), avrebbero potuto raccontare una storia simile senza alcun motivo. La giovane, più volte sentita in aula, sottoponendosi all’esame aveva confermato davanti ai giudici quanto denunciato nel febbraio 2017: ossia le violenze e le lesioni subite in un clima di paura e di tensione, avvenute in un’area esterna dell’hotel Paradiso, un albergo della città chiuso da tanti anni. Ebbene, quel racconto, seppur tra molte conferme e tanti «non ricordo», per la pubblica accusa si è posto a fondamento dell’affermazione di responsabilità dell’imputato. Il pm Giorgio Bocciarelli, ieri mattina, dopo oltre tre ore di discussione, ritenendo di aver fornito nel corso del dibattimento il materiale probatorio sufficiente a provare “oltre ogni ragionevole dubbio” la colpevolezza del dell’imputato, ha proposto al collegio presieduto dal giudice Luisa Rosetti, l’applicazione della pesante pena. Il 22 novembre le arringhe difensive.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il 23enne, però, ha sempre negato ogni addebito, insistendo sul fatto di non aver mai usato violenza nei confronti della giovane, ex fidanzata, che si è costituita parte civile con l’avvocato Paolo Tuffu. «Le violenze e i maltrattamenti? Tutte bugie, si è inventata tutto. Era la mia fidanzata, abbiamo avuto qualche litigio, ma niente di più. Non ho mai maltrattato nessuno» aveva dichiarato l’imputato dopo l’arresto.
Eppure per il pubblico ministero, la versione dei fatti raccontata dalla persona offesa è da considerarsi coerente e corrispondente al vero. Né lei, né l’altra minore (che non si è costituita parte civile), avrebbero potuto raccontare una storia simile senza alcun motivo. La giovane, più volte sentita in aula, sottoponendosi all’esame aveva confermato davanti ai giudici quanto denunciato nel febbraio 2017: ossia le violenze e le lesioni subite in un clima di paura e di tensione, avvenute in un’area esterna dell’hotel Paradiso, un albergo della città chiuso da tanti anni. Ebbene, quel racconto, seppur tra molte conferme e tanti «non ricordo», per la pubblica accusa si è posto a fondamento dell’affermazione di responsabilità dell’imputato. Il pm Giorgio Bocciarelli, ieri mattina, dopo oltre tre ore di discussione, ritenendo di aver fornito nel corso del dibattimento il materiale probatorio sufficiente a provare “oltre ogni ragionevole dubbio” la colpevolezza del dell’imputato, ha proposto al collegio presieduto dal giudice Luisa Rosetti, l’applicazione della pesante pena. Il 22 novembre le arringhe difensive.
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