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Nuoro

Badde Salighes, bosco imbrattato a Bolotana

Giulia Serra
Badde Salighes, bosco imbrattato a Bolotana

Misteriose incisioni e scritte sulle rocce a poca distanza dalla villa di Benjamin Piercy

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BOLOTANA. Incisioni sulla roccia, simboli esoterici e scritte, alcune persino in latino, hanno fatto la loro misteriosa comparsa dentro il suggestivo bosco di Badde Salighes, in territorio di Bolotana. A poca distanza dalla villa ottocentesca che fu dell’ingegnere gallese Benjamin Piercy, negli spazi retrostanti le abitazioni che compongono il borgo della località montana bolotanese, tra la rigogliosa vegetazione che caratterizza il sito, una mano esperta sembrerebbe aver voluto lasciare le tracce indelebili del suo passaggio o, forse, della sua presenza. Figure stilizzate, stelle a cinque punte, spirali, croci, tra cui una croce di Malta, cerchi, un occhio, il sole, riferimenti alla terra e ai suoi elementi naturali e persino il simbolo dell’euro, ma anche scritte come “pensa” e “osserva”. Tutto, rigorosamente, inciso in maniera profonda sulla roccia, presumibilmente con uno strumento elettrico, e poi colorato con tinte rosse e blu. Un deturpamento vasto, che sembra snodarsi come un percorso all’interno di un sito montano sottoposto a tutela naturalistica, che ricade in area Sic, sito d’interesse comunitario. Difficile dare un’interpretazione razionale ad un imbrattamento di tale portata. A dare qualche indizio su quello che appare come un illogico scempio ambientale sono però alcuni degli elementi che compongono il quadro d’insieme. L’ingresso all’area anzitutto. Ad accogliere il visitatore è una spirale rossa incisa su una pietra. A qualche decina di metri, in diagonale, un altare con un grande crocefisso in legno, collocato in quel luogo da alcuni anni e, pare, anche consacrato. A chiudere come in un ipotetico triangolo l’ambigua composizione è una roccia appositamente levigata, sulla quale è stata incisa una frase latina: “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem”. Vitriol è il suo acronimo, riportato in rosso a pie’ di pagina come a volerne sottolineare la valenza. È proprio questo termine ad aprire uno spiraglio, fornendo una possibile chiave di lettura al contesto, che nella ricerca si indirizza in maniera diretta verso la forma associativa della massoneria. «L’acrostico Vitriol è una delle prime cose che l’iniziando incontra nel suo percorso verso la luce» si legge sul sito web della loggia massonica Sirio. «Una stanza buia con le pareti dipinte di nero, il chiarore di una candela, un teschio, il pane, il sale, lo zolfo e tante scritte qua e là. Una per tutte: V.I.T.R.I.O.L.» è scritto invece nel sito della Gran Loggia d’Italia. A fornire una spiegazione più immediata ci pensa Wikipedia: il termine, che ha origine nell’alchimia, è stato fatto proprio dalla massoneria e rappresenta non solo un invito al compimento di un percorso, ma anche un codice esoterico da decifrare per il conseguimento dell’iniziazione. «La parola VITRIOL – è scritto – si trova impressa sulla parete della camera oscura massonica, cioè del gabinetto di riflessione dove deve sostare il nuovo adepto prima di essere affiliato». Cosa è dunque accaduto dentro il bosco bolotanese? Cosa rappresentano le incisioni sulla roccia? Chi le ha realizzate e perché? Sarà possibile ripristinare lo stato dei luoghi?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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