«Poca e di grande qualità» in moto l’esercito dell’uva

Orgosolo, Mamoiada, Oliena e Dorgali fanno un primo bilancio della vendemmia La produzione è stata compromessa in parte dalle gelate dello scorso aprile 

ORGOSOLO. Muzanu, Sorasi, Iloghe, Guthiddai. Nomi suggestivi che evocano storie millenarie. Quattro toponimi di altrettante aree di paesi che confinano. In alcuni casi si guardano, incrociano rapporti, collaborano e professionalmente si “sfidano” nell’arte antica della vinificazione. Questi luoghi circoscritti e ben conosciuti con dei nomi precisi e in alcuni casi davvero singolari portano a Mamoiada, Orgosolo, Dorgali e Oliena. Microterritori per una viticoltura sempre più di qualità.

In questi giorni tra i verdi filari che si inerpicano in collina con panorami mozzafiato è in pieno movimento l’esercito della vendemmia. Uomini e donne con le loro cassette colorate tagliano l’uva giunta all’ideale maturazione e la portano poi in cantina dove viene immediatamente scelta e macinata. Da qui il lungo e delicato cammino del mosto che nei prossimi mesi diventerà vino. E dopo l’affinamento in bottiglia o in botte raggiungerà i mercati. A Orgosolo come d’altronde negli altri paesi vicini le operazioni della vendemmia sono work in progress, ma ancora dieci giorni e la raccolta si dovrebbe concludere.

«Le prime valutazione ci fanno dire che la qualità delle uve è davvero elevata, minore la quantità anche perché paghiamo in alcuni casi lo scotto delle gelate di aprile – dice Totoni Lovicu, presidente Cantine Orgosolo – la maturazione è ottimale e gli zuccheri equilibrati. Abbiamo già vendemmiato il rosato e le vigne più a valle ora tra questo fine settimana e il prossimo dovremo chiudere» conclude Lovicu che rappresenta un’azienda al quattordicesimo anno di vita. Una realtà in crescita con vini di grande appeal (Soroi e Urulu tra tutti) e una produzione media annua di 30 mila bottiglie.

Da Orgosolo a Oliena ci sono una quindicina di chilometri e le vigne disegnano il territorio come nel caso dell’azienda dei fratelli Puddu in località Urbuddai (altro toponimo curioso).

Qui la vendemmia iniziata a fine agosto si sta terminando. «Si siamo finalmente agi sgoccioli – dice Nina Puddu – anche per noi le gelate sono state una mazzata compromettendo la produzione di un buon 30 per cento. Però la qualità è davvero ottima e la lavorazione in cantina si sta svolgendo al meglio».

A Mamoiada ogni casa corrisponde a una vigna, tanto basta per capire quanto sia totalizzante e collettivo il fermento in queste giornate con auto, camion e trattori gonfi di cassette d’uva che rientrano dall’agro per la spremitura. E il ritmo del lavoro che paga sempre si alterna a quello della festa di un momento conviviale da sempre. «La vendemmia sta andando bene. Sia in quantità che qualità posso essere soddisfatto» dice Pier Graziano Sanna che ieri era a Milano e aveva un motivo in più per festeggiare perchè il suo vino Bobotti riserva 2019 è stato premiato tra i migliori d’Italia.

Se Oliena e Orgosolo non ridono per le quantità a Dorgali si piange. A Iloghe, ma soprattutto nella vallata di Oddoene sono concentrati i vigneti migliori e dove si dice nascano i migliori vini del paese, dove la cantina sociale è una realtà importante da decenni in un mercato dove si sono affacciati anche nuove imprese. «La gelata ci ha dimezzato il prodotto – dice Francesco Fronteddu della cantina Berritta, azienda nata nel 2007 con una produzione annua di 35 mila bottiglie – abbiamo terminato ieri di macinare le uve, un processo portato avanti a tappe iniziato il 25 agosto con i prodotti più precoci. Ora confidiamo nella qualità che ci sembra davvero buona, almeno per compensare superare in parte ai problemi di resa».

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