La riapertura del mattatoio di Arzana
di Giusy Ferreli
L’Ats ha dato il via libera all’idoneità dei locali per la macellazione dei maiali
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ARZANA. Dopo tre anni di chiusura, il mattatoio comunale di Arzana ha riaperto i battenti. La struttura, la cui gestione è stata affidata alla ditta Giaste dopo la verifica e il via libera sull’idoneità dei locali da parte dei responsabili del Dipartimento di prevenzione dell’Ats, si avvarrà di una linea destinata alla macellazione dei maiali. Questa linea si aggiunge a quelle già esistenti: l’ovina, la bovina e l’equina. Per il sindaco Angelo Stochino e per il consigliere comunale con delega all’agricoltura Antonio Doa, che lunedì hanno visitato l’impianto di macellazione all’uscita del paese si tratta di un importate tassello a sostegno del progetto di valorizzazione della filiera suinicola, tra i punti qualificanti del loro programma elettorale. «Non solo si potranno macellare in loco i capi di bestiame allevati nel territorio comunale ma con questa linea si potrà dare impulso a quanto intendiamo realizzare per il comparto suinicolo» sottolinea il primo cittadino arzanese nel ribadire che il progetto dell’amministrazione comunale prevede la realizzazione di un centro per la lavorazione della carne di maiale e la stagionatura dei prosciutti nei locali dell’ex Preventorio di via Monsignor Virgilio.
Dalla valorizzazione del comparto produttivo arriva dunque l’idea per riqualificare il vecchio rudere che si trova nella parte bassa del paese. «È nostra intenzione – proseguono gli amministratori arzanesi – completare la proposta con un centro di formazione e un Museo del prosciutto». Da uno dei prodotti principe del territorio dovrebbe arrivare la nuova vita del complesso, ormai diroccato, che si estendeva per 2.500 metri quadrati. Il caseggiato, il più importante nel suo genere in Sardegna, venne costruito nel 1911 e divenne centro di ricovero per i malati di tubercolosi provenienti da ogni parte della regione. Il “preventorio antitubercolare regionale” ospitava all’incirca 200 posti letto ma dal 1974, a causa della scomparsa quasi totale della malattia che comportò il trasferimento del personale, la struttura iniziò il suo lento ma inesorabile declino sino al 1986 quando venne definitivamente chiuso e abbandonato. I progetti per la sua riqualificazione come la realizzazione di una Residenza sanitaria assistita non sono andati in porto, ora si punta tutto sul prosciutto.
Dalla valorizzazione del comparto produttivo arriva dunque l’idea per riqualificare il vecchio rudere che si trova nella parte bassa del paese. «È nostra intenzione – proseguono gli amministratori arzanesi – completare la proposta con un centro di formazione e un Museo del prosciutto». Da uno dei prodotti principe del territorio dovrebbe arrivare la nuova vita del complesso, ormai diroccato, che si estendeva per 2.500 metri quadrati. Il caseggiato, il più importante nel suo genere in Sardegna, venne costruito nel 1911 e divenne centro di ricovero per i malati di tubercolosi provenienti da ogni parte della regione. Il “preventorio antitubercolare regionale” ospitava all’incirca 200 posti letto ma dal 1974, a causa della scomparsa quasi totale della malattia che comportò il trasferimento del personale, la struttura iniziò il suo lento ma inesorabile declino sino al 1986 quando venne definitivamente chiuso e abbandonato. I progetti per la sua riqualificazione come la realizzazione di una Residenza sanitaria assistita non sono andati in porto, ora si punta tutto sul prosciutto.
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