Riduzione in schiavitù, via all’Assise
Il processo sulla presunta tratta di esseri umani approda in tribunale a Nuoro
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NUORO. Prenderà il via il 10 dicembre in Corte d’Assise a Nuoro il processo a carico di Salvatore Cualbu, originario di Fonni (difeso dall’avvocata Concetta Sirca) accusato di tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù e induzione alla prostituzione. Gli atti del processo, già approdati nel tribunale barbaricino nel mese di aprile, erano stati restituiti al pubblico ministero della Dda, Guido Pani, dal presidente della Corte Giorgio Cannas che aveva dichiarato nulle le notifiche e le citazioni fatte all’imputato, dopo l’avviso di conclusione delle indagini. La Corte, allora, aveva anche deciso di separare le posizioni di altri due imputati, i nuoresi Sebastiano Sale e Alessandro Porcheri (difesi dall’avvocato Michele Mannironi), accusati di sfruttamento della prostituzione, reato di competenza del Tribunale collegiale. Secondo l’accusa Salvatore Cualbu avrebbe gestito e organizzato un vasto giro di prostituzione, sfruttando giovani ragazze ungheresi costrette a vendere il proprio corpo anche a facoltosi professionisti in un appartamento nel centro di Nuoro, vicino alle Poste centrali, in via Ferracciu. Casa di appuntamenti certificata dalle riprese delle telecamere della polizia con un viavai di clienti eccellenti. Stando alle indagini, Cualbu e la compagna Erzsebet Holecskola (che verrà giudicata il 9 dicembre con rito abbreviato condizionato all’audizione di alcuni testimoni; è difesa dagli avvocati Luigi Esposito e Maria Assunta Argiolas), facevano arrivare le ragazze straniere in Italia utilizzando una rete di amicizie d’Oltralpe. Era la donna che riusciva a convincere ragazze giovanissime ad arrivare in Sardegna e accettare le offerte dell’uomo. Tra queste una ventenne, presunta vittima della tratta di esseri umani che aveva raccontato nel dettaglio tutta la sua avventura in Sardegna. Dai tempi bui dell’arrivo a Olbia, alla permanenza nell’appartamento di Nuoro, in via Ferracciu, dove veniva costretta a prostituirsi. Poi del nuovo trasferimento a Olbia, nella casa dove c’era anche un canile, luogo in cui gli agenti della squadra mobile l’avevano trovata e liberata.
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