L'unica dottoressa di Oliena: «Vado via, carico di lavoro insostenibile»

Valentina Barracca, medico di base, ha dato le dimissioni: «In due anni 9 giorni di ferie. Dalla Assl solo silenzio»

OLIENA. «Non sto andando in pensione. La verità è che mi sono dimessa dall’incarico di medico di base a Oliena perché i ritmi non sono più sostenibili, è praticamente impossibile ammalarsi o semplicemente usufruire delle ferie. Bisogna sottolineare un altro aspetto molto importante: il medico di base è solo, con un carico di lavoro tale per cui il confronto con i colleghi è quasi inesistente. Per quanto riguarda la Assl, silenzio totale: basti pensare che alla mia lettera di dimissione non è seguita una-dicesi-una comunicazione, una richiesta di chiarimenti anche solo per sapere come mai stessi prendendo questa decisione». Valentina Barracca è medico da quasi 30 anni (laurea a marzo 1992), e cesserà il suo incarico a Oliena di “medico di medicina generale”, come si chiamano ora i medici di famiglia, il 31 ottobre prossimo. Ha dato le dimissioni un mese fa dopo aver preso servizio a Oliena il 4 dicembre 2019. Con le sue dimissioni, il paese ripiomba ancora più nel caos legato alla mancanza dei medici di famiglia: 4mila cittadini ne resteranno privi. Ma lei non è che andrà in pensione, come è stato erroneamente detto. Peraltro non ne avrebbe i requisiti anagrafici, visto che ha 57 anni. «Macché pensione. È un sistema che sta implodendo perché non ci sono medici, ma questa non è una novità. Quando ho assunto l’incarico, mi sono letteralmente piovuti addosso 1050 pazienti. Ho chiesto io di non assisterne di più (i 1500 consentiti ndr) perché non sarebbe stato possibile. Quattro mesi dopo è scoppiato è mancato un collega ed è esploso il Covid».

Anche Valentina Barracca ha avuto il Covid, «sì, a giugno scorso ma ho continuato a rispondere al telefono per tutti i dieci giorni della malattia, senza abbandonare i pazienti. Anche perché non ho trovato un collega che mi sostituisse»: E d’altronde in due anni è mancata al lavoro per nove giorni. «Attorno a ferragosto, perché una giovane collega appena laureata mi ha sostituito». Per il resto, tabula rasa: «Non solo non ci sono medici, ma i neo laureati sono stati reclutati nelle Usca e quindi non sostituiscono i medici di base. La situazione è questa. Sono molto dispiaciuta, anche perché era quello che volevo fare e ho aspettato tanti anni, nonostante fossi titolare di guardia medica da 16 anni». Al di là del rammarico per la scelta, «ovviamente mi dispiace per i pazienti», c’è il dispiacere di constatare che questo addio alle armi non ha prodotto alcuna reazione alla Assl. «Mah, i rapporti con la Assl sono pressoché inesistenti e limitati a fredde comunicazioni di servizio che arrivano per mail. A nessuno è venuto in mente di chiedermi, se non un ripensamento, almeno un chiarimento. Il perché di questa decisione. Questo fa male. La solitudine fa male. E il disagio che io esprimo non solo il mio, è diffuso nella categoria. Solo, non si conosce».

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