Così nascono le maschere nere e bianche: la resina e il cuoio sono l’innovazione
Il laboratorio di Sandro Cadinu, sopra la chiesa di Loreto, è prima di tutto una galleria di maschere nere, indossate dai mamuthones. C’è anche quella bianca di s’issohadore. Nel tempo pagano era il...
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Il laboratorio di Sandro Cadinu, sopra la chiesa di Loreto, è prima di tutto una galleria di maschere nere, indossate dai mamuthones. C’è anche quella bianca di s’issohadore. Nel tempo pagano era il rito dedicato a Diòniso, la divinità che muore e rinasce così come la vegetazione. Per Cadinu continuano a costituire l’oggetto che può rendere immediato l’incontro tra la sua arte e il pubblico dei visitatori. «La particolarità – spiega – è che le mie maschere sono realizzate non in legno, come nella tradizione, ma in resina o cuoio». Si parte però dagli stampi in legno. Vi appiccica la lana di vetro e l’alterna con pennellate di resina liquida, per ottenere il viso del mamuthone. Mentre, per quanto riguarda il cuoio, lo bagna, lo strapazza, lo batte col corno del montone, così da renderlo malleabile. Vi incide i fori degli occhi e le narici, i punti di attacco del cinturino, sulla nuca. Il manufatto è rigido, pronto per essere indossato. «Prima o poi – dice – li farò usare ai nostri gruppi di maschere». (f.p.)
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