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Nuoro

Lo squalo elefante è nei nostri mari

Lo squalo elefante è nei nostri mari

All’Unione dei comuni incontro fra biologi e pescatori per tutelare la specie

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SINISCOLA. Lo squalo elefante, un gigante del mare lungo sino a otto metri, è presente anche nei nostri mari. Si tratta di una specie protetta ma in pericolo, per questo assieme ad altri squali è stato inserito nelle liste rosse della Iucn. Per parlare di questo e la presentazione del progetto Life Elife per l’istituzione di una rete di avvistamento e segnalazione dello squalo elefante nel Nord Sardegna, sabato scorso nella sede dell’unione dei comuni si è svolto un incontro tra ricercatori e pescatori con la partecipazione di amministratori comunali (il sindaco di Posada Salvatore Ruiu e l’assessore all’ambiente di Siniscola Antonio Bellu) e personale della base navale del corpo forestale regionale. A fare gli onori di casa la dottoressa Stefania Pinna referente del progetto e il direttore dell’area marina protetta di Tavolara Capo Coda Cavallo, Augusto Navone. «Siamo i partner del progetto Life Elife che ha l’obbiettivo di tutelare gli squali – ha detto Navone –. Abbiamo deciso di aderire focalizzando l’attenzione sulla presenza segnalata più volte nella zona tra Posada e San Teodoro del Cetorhinus maximus come è scientificamente noto lo squalo elefante che è un animale filtratore del krill e dei numerosi nutrimenti presenti nella colonna d’acqua che risale dai tre profondi canyon marini di Caprera, Posada e Cala Gonone. Assieme alla balenottera comune lo squalo elefante è stato segnalato più volte davanti alle nostre coste e quindi ci siamo posti il problema di come proteggerlo ».

Da qui, la scelta di aprire un rapporto di collaborazione con il modo della pesca professionale così come si stamo già facendo nell’area parco «perché i pescatori – ha detto ancora Navone – sono i divulgatori del mondo marino e la loro esperienza è significativa, ma vogliamo la collaborazione di tutti affinché si possa intervenire in tempi rapidi nel caso di catture accidentali con il supporto del Corpo Forestale e dei centri di recupero».

La biologa marina Stefania Pinna, ha pi illustrato il progetto spiegando che sin dagli anni 50 si hanno notizie della cattura e avvistamenti di questi innocui animali alcuni dei quali ormai in pericolo critico come la Verdesca e gli squali Mako e Smeriglio. Non poteva poi mancare un accenno agli altri problemi del settore pesca tra cui l’eccessivo sfruttamento della risorsa ittica e secondo i pescatori l’aumento del numero dei delfini. (s.s.)

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