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Il sindaco: servono fondi per tutelare il sepolcro nuragico di Ghurtaddala

Il sindaco: servono fondi per tutelare il sepolcro nuragico di Ghurtaddala

URZULEI. Da Su campu de sa carcara, nel Supramonte di Urzulei, riemergono le vestigia di un antico passato. Gli scavi (parziali) della tomba dei giganti di Ghurtaddala, finanziati con 100mila euro di...

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URZULEI. Da Su campu de sa carcara, nel Supramonte di Urzulei, riemergono le vestigia di un antico passato. Gli scavi (parziali) della tomba dei giganti di Ghurtaddala, finanziati con 100mila euro di fondi ministeriali, si sono conclusi nei giorni scorsi portando alla luce la sepoltura collettiva delle antiche popolazioni nuragiche, ma il progetto di valorizzazione del sito archeologico è ancora in alto mare. Il sindaco Ennio Arba, che ha scommesso sul patrimonio del territorio in chiave di sviluppo, non demorde e bussa a denari. «La prima tranche degli scavi è conclusa. Ora però servirebbero altre risorse per portare a compimento un intervento destinato a trasformare l'area in un importante attrattore», sottolinea il primo cittadino che ha deciso di rivolgersi alla Regione.

La tomba dei giganti si trova in una zona difficilmente raggiungibile. E questo, in attesa di un piano di gestione e vigilanza del complesso, può anche essere un bene. La presenza di uno dei monumenti più rappresentativi della civiltà nuragica in quella zona documenta, tuttavia, che il Supramonte era abitato già nell'età del Bronzo. «Altre testimonianze della civiltà nuragica sono state rinvenute nel vasto territorio comunale e sono parte integrante di una rete che l'amministrazione intende ampliare. Il sito di Ghurtaddala, andrà ad arricchire l’offerta turistica e culturale del nostro territorio», sottolinea Arba che pensa, ad esempio a un percorso guidato tra entroterra e centro abitato dove si può ammirare il progetto di arte nuragica Brunzetos. Si tratta di tre statuette, copie che riproducono nel modo più fedele possibile per forma e dimensione i tre bronzetti ritrovati nel borgo ogliastrino ai piedi di Monte Gruttas nella prima metà del ‘900 e oggi esposti nel museo archeologico di Cagliari. Le opere sono state realizzate dall’artigiano Andrea Loddo, esperto di archeologia sperimentale, con la tecnica detta “fusione a cera persa” e vanno dai 5 ai 12 centimetri di altezza. Sono state installate in tre diversi punti dell’abitato di Urzulei la scorsa estate, dopo essere state fissate con il piombo fuso, ovvero con lo stesso metodo impiegato dai nuragici, su altrettanti blocchi di pietra grezza. Sono accompagnate da schede con didascalie in tre lingue (sardo, italiano e inglese) per una maggiore fruizione da parte del pubblico.

Tra le tre riproduzioni che si possono ammirare nel centro del paese c'è anche "La madre dell’ucciso”, una "Pietà" ante litteram dell’arte nuragica. La Dea madre di Urzulei, conosciuta appunto come "madre" dell'ucciso, è un’opera dallo straordinario valore che, assieme agli altri due bronzetti rivenuti meriterebbe non solo la sacrosanta valorizzazione da parte del Comune ma anche ricerche e studi più approfonditi. Non si ha la certezza assoluta di dove la statuina, raffigurante una madre col figlio in grembo, sia stata rinvenuta ma la versione più accreditata vuole che sia ricomparsa da un passato ancestrale a “Sa d’omu ’e s’orcu” nella grotta che sovrasta il paese. Fu consegnata all’archeologo Antonio Taramelli da un certo Raimondo Mulas nel 1930, mentre si trovava ad Urzulei per la compilazione della Carta archeologica della Sardegna. Ora é un simbolo, una delle più importanti sculture della civiltà nuragica che si concretizza con la realizzazione della tomba dei giganti di Ghurtaddala. (giusy ferreli)

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