La Nuova Sardegna

Nuoro

Così Mancaspazio riempie il cuore di Santu Predu

di Alessandro Mele
Così Mancaspazio riempie il cuore di Santu Predu

Il piccolo grande miracolo della galleria d’arte indipendente di Chiara Manca

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NUORO. Una perla di cultura al centro di Nuoro, uno scrigno per l’arte classica e contemporanea. È il Mancaspazio, l’abito elegante cucito al cuore di Santu Predu. La piccola, grande creatura di Chiara Manca, nuorese classe 1987, compie tre anni di vita e nel 2020 è stato menzionato dal The Independent Project del Maxxi di Roma, come uno degli spazi indipendenti più innovativi nel panorama europeo. «Nel 2013 ho iniziato a lavorare per l’archivio “Maria Lai” – racconta Chiara Manca – alla catalogazione delle opere e della documentazione. Maria Sofia Pisu, la nipote dell’artista, per iniziare, mi ha dato un numero di telefono, quello di Angela Colomo che era stata allieva e amica di Maria Lai. Angela mi ha portato a casa di Sandra Piras, geniale gallerista nuorese. Sandra è stata un punto di riferimento fondamentale per me, quando lei è mancata ho aperto Mancaspazio, cercando di seguire i suoi insegnamenti e di riportare nel quartiere almeno una piccola parte del fermento culturale e dell’innovazione che lei ha rappresentato».

Ventiquattro metri quadri di muri grigio perla che profumano delle stesse fragranze dell’Ortobene. Opere che si alternano come fiori e colture nelle quattro stagioni. Mancaspazio nasce come spazio espositivo indipendente, è diventato poi archivio e galleria d’arte: «Ho comprato la mia prima opera in un mercatino dell’usato a Cagliari perché avevo riconosciuto la firma dell’artista Angelo Liberati, da quel momento non ho mai smesso di cercare opere e soprattutto di studiare. Oggi – prosegue Manca –, ho una piccola collezione realizzata a basso costo fra mercatini, antiquari e web, soprattutto di documenti e opere di artisti storici e una piccola collezione di opere di artisti contemporanei». Sono stati tre anni molto impegnativi ma anche ricchi di soddisfazioni e soprattutto di crescita personale e professionale: «Il bilancio è sempre positivo – racconta emozionata la madre del Mancaspazio –, la nostra famiglia è sempre più grande e tutti insieme stiamo portando avanti e condividendo un’idea su Nuoro, sull’arte e sulla comunicazione propositiva, sia per l’arte contemporanea sia per lo sviluppo delle potenzialità di ognuno di noi». Un luogo che profuma di miele, che sa di casa. Uno luogo dello spirito che migliora l’umore e che trasmette sensazioni positive e materne: «35 mostre in 3 anni, escluse quelle online durante il lockdown, sono il traguardo raggiunto oggi. Sicuramente le mostre più importanti sono state quelle condivise con curatori e storici dell’arte che si sono fatti coinvolgere nel progetto di Mancaspazio. Per citarne alcune – prosegue Chiara –, l’Archivio Sonnino, l’Archivio Binga, l’Archivio Binga e la Collezione Garrera di Roma, “Un silenzio e uno sguardo”, dedicata a Maria Lai nel centenario dalla nascita, la personale di Francesco Del Casino dedicata alla figura di Antonio Gramsci». Nel mezzo di questo triennio, l’ostacolo del Covid-19: «La piazza del Rosario e il Cafè Chez Christine sono stati la salvezza di Mancaspazio – dice Chiara – dopo la chiusura a causa della pandemia. Non possiamo accogliere tutti i visitatori contemporaneamente come prima e il sostegno del quartiere è fondamentale, non è mai mancato». Il perimetro e l’essenza di una cesta di pane carasau con la capacità di essere a misura di tutti: «Mancaspazio oggi coinvolge un pubblico eterogeneo, dai bambini agli anziani senza distinzioni. È frequentato principalmente da persone della mia generazione, con cui probabilmente è più semplice per me comunicare. L’obiettivo – dice – è incuriosire, coinvolgere nel mondo dell’arte e del collezionismo». Obiettivi per il 2022: «Quest’anno ci sarà una piccola rivoluzione, dopo aver aperto MancaspazioII a Santu Predu ho bisogno di un cambiamento, perciò a febbraio sarà spostato in uno spazio nuovo, più centrale e più grande. Cerco costantemente di fare qualcosa in più e di crescere senza avere idea di cosa succederà dopo. Sarà un altro anno – conclude – gestito tutti assieme e un passo alla volta. L’unica certezza è che Mancaspazio in via della Pietà 11 è ormai la mia seconda casa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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